Archive for febbraio 2006


Work in regress

febbraio 27th, 2006 — 2:10pm

Scusate l’assenza, ma a me il cambio di stagione fa davvero un effetto strano.
Cadono le foglie e io mi sento stabile; si allungano le giornate e si accorcia la voglia di stare in ufficio. Mah!
Intanto comunico a ..::estragon::.. e ai bloggers che si trovano a Torino e nelle zone limitrofe che venerdi sarò nella città sabauda per questo meeting. Fatevi vivi!

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Se non avessimo più bisogno di Lourdes…

febbraio 22nd, 2006 — 10:52am

Premessa: questo articolo esula da quelli che sono gli argomenti di cui leggete normalmente sul mio blog.
E’ rivolto a tutti quelli che hanno un credo religioso e a quanti credono nella libertà di ogni singolo individuo.

Non mi va di velare nemmeno la mia ipocrisia e quindi…sì, ho ricordato troppo tardi la vicenda di Luca Coscioni. Di fronte alla sua morte sono stato rapito dalla voglia di parlare e pronunciarmi. Al cospetto della morte di uno che ci metteva trenta secondi per scrivere una sola parola, di un uomo reso muto dalla malattia io ho guadagnato la voglia e la forza di parlare, esprimendo quello che penso e quello in cui credo.

Credo fortemente nella ricerca sulle cellule staminali e nei benefici che da essa milioni di persone potrebbero trarne. Credo con passione a quanti lottano quotidianamente con la loro malattia e vorrebbero che noi tutti ci impegnassimo di più per far valere i loro diritti di malati e portare alla pubblica attenzione le precarie condizioni in cui sono costretti a vivere. Spero vivamente che un male come quello che ha colpito Luca Coscioni non colpisca me, voi o le persone a noi care. Spero di poter sperare ancora.

Ma sono obbligato a parlare anche delle cose a cui non credo.
Non credo ai viaggi della speranza dell’Unitalsi. Non accetto che milioni di persone credano ancora che la politica e le religioni possano fermare lo sviluppo e il progresso scientifico, in nome di un’idea che non è condivisa da tutti. Per quale motivo io ateo/cattolico-non-praticante devo fottermi l’esistenza solo perché tu hai deciso che essa non appartiene a me ma a un dio a cui io non credo? La vita è davvero un bene prezioso: ce ne accorgiamo anche solo per una gamba rotta che non ci permette di camminare per le vie della città o correre dietro un pallone ed è patetico continuare a gettare soldi per i viaggi a Lourdes pur di essere miracolati per malattie che potrebbero essere curate grazie alla ricerca sulle staminali.

Perché la Chiesa e una grossa fetta di partiti continuano a opporsi alla ricerca? Dio è solo una scusa? Perché continuare a gettare soldi in santini, bottiglie o taniche di acqua di Lourdes invece di destinare quei soldi alla ricerca? Forse per quella stessa speranza di cui parlavo prima. Ma i miracoli sono molto meno frequenti rispetto alle vittorie della medicina….
E se non avessimo più bisogno delle varie Lourdes sparse per il mondo?
Facciamo in modo di essere miracolati dalla scienza!

Purché la luce della ragione e del rispetto umano possa illuminare i tetri spiriti di coloro che si credono ancora, e per sempre, padroni del nostro destino. (Josè Saramago, Premio Nobel per la Letteratura)

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Un attimo di riflessione

febbraio 21st, 2006 — 11:02am

Metti un lunedi sera di pioggia. Fai conto che ai tuoi amici non va di far nulla, distrutti da un’ora di corsa nell’estrema periferia della città. Condisci il tutto con alcuni giorni che passi a pensare a cosa potresti fare e come, a chi dovresti frequentare e quando, ma soprattutto perchè e mescola questa voglia di godersi presente e futuro con i fantasmi del passato: ti ritrovi nel letto, alle undici di sera nel buio della tua stanza interrotto dai flash delle auto che percorrono la statale, con le cuffie del lettore cd di turno, immerso nell’ascolto di un disco che regalerei a tutti gli innamorati del mondo ma soprattutto a chi crede che il passato sia polvere da nascondere sotto il tappeto dei ricordi.

