Work in regress
Scusate l’assenza, ma a me il cambio di stagione fa davvero un effetto strano.
Cadono le foglie e io mi sento stabile; si allungano le giornate e si accorcia la voglia di stare in ufficio. Mah!
Intanto comunico a ..::estragon::.. e ai bloggers che si trovano a Torino e nelle zone limitrofe che venerdi sarò nella città sabauda per questo meeting. Fatevi vivi!
Se non avessimo più bisogno di Lourdes…
Premessa: questo articolo esula da quelli che sono gli argomenti di cui leggete normalmente sul mio blog.
E’ rivolto a tutti quelli che hanno un credo religioso e a quanti credono nella libertà di ogni singolo individuo.
Non mi va di velare nemmeno la mia ipocrisia e quindi…sì, ho ricordato troppo tardi la vicenda di Luca Coscioni. Di fronte alla sua morte sono stato rapito dalla voglia di parlare e pronunciarmi. Al cospetto della morte di uno che ci metteva trenta secondi per scrivere una sola parola, di un uomo reso muto dalla malattia io ho guadagnato la voglia e la forza di parlare, esprimendo quello che penso e quello in cui credo.

Credo fortemente nella ricerca sulle cellule staminali e nei benefici che da essa milioni di persone potrebbero trarne. Credo con passione a quanti lottano quotidianamente con la loro malattia e vorrebbero che noi tutti ci impegnassimo di più per far valere i loro diritti di malati e portare alla pubblica attenzione le precarie condizioni in cui sono costretti a vivere. Spero vivamente che un male come quello che ha colpito Luca Coscioni non colpisca me, voi o le persone a noi care. Spero di poter sperare ancora.
Ma sono obbligato a parlare anche delle cose a cui non credo.
Non credo ai viaggi della speranza dell’Unitalsi. Non accetto che milioni di persone credano ancora che la politica e le religioni possano fermare lo sviluppo e il progresso scientifico, in nome di un’idea che non è condivisa da tutti. Per quale motivo io ateo/cattolico-non-praticante devo fottermi l’esistenza solo perché tu hai deciso che essa non appartiene a me ma a un dio a cui io non credo? La vita è davvero un bene prezioso: ce ne accorgiamo anche solo per una gamba rotta che non ci permette di camminare per le vie della città o correre dietro un pallone ed è patetico continuare a gettare soldi per i viaggi a Lourdes pur di essere miracolati per malattie che potrebbero essere curate grazie alla ricerca sulle staminali.
Perché la Chiesa e una grossa fetta di partiti continuano a opporsi alla ricerca? Dio è solo una scusa? Perché continuare a gettare soldi in santini, bottiglie o taniche di acqua di Lourdes invece di destinare quei soldi alla ricerca? Forse per quella stessa speranza di cui parlavo prima. Ma i miracoli sono molto meno frequenti rispetto alle vittorie della medicina….
E se non avessimo più bisogno delle varie Lourdes sparse per il mondo?
Facciamo in modo di essere miracolati dalla scienza!
Purché la luce della ragione e del rispetto umano possa illuminare i tetri spiriti di coloro che si credono ancora, e per sempre, padroni del nostro destino. (Josè Saramago, Premio Nobel per la Letteratura)
Un attimo di riflessione
Metti un lunedi sera di pioggia. Fai conto che ai tuoi amici non va di far nulla, distrutti da un’ora di corsa nell’estrema periferia della città. Condisci il tutto con alcuni giorni che passi a pensare a cosa potresti fare e come, a chi dovresti frequentare e quando, ma soprattutto perchè e mescola questa voglia di godersi presente e futuro con i fantasmi del passato: ti ritrovi nel letto, alle undici di sera nel buio della tua stanza interrotto dai flash delle auto che percorrono la statale, con le cuffie del lettore cd di turno, immerso nell’ascolto di un disco che regalerei a tutti gli innamorati del mondo ma soprattutto a chi crede che il passato sia polvere da nascondere sotto il tappeto dei ricordi.
Era da tempo che non ascoltavo interamente Judgement degli Anathema. Forse nessuno di voi conosce il mio passato da metallaro convinto e praticante, eheheh. Fa male sentire il cambiamento portarti via una parte di te che credevi non dovesse abbandonarti mai. E invece è stato proprio quel cambiamento a rendermi una persona migliore e sono contento delle mie attuali passioni e della visione che ho della vita in genere.
Ma quelle note riascoltate per l’ennesima volta nell’intimità della sera mi hanno rituffato in un passato di amori e delusioni che credevo non esistesse più, inghiottito dalla nebbia notturna che mangiava sogni e atti sessuali del momento, senza pensare a cosa mi riservasse il domani.
Sapete cosa ci rende bambini, ancora una volta? Riuscire a goderci il presente senza dover per forza pensare al futuro. Sapete invece cosa ci fa diventare grandi? Smettere di pensare a gioie e delusioni per gettare lo sguardo sempre più oltre il domani.
