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Per non essere da meno a questi signori:

iStend

Liberalia, Altrimedia e “La città dei Sassi”
Da qualche giorno è partita ufficialmente la seconda edizione del Premio Nazionale Letterario “La città dei Sassi”, organizzato dall’associazione Liberalia (di cui sono, udite udite, vice presidente) e da Altrimedia Edizioni.
Non per qualcosa nè per autoreferenzialità (quando mai…), ma il premio “La città dei Sassi” si diversifica da tanti altri poichè i vincitori delle varie sezioni non vincono soldi nè coppe, coppette o attestati bensì quello a cui ogni autore esordiente aspira: la pubblicazione, la promozione e la distribuzione su scala nazionale della sua opera. Le 166 opere giunte in redazione lo scorso anno, benchè fossimo alla prima edizione, ne sono la testimonianza…
Quest’anno non me ne sto occupando in prima persona per via dei vari lavori che non mi consentono di stare dietro al progetto. Per qualsiasi informazione, però, non esitate a contattarmi.
Questo è il blog del vincitore della sezione Narrativa della prima edizione: dateci un’occhiata anche perché il suo romanzo non è niente male.
Rocco e la pate’n
Ve lo ricordate Rocco Siffredi intento a mangiare la …ehm… patata?
Ecco come l’hanno interpretato due ragazzi materani in salsa trash (tramite Clarita):
Luachan e il meme pubblicitario
Se lo chiede Maurizio e poi lo chiede a tutti noi:
- Che cos’è la pubblicità oggi?
- Quale ruolo dovrebbe avere?
- Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l’utente?
Io la vedo così:
- un fastidioso prurito - qui mi viene in mente subito la pubblicità televisiva, i banner old style che qualcuno ancora si ostina a creare e i pop up malefici, quelli che continuano a seguire il cursore del mouse come se fossero in calore - che fingiamo di accettare ma in realtà è da tanto che non gli diamo una grattata; servirebbe una bella lozione di interazione fra brand e persone;
- la pubblicità deve essere come il giornale che ci portiamo in bagno: rilassante, divertente, spensierato e soprattutto che ci dia la possibilità di scegliere quello che vogliamo leggere - o vedere - girando pagina - cambiando canale, surfando altrove. Deve informarci su di un prodotto anzichè tesserne le lodi - a torto o ragione -; deve essere mirata, devo averla chiesta e non deve voler entrare con prepotenza nel mio mondo;
- lo ripeto: dovrebbe darmi informazioni, possibilità di metterci del mio, di dare consigli e suggerimenti. Deve lasciarmi libero nella scelta ed essere più attenta ai miei bisogni e non a quello che lei vorrebbe - e lo fa, il più delle volte - gridare. Se poi i suoi consigli sono migliori dei miei desideri, tanto meglio…ma senza bombardarmi di slogan modello “Io sono meglio di quello”.
Grotteschi ma non troppo
Per noi che li conosciamo, di grottesco non hanno nulla, soprattutto dopo la visione del film che li ha visti protagonisti. Ma chi non li conosce può imparare qualcosa dai signori in questione: che se le cose non cambiano, siamo noi a cambiarle. Di chi sto parlando?
Non vi svelo nulla: fatevi un giro sulla pagina creata dagli amici di Egghia per il film che ha vinto il Premio Cipputi quale miglior film sul mondo del lavoro del Torino Film Festival 2006.
Felicità..
Mi salto il BarCamp di Roma, causa presentazione libri. Giovanni…Donato…sorry
Sono scazzato.
Ho voglia di cioccolato.
Spero in un futuro prossimo migliore ![]()
Neurona a posto
No, non ho sbagliato a scrivere: Neurona è l’alter ego europeo di LinkedIn. Ne sono venuto a conoscenza tramite questo post di Giuseppe, il quale involontariamente mi ha consigliato la scelta da effettuare tra il servizio americano (LinkedIn, appunto) e quello europeo (spagnolo, per essere precisi).
Boh, sarà che provo simpatia mista ad una sorta di attrazione fatale ogni volta che ho a che fare con cose provenienti dalla penisola iberica, ma ho già effettuato l’iscrizione, compilato tutti i campi e aderito alle comunità. Siccome LinkedIn non l’ho mai provato, non voglio consigliare nessuno dei due servizi ma rimandarvi al post di Giuseppe. A voi la scelta..
P.S. Il mio profilo è disponibile cliccando qui.
Twitter e i fatti nostri…
Surfo, mi fermo, leggo e apprendo: è Twitter l’applicazione del momento.
Ha ragione da vendere Fullo con il suo teorema.
Non oso immaginare l’uso che ne farebbe Junior (tipo “Thinking about WC”, per dire la meno peggio) …
E io? Per ora resisto alla tentazione…per ora…
Welcome, iPhone.
Dopo mesi e mesi in cui le voci si sono rincorse - assieme ai posts e ai sogni hi tech di blogger e meno blogger -, oggi lo zio Steve ha presentato l’iPhone, il primo telefono della Apple. Il nome non ce l’ha ancora, a dire il vero, tant’è che nelle slides della presentazione del Keynote di San Francisco, il nome che appariva era Steve’s iPhone.
Vediamo un po’ qualche dato tecnico:
Spessore: 11.6 mm
Display Touchscreen (non ha tastiera): 480 x 320 con supporto multi-touch
Fotocamera di 2 megapixel
Capacità: da 4 e 8 GB
Connettività: Bluetooth con EDR e A2DP, WiFi che cerca automaticamente connessioni a portata di iPhone, GSM quadband con EDGE.
Sistema operativo: OS X con supporto per widgets, Google Maps e Safari, iTunes
Batteria: 5 ore di video o chiacchierate; 16 ore di musica; standby non pervenuto ![]()
I prezzi: negli USA l’iPhone da 4GB iPhone costera 499 dollari; 599 per quello da 8GB. Per vederlo in Europa dobbiamo attendere la fine dell’anno. In Asia lo vedranno nel 2008.

