Incontro post BarCamp
Per parlare di quello che ne è scaturito, dei progetti intrapresi e di quelli da intraprendere. Per fare due chiacchiere e due risate.
Il giorno? Possibilmente uno a caso della prossima settimana, che non sia martedi perchè kOolinus altrimenti non verrebbe (anche perchè il promotore dell’iniziativa è lui, quindi…). Ovviamente di sera.
Chi è dei nostri?
Digital Divide? Questione di punti di vista
Da un po’ di tempo sostengo che il digital divide sia soprattutto una questione di cultura.
Cultura del sapersi informare, cultura del voler osare, cultura della stanzialità costruttiva. Facendola breve: perchè cercare soluzioni complicate quando alcune risposte le abbiamo in casa?
Questo sistema di connessione senza fili ideato da alcuni ricercatori del Politecnico di Torino è la prova lampante che quello di cui abbiamo bisogno un po’ tutti, enti pubblici e statali in primis, è la volontà di risolvere un problema.
Forse il problema sta tutto qui. Voi che dite?
Valori di una rete sociale in provincia
Ritorno a parlare del progetto che io e alcuni barcampiani stiamo portando avanti con tanto entusiasmo, qualche dubbio (sempre lecito) e tanta voglia di cominciare.
Degli intenti e dei valori che il progetto porta con sè ne ha parlato Giovanni; di come sia nata l’idea e del modo in cui si sta sviluppando ne ha parlato Francesco. C’è un forum creato ad hoc per la messa in moto dell’idea - con tanto di post dedicati al nome, all’elaborazione del logo e al livello di diffusione che si intende attribuirgli -.
Io, invece, vorrei parlare in altri termini del progetto.
Da alcuni anni vivo - direttamente e indirettamente - nell’associazionismo per il sociale e la cultura. Esperienze che si decide di intraprendere, è logico, quando si è convinti che a una precisa azione sociale corrisponda un determinato risultato sociale. Che è un po’ quello che stiamo cercando di fare noi, con la creazione di questa rete sociale sul web per dare voce e spazio ad associazioni, enti e persone che altrimenti avrebbero difficoltà a far giungere il proprio pensiero nelle case di tutti noi.
Credo molto nelle reti di associazioni, enti e persone perchè, soprattutto in una provincia come
la nostra, spesso si vengono a creare nicchie culturali chiuse in se stesse, perdendo di vista l’obiettivo primario di attività come queste, ossia condividere idee e conoscenze con realtà completamente differenti o che operano in settori diversi. Il rischio è quello di creare una serie di nodi che non comunicano tra loro e quindi collegati solo alla loro piccolissima rete. Una sorta di intranet sociale o culturale che non abbia alcun sbocco all’esterno.
Il perchè è presto detto: in Italia la parte più attiva dell’associazionismo è costituito, in prevalenza, da persone oltre i 45 anni con un posto di lavoro e una famiglia stabili, quindi senza preoccupazioni economiche e/o sentimentali (e tutto quello che ne deriva). I giovani? Dopo qualche tempo la maggior parte di loro abbandona quasi completamente - se non proprio del tutto - l’attività associativa a causa della mancanza di ritorni concreti. E’ triste da dire, ma le cose stanno così e chi di voi partecipa alla vita associativa in una o più associazioni può dare conferma.
L’altro aspetto da tenere presente è la mentalità di una piccola provincia come la nostra, per certi aspetti ancora troppo impregnata di invidie, paure e diffidenze che portano a creare nodi sociali e culturali di élite. Ecco perchè il social network che stiamo creando assume importanza: attraverso il web ci prendiamo la responsabilità di abbattere se non tutti questi muri almeno una piccola parte.
E’ una scommessa che vogliamo fare con quanti sono scettici nei confronti delle nuove tecnologie o vanno via dal paese d’origine pensando che non si può creare nulla di buono a queste condizioni.
Scherzi da radio 2.0…
…o di quei momenti della giornata in cui, preso dalle chiacchierate virtuali con i tuoi amici, decidi di ascoltare R.J. Dio su Last.FM e nella lista dei cantanti affini/simili al buon vecchio Ronnie appare anche John Cena…
Americani..
Cose post BarCamp
Del BarCamp materano è rimasto un gruppo di amici digitalizzati in più, un progetto che man mano prende corpo, idee e spunti che vogliono fortemente divenire realtà e il video del servizio di TRM sul BarCamp Matera che riuscirò ad avere la prossima settimana grazie alla redazione.