L’Italia nell’era creativa
Tranquilli! Non mi sono dato (non ancora, almeno) al giornalismo d’inchiesta ma voglio presentarvi un report interessante pubblicato Creativity Group Europe.
Il report è stato pubblicato lo scorso mese di luglio: 58 pagine di documento PDF facilmente scaricabile in cui le città italiane vengo scansionate attraverso i valori di talento, tecnologia e tolleranza. 3 T per stabilire, in linea di massima che, quanto più una città risulta essere tollerante verso stranieri e gay e avere un buon numero di universitari e laureati residenti tanto più, in quelle stesse città, è più facile diventare ed essere creativi.
Il report fa parte del progetto Città Creative, promosso da diversi enti locali e condotto da Giovanni Padula, direttore di Creativity Groupe Europe (che tra l’altro ho scoperto essere mio concittadino residente a Milano) e Irene Tinagli, direttore della Ricerca della stessa agenzia.
Curiosi i dati riguardanti la mia città: Matera si trova al 40° posto nella classifica inerente la percentuale di classe creativa residente, al 30° in quella inerente l’indice di talento e al 14° posto per quanto riguarda la percentuale di ricercatori residenti. Niente male, verrebbe da dire, se non fosse per il 71° posto occupato dalla città dei Sassi nella classifica dell’indice di tecnologia e per il 95° posto (sono paonazzo dalla vergogna) occupato nella classifica inerente l’indice di tolleranza.
Penso che quest’ultimo dato sia influenzato innanzitutto dalla mentalità provinciale di cui Matera,ahimè, soffre e per cui il cosidetto “diverso” (che si tratti di un gay o di uno straniero) viene visto con diffidenza (nel migliore dei casi, si intende.
D’altronde non ci si può aspettare altro da una città che conta più sale da ballo latino-americano che librerie ) e poi dalla scarsa presenza, fino a pochi anni fa, di stranieri in città. Adesso la comunità più numerosa pare essere quella cinese, con attività commerciali diverse e con la presenza massiccia di manodopera nelle aziende che lavorano la pelle per i salottifici.
Meltin’Pot si dà al cinema
Ci sono periodi in cui sento un desiderio viscerale di produrre idee, informazioni e spunti creativi. Se poi non ci riesco, cerco di non farmi prendere dalla frustrazione e mi getto a capofitto nel mondo.
Leggendo (indovinate un po’ dove…) il numero mensile di XL, ho appreso che Meltin’Pot, brand italiano di abbigliamento giovane di fama internazionale, ha speso un bel po’ di soldoni (circa 750 mila euro) in una campagna di comunicazione diversa dal solito. I signori dell’azienda di origini salentine, infatti, hanno ben pensato di non riversare ingenti capitali nelle solite campagne pubblicitarie che lasciano il tempo che trovano ma hanno messo mani al portafogli per finanziare la produzione di un film indipendente inglese.
The Lives of the Saints, questo il nome della pellicola, sarà in uscita il prossimo mese di settembre. I giovani protagonisti del film, interamente girato a Londra e che pare essere una sorta di Trainspotting tendente al noir, indossano abbigliamento Meltin’Pot. Mo’ quelli più esperti staranno sicuramente pensando “ma questo è uno sfacciato caso di product placement!”. E invece non è così: infatti il marchio Meltin’Pot non è mai visibile, ma in compenso i responsabili marketing hanno pensato a una campagna di comunicazione integrata in 18 paesi che prevede la presenza sulla stampa, le locandine e le foto di scena del marchio.
Ho anche fatto un giro sul sito di Meltin’Pot e ho scoperto che l’autore dello screenplay è lo stesso di “Paura e Delirio a Las Vegas”. Enjoy viral!
Surfare in libertà
Cosa c’è di meglio di una surfata sul web dopo una notte passata a vedere The Unsaid su Sky e fare sogni che perfino Stephen King mi invidierebbe? Ve lo dico io: tutto quello che di alternativo alla surfata in rete si può fare.
Vabbè! Siccome spesso mi faccio promotore di post che riguardano la libertà di espressione e siccome reputo il cazzeggio in rete un utile strumento di ricognizione creativa, mi sono imbattuto nel sito dell’IFEX, un’organizzazione mondiale con sede a Toronto che si occupa di scambio internazionale della libertà di espressione. Una sorta di Reporters Sans Frontières legata all’Unesco, insomma.
L’organizzazione è diretta dal Canadian Journalists for Free Expression e svolge attività di cooperazione tra i suoi membri, promuove e supporta lo scambio di informazioni inerenti la difesa e la promozione della libertà di espressione nel mondo intero. O quasi: scrutando la lista dei membri ho notato che nessuna associazione e nessun ente italiano ha aderito all’iniziativa.