Era da tempo che non ascoltavo interamente Judgement degli Anathema. Forse nessuno di voi conosce il mio passato da metallaro convinto e praticante, eheheh. Fa male sentire il cambiamento portarti via una parte di te che credevi non dovesse abbandonarti mai. E invece è stato proprio quel cambiamento a rendermi una persona migliore e sono contento delle mie attuali passioni e della visione che ho della vita in genere.
Ma quelle note riascoltate per l’ennesima volta nell’intimità della sera mi hanno rituffato in un passato di amori e delusioni che credevo non esistesse più, inghiottito dalla nebbia notturna che mangiava sogni e atti sessuali del momento, senza pensare a cosa mi riservasse il domani.

Sapete cosa ci rende bambini, ancora una volta? Riuscire a goderci il presente senza dover per forza pensare al futuro. Sapete invece cosa ci fa diventare grandi? Smettere di pensare a gioie e delusioni per gettare lo sguardo sempre più oltre il domani.

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L’Italia nell’era creativa

febbraio 17th, 2006 — 12:23pm

Tranquilli! Non mi sono dato (non ancora, almeno) al giornalismo d’inchiesta ma voglio presentarvi un report interessante pubblicato Creativity Group Europe.

Il report è stato pubblicato lo scorso mese di luglio: 58 pagine di documento PDF facilmente scaricabile in cui le città italiane vengo scansionate attraverso i valori di talento, tecnologia e tolleranza. 3 T per stabilire, in linea di massima che, quanto più una città risulta essere tollerante verso stranieri e gay e avere un buon numero di universitari e laureati residenti tanto più, in quelle stesse città, è più facile diventare ed essere creativi.

Il report fa parte del progetto Città Creative, promosso da diversi enti locali e condotto da Giovanni Padula, direttore di Creativity Groupe Europe (che tra l’altro ho scoperto essere mio concittadino residente a Milano) e Irene Tinagli, direttore della Ricerca della stessa agenzia.

Curiosi i dati riguardanti la mia città: Matera si trova al 40° posto nella classifica inerente la percentuale di classe creativa residente, al 30° in quella inerente l’indice di talento e al 14° posto per quanto riguarda la percentuale di ricercatori residenti. Niente male, verrebbe da dire, se non fosse per il 71° posto occupato dalla città dei Sassi nella classifica dell’indice di tecnologia e per il 95° posto (sono paonazzo dalla vergogna) occupato nella classifica inerente l’indice di tolleranza.
Penso che quest’ultimo dato sia influenzato innanzitutto dalla mentalità provinciale di cui Matera,ahimè, soffre e per cui il cosidetto “diverso” (che si tratti di un gay o di uno straniero) viene visto con diffidenza (nel migliore dei casi, si intende.
D’altronde non ci si può aspettare altro da una città che conta più sale da ballo latino-americano che librerie ) e poi dalla scarsa presenza, fino a pochi anni fa, di stranieri in città. Adesso la comunità più numerosa pare essere quella cinese, con attività commerciali diverse e con la presenza massiccia di manodopera nelle aziende che lavorano la pelle per i salottifici.

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Meltin’Pot si dà al cinema

febbraio 13th, 2006 — 5:28pm

Ci sono periodi in cui sento un desiderio viscerale di produrre idee, informazioni e spunti creativi. Se poi non ci riesco, cerco di non farmi prendere dalla frustrazione e mi getto a capofitto nel mondo.

Leggendo (indovinate un po’ dove…) il numero mensile di XL, ho appreso che Meltin’Pot, brand italiano di abbigliamento giovane di fama internazionale, ha speso un bel po’ di soldoni (circa 750 mila euro) in una campagna di comunicazione diversa dal solito. I signori dell’azienda di origini salentine, infatti, hanno ben pensato di non riversare ingenti capitali nelle solite campagne pubblicitarie che lasciano il tempo che trovano ma hanno messo mani al portafogli per finanziare la produzione di un film indipendente inglese.

The Lives of the Saints, questo il nome della pellicola, sarà in uscita il prossimo mese di settembre. I giovani protagonisti del film, interamente girato a Londra e che pare essere una sorta di Trainspotting tendente al noir, indossano abbigliamento Meltin’Pot. Mo’ quelli più esperti staranno sicuramente pensando “ma questo è uno sfacciato caso di product placement!”. E invece non è così: infatti il marchio Meltin’Pot non è mai visibile, ma in compenso i responsabili marketing hanno pensato a una campagna di comunicazione integrata in 18 paesi che prevede la presenza sulla stampa, le locandine e le foto di scena del marchio.

Ho anche fatto un giro sul sito di Meltin’Pot e ho scoperto che l’autore dello screenplay è lo stesso di “Paura e Delirio a Las Vegas”. Enjoy viral!

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