Non ha il GPS e per quanto riguarda la gestione della propria casella di posta sappiamo che, con i prossimi accordi tra Apple e Yahoo, i possessori dell’iPhone disporranno gratuitamente del protocollo IMAP per gestire il proprio account email.
Per le foto, vi rimando qui.
Chi mi ama si metta in aereo a Giugno, faccia un salto negli States e me lo regali ![]()
Tra metriche e identità
Ho da poco finito di leggere l’articolo di Giuseppe su ApogeOnLine. Come sempre illuminante ed esaustivo, dell’articolo ho apprezzato molto il discorso sulle metriche
Le metriche serviranno a fare in modo che chi ragiona sulla pubblicità abbia sufficienti elementi per valutare l’impatto e il risultato degli investimenti in Rete. Le page views e le metriche attuali (derivate dalla logica televisiva) non rendono sufficiente giustizia alle potenzialità del web e non convincono fino in fondo gli investitori. Le metriche che servono, probabilmente dovranno tenere conto di parametri del tutto nuovi: affidabilità (sui singoli temi, non personale), capacità di influenza, relazioni. Ma anche, in una topologia della conoscenza in cui una pagina è accessibile in maniera proporzionale al numero di link che puntano
e quello sulla questione dell’identità
… il rafforzamento delle identità è una condizione di sistema realmente strategica. In tutti gli ambienti “locali” che hanno dimostrato di funzionare (da eBay ai social network) l’identità stabile è il cardine su cui si costruiscono tutte le interazioni e i processi di fiducia che innescano le decisioni collaborative, ovvero ciò che fa funzionare il tutto. Nei weblog e più in generale nel web l’identità è uno dei tre punti (content, context, users) che permettono di valutare ciò che stiamo leggendo. E così via. Senza identità non si creano relazioni, non si processa la reputazione. E poi, banalmente, tutti i modelli che vivono di cosidette “identità ad hoc” non strutturate (ad esempio i forum) hanno dimostrato di non reggere all’aumento di scala degli utenti e alle tensioni sociali interne.
Per quanto riguarda la questione delle nuove metriche da adottare per misurare i ritorni degli investimenti sul web in campo pubblicitario, penso che prima di tutto noi operatori della rete dovremmo misurarci con quelle che sono le effettive conoscenze di chi sul web vuole investire approcciandosi al mezzo come se si trattasse di un media tradizionale. E’ indubbio che i valori aggiunti del web siano proprio quelli di cui parla Giuseppe: affidabilità, influenza, relazioni (quindi interattività tra brand e consumatore). Io aggingerei anche flessibilità (varietà dei formati).
La vera scommessa per noi operatori del web sta tutta nel trasmettere questi valori nuovi. Operare, quindi, una (in)formazione verso chi è ancora scettico o ha un modo di misurare i ritorni dell’investimento (ROI) diverso da quello che internet consente e richiede di analizzare.
Discorso identità: messa da parte ormai la leggenda che vuole internet il paese dei balocchi dell’anonimato, l’identità - il cosidetto “metterci la faccia” - è l’elemento da cui parte la fidelizzazione del lettore/cliente/consumatore. So chi sei, so cosa fai e sono invogliato a leggere/acquistare/interagire con quello che scrivi rispetto a qualcosa di cui conosco solo il contenuto ma non cosa si nasconde dietro. Se di partecipazione si parla, allora partecipazione sia ma sapendo con chi e con cosa sto relazionandomi. Va da sè che alcuni contenuti anonimi possano essere più appetibili di altri firmati, ma è una delle regole del gioco: dipende sempre da ciò che colui che sta dietro quel contenuto intende ottenere.