Basilicata Spot Festival
Ecco un concorso a cui vorrei partecipare ma al quale, per ovvi motivi di età, non posso aderire.
Faccio fatica a ricordare uno spot televisivo sulla Basilicata. Questa mi sembra un’ interessante iniziativa, anche se la banalità dei premi poteva essere evitata mettendo in palio stages formativi in web agencies, per esempio.
moviFON
Quando sentirete parlare di phon, in piazza o nel portone, non penserete più a qualcuno che non sa come asciugarsi i capelli.
Tramite estragon, vengo a conoscenza di FON, un progetto-software per la condivisione Wi-Fi della propria connessione internet con altri “FONeros”, ossia utenti che usano questo programma open source.
L’idea base del progetto FON è quella di creare, nel giro di quattro anni, oltre un milione di hot spot, ossia punti di accesso pubblico a internet. Il tutto senza sborsare nemmeno un euro se si aderisce all’iniziativa e si scarica sul proprio router il programma. Altrimenti iniziate a tirare fuori il portafogli, sborsare 5 euro al giorno per usufruire dell’hot spot più vicino alla vostra posizione ed essere additato come “Alien” dai FONeros
E’ un progetto ambizioso e nuovo nel suo genere perchè questa rete Wi-Fi nasce dall’interazione e dalla condivisione dell’idea che l’accesso al web debba essere libero, semplice e risulti raggiungibile anche all’aperto, in mezzo alla strada o nei giardini pubblici (anche nei bagni - aggiungo io -, ndr).
Per quelli sprovvisti di router, lo staff di FON (che ha attirato l’attenzione e soprattutto i finanziamenti di colossi del web quali Google e Skype) mette a disposizione, al costo di soli 25 euro, un router già configurato per la condivisione della connessione.
A formare questa ragnatela di hot spot saranno le normali Adsl degli utenti abbonati. Così, se siamo utenti di Fon e non ci troviamo nel nostro ufficio o nella nostra stanza, possiamo sempre accedere a internet sfruttando la connessione di altri utenti Fon presenti nel raggio di circa 200 metri.
N.B. Ho aggiunto i link a FON in lingua spagnola anzichè in inglese per due motivi: 1. è un prodotto proveniente dalla penisola iberica e 2. soprattutto perchè lo spagnolo è la mia seconda lingua ![]()
Tranquilli, tranquilli: ci sono anche le sezioni inglese e francese.
Voglia di lavorar…
Saranno le improvvise nevicate o le altrettanto improvvise sortite del sole;
sarà che la prima lezione di Kempo mi ha rincoglionito più del dovuto;
sarà che vorrei scrivere qualcosa inerente l’advertising o il marketing e l’unica cosa che devo sbrigarmi a scrivere è l’articolo sulle risorse idriche nel mondo per il numero di Marzo/Aprile di Liberalia…
…ma stamattina non mi va davvero di fare nulla. Datemi un input, sù!
sette sette sette
estragon mi gira la palla. io la stoppo e segno!
Sette cose che voglio fare prima di morire
- visitare New York
-
visitare l’Australia
-
vedere il Matera in serie A
- scrivere un best-seller
-
amare senza sentirmi strano
-
imparare il russo
- bere un cicchetto di rum in un bar de L’Avana con un sigaro in bocca.
Sette cose che non posso fare
-
giocare in serie A
-
visitare lo Yemen
-
andare sulla Luna
-
bermi tutte le riserve di rum del Nicaragua
-
portare il Matera in serie A
-
acquistare un attico a Piazza Navona
-
acquistare un attico con vista su Central Park
Sette cose che mi piacciono del bloggare
-
scambio di idee
-
arricchimento culturale personale
-
conoscere nuove e stimolanti persone
-
creare e stimolare idee
-
avere uno spazio dedicato alle mie passioni visto che il cesso lo devo condividere
-
far conoscere un pezzo di Italia al mondo
-
andare su Google, digitare il mio nickname e vedermi primo nella lista
Sette cose che dico spesso
- porco dio
-
muori
- e che cazzo
-
che due coglioni
- oooooook
- insomma
-
bah
Sette libri che mi piacciono
-
Siddharta - Herman Hesse
-
Alta fedeltà - Nick Hornby
-
Colla - Irvine Welsh
-
Sfigato - Kyle Smith
-
Il nome della Rosa - Umberto Eco
-
Storie di ordinaria follia - Charles Bukowski
-
Sulla strada - Jack Kerouac
Sette film che rivedo sempre volentieri
-
Full Metal Jacket
-
Attila..flagello di dio
- I guerrieri della notte
-
L’esorcista
- L’attimo fuggente
-
Dracula (quello di Francis Ford Coppola)
-
Frankenstein Junior
Non giro la palla. Chi vuol cimentarsi può tranquillamente fare Mela+C (per i MacIsti) o Control+C (per i PiCisti) e copiare il tutto.