Appena ce l’ho fra le mani, lo carico su YouTube e lo posto.
BarCamp Matera al TG3 Basilicata
Grazie ad Axell, è disponibile il servizio del TG3 Basilicata sul BarCamp di Matera:
Aspettiamo di recuperare quello di TRM
BarCamp Matera: the day after
Ritorno sul pc dopo quasi 20 ore di digiuno (dopo aver praticato twittering selvaggio, postato in diretta le foto che scattavo durante i talk e “cialliddato” - chiacchierato, per i non materani - di web e possibili soluzioni alternative con un ragazzo dello staff della Compagnia dei Cavatappi - ottimo il cibo, ottimo il servizio e soprattutto ottime le persone) e mi appresto a dire la mia su quello che è stato, per me, il BarCamp.
Non parlerò certamente dello splendido panorama di cui abbiamo goduto durante l’evento, considerato che ce l’ho proprio di fronte casa, ihihi: questo è un compito che lascio volentieri alle persone venute da fuori e che non conoscevano Matera.
Il clima sociale è stato molto rilassante e, praticamente, tutto l’incontro si è rivelato una sorta di occasione di scambio di idee e opinioni perenne: si discuteva in piedi, durante i talks, al bar, ai tavoli, sui dondoli. Ovunque fosse possibile, insomma, si intrattenevano conversazioni.
Nessuno, per fortuna, l’ha menata con trovate iper tecnologiche nè con termini adatti solo a fisici nucleari e penso sia stato questo il valore aggiunto della giornata: la conversazione dal basso.
Perchè, come abbiamo più volte ripetuto, non è tanto il digital divide tecnlogico da affrontare ma quello culturale. Penso che il bello del MateraCamp sia stato proprio il voler affrontare il problema del digital divide e dei nuovi modelli di business come la sfida culturale che dobbiamo accettare e intraprendere con la stessa passione che ci vede postare sui nostri blog delle cose che ci piacciono.
Mi ha fatto molto piacere conoscere e sentir parlare gente come Stefano, Antonio e Zoro e sentir uscire dalle loro bocche concetti e termini per nulla geek ma, al contrario, vicine e sensibili al vero problema di una regione come la nostra che, pur essendo quella più informatizzata d’Italia, deve fare i conti non solo con la mancanza di banda larga in moltissime zone dell’entroterra lucano, ma soprattutto con quel gap culturale che solo tramite le istituzioni e la passione di chi il web lo vive giorno per giorno è possibile diminuire o addirittura abbattere.
Mi è molto piaciuta una citazione di Stefano (vediamo se la ricordo…): “Per creare la rete dobbiamo uscire dalla rete“. Una presa di posizione come questa è molto importante perchè non solo ci fa capire che mentre sui nostri blog ce la meniamo con applicazioni web dell’ultim’ora o plugins per WordPress che trasformano la piattaforma in una vasca idromassaggi (vabbè, sto esagerando..) fuori c’è gente che a mala pena sa cos’è una mail, ma ci rende in qualche modo responsabili e promotori della “evangelizzazione” (suona male ma fa capire l’idea) da svolgere fuori dai nostri hard disk, presso i nostri amici, le nostre famiglie, i nostri clienti.
Se ci fosse stata una cosa che avrei voluto chiedere a questo BarCamp, sarebbe stata esattamente questa: renderci coscienti del fatto che il digital divide è prima di tutto culturale e non sarà possibile affrontarlo se non con un impegno concreto delle istituzioni che ci rappresentano. La cosa mi fa tanto pensare a un partito del web, ma vi assicuro che non è quello il senso del discorso: occorre solo sensibilizzare chi ci rappresenta che la soluzione di un problema come il digital divide può divenire un cavallo di battaglia per ricevere consenso e costruire davvero qualcosa di buono e nuovo.
Mi sono lasciato andare? Non lo so…vedremo.
A proposito, materani presenti ieri al BarCamp: lo facciamo st’aggregatore di blog sulla/per la città? Aspetto proposte e idee.
Live from BarCamp
Il panorama è stupendo, la gente pure, la rete è ok e fa caldissimo.
Tra qualche minuto iniziamo. Seguiteci in streaming cliccando qui.
Update: sono le 11:36 e Domeniko sta presentando il suo intervento
Eccovi intanto lo stand dei gadgets
..ed ecco Domeniko:
12:01 - Clarita, Stefania Mele e il loro intervento
12:45 - Woznihack e Stefano Sandro Modarelli parlano di hacking
13:10 - Catepol ha iniziato il suo intervento
13:51 - Qui si mangia e si beve grazie alla Compagnia dei Cavatappi
14:46 - Francesco e Roberto parlano di digital divide e delle azioni per risolverlo
Verso le 15.30 mi hanno sequestrato il pc per twittering selvaggio.Sono le 17:00 e ci siamo spostati fuori. Ecco qualche foto dei talk di Antonio Sofi e Zoro:
17:08 - Stefano Gorgoni e il pagerank
Comunali a Matera: chi comunica meglio
Premessa: non so ancora a chi andrà il mio voto, quindi il post esula da quelle che sono le mie preferenze politiche.
Scriverò esclusivamente di come i candidati a sindaco e a consiglieri comunali si stanno muovendo con la comunicazione.
Due settimane fa, circa, in giro per la città con tanto di fotocamera digitale, ho scattato qualche foto a manifesti formato 6×3 di due dei cinque candidati a sindaco della nostra città:
Buccico

Acito

Vedendo in giro i manifesti dei candidati a sindaco o i “santini” dei candidati a consiglieri che poggiano i cinque candidati, viene da mettersi le mani nei capelli (fortuna che ne ho pochi….)
Spiace dirlo, ma in quanto a creatività e strategia c’è molta pochezza. Si passa dal “santino” di un candidato consigliere completamente grigio con il solo logo del partito di appartenenza a colori, al manifesto completamente arancione shocking di un candidato dello stesso partito del primo (ma allora lo fate apposta…).
Si nota lontano un miglio che questi sono lavori fatti in casa e penso che, per quanto noi materani siamo addormentati su molte cose, sentiamo molto queste elezioni e quindi una scelta diversa (affidarsi a professionisti del campo) sarebbe stata, per alcuni candidati, un ottimo biglietto da visita.
Considerando che i candidati per le poltrone di consigliere sono oltre 700 (per una città che conta circa 60000 abitanti non è un numero di poco conto), penso ne vedremo ancora delle belle.
Vedendo un po’ di lavori off e on line, penso che l’unico candidato affidatosi a professionisti sia Saverio Acito: oltre al pay off (”Votato alla città“) e alla grafica fresca dei manifesti e delle locandine, la candidatura di Acito è supportata anche da un ottimo sito con tanto di scheda personale per ogni candidato a consigliere delle liste che lo affiancano. Sono disponibili anche i video degli incontri con gli elettori e dei comizi.
Il sito del candidato sindaco Franco Dell’Acqua, invece, sembra un lavoro amatoriale ma tutto sommato è passabile e presenta un’area chiamata “Le tue proposte per arricchire il programma” che è un vero e proprio contact form che i cittadini possono usare per inviare le loro proposte al candidato.
Per ora mi fermo qui, ma spero di postare altre foto o link vari.
Update
Un altro candidato sindaco, Raffaele Giuralongo, ha affidato la costruzione del sito web ad un’agenzia di comunicazione materana.
C’è il minimo indispensabile per informarsi sulla biografia del candidato e sul programma che propone per la città.
E’ presente un Forum per Matera che consente agli utenti di inviare un intervento di discussione sul programma del candidato e della lista che lo supporta.
C’è anche un’area riservata: soluzione che, in questi casi, non mi piace affatto…Devo dare il senso di collaborazione e trasparenza alla cittadinanza intera e che faccio? Implemento un’area riservata dove, per accendervi, devo lasciare i miei dati? Meglio il forum.
Ma allora…
…vabbè…
Hanno ristretto l’accesso a Pandora agli utenti fuori dai confini USA.
Nel comunicato ufficiale si legge che lo staff di Pandora si è vista costretta a non permettere l’accesso free ai propri canali per via delle licenze sulla musica che la stessa Pandora distribuiva in streaming.
La domanda che mi faccio è questa: perchè un network come Pandora è costretto a ridimensionarsi così mentre un network come YouTube manda in streaming video musicali, film, documentari non generati da semplici utenti ma da labels, televisioni e case di produzioni cinematografiche? La butto lì un po’ da sempliciotto, ma il discorso che intendo fare è comprensibile…
Dietro YouTube c’è Google, questo lo sappiamo. Si fanno anche in rete, quindi, due pesi e due misure?
Dobbiamo aspettarci che tante altre radio web meno professionali ma magari dai contenuti interessanti facciano la stessa fine?
(N.B. Non ho nulla contro YouTube nè tantomeno contro Google, sia chiaro: mi sembrava l’esempio più evidente e facile da fare)
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