Un server in ogni casa
Il titolo? Mi è venuto così, leggendo questo post.
Non sono propenso a dar sempre retta ai santoni dell’informatica, a dire il vero. Stallman, però, mi ispira sempre (basta vedere dopo quanto torno a scrivere, solo per il fatto di aver letto una sua intervista).
La questione sollevata è quella del cosidetto cloud computing, ossia quella serie di tecnologie che ci portano a usare una applicazione web installata su di un server posto in un luogo che non sia il nostro ufficio e/o casa nostra. Stallman osserva, giustamente, che il prezzo da pagare per l’uso di tali applicazioni è doppio, in certi casi: spendiamo soldi e immagazziniamo nostri dati sensibili in server altrui, pur con una serie di precauzioni atte alla salvaguardia dei dati stessi, sia da parte nostra che della server farm che scegliamo.
La visione futuribile del post prevede l’installazione di un server in ogni casa e/o ufficio, ognuno configurato secondo le proprie esigenze. D’altronde, sono già molte le aziende – piccole, medie e grandi – che decidono di installare server nei proprio locali. I privati, per ovvie ragioni di spazio, costi, consumi ed esigenze, non si pongono il problema, almeno per ora. Soprattutto perchè molti di noi utenti non usano internet a livello professionale e, tolti i vari account di posta, social network et similia a cui si è registrati, i nostri dati sono belli che immersi, annegati direi, nella rete.
Questo lo dico anche da figlio di infermiera, che il computer non vuol sentirlo neanche nominare, presa da attacchi di panico ripetuti quando la A.S.L. da cui dipende le ha comunicato che da un giorno all’altro avrebbe potuto reperire la propria busta paga solo collegandosi alla intranet dell’azienda sanitaria locale e che la stessa A.S.L. le avrebbe fornito un acconunt personale per accedere al suo cedolino. Dialogo tra figlio web addicted e madre clava-oriented:
Madre – Tutti vedranno quanto prendo
Luachan – Ma che dici? Avrai il tuo account personale, con tanto di password…
Madre – Ah, è così che funziona?
Luachan – Certo, tralasciando quel gruppo di 5-10 persone che lavorano presso il reparto informatico della A.S.L. di Matera e i realizzatori del software…
Madre – Ah…
Luachan – Eh..
Madre – Era meglio in banca!
Penso che in un futuro nemmeno tanto remoto, quando la maggior parte degli utenti sarà matura e cosciente di quello che avviene nella rete, il mercato dell’informatica terrà presente l’esigenza di tutelare i dati sensibili anche da parte dell’utente comune.
Category: Notizie internettiane, Pensieri, letture e letterature | Tags: cloud computing, dati sensibili, informatica, richard stallman, visioni 5 comments »

ottobre 6th, 2008 at 16:09
Ahahahaha, Carlo rido perchè mi sento chiamato in causa quando dici:
Luachan – Certo, tralasciando quel gruppo di 5-10 persone che lavorano presso il reparto informatico della A.S.L. di Matera e i realizzatori del software…
Emm.. sono una di quelle 3 (non 5 :-P ihih) persone, vorrei solo fornirti alcuni dettagli.
La visione del cedolino online, si è resa necessaria per rispettare le nuove direttive regolamentari.
Il collega che si è occupato di progettare questo sistema, una persona veramente in gamba, credimi, ha pensato alla modalità più semplice, ma anche più sicura, con cui permettere ai dipendenti Asl di avere accesso a queste informazioni. Vorrei spiegarti alcuni meccanismi che seguono la costruzione del software, meccanismi volti a rendere la piattaforma sicura ma per ovvi motivi non posso farlo, verrei meno al contratto che ho firmato (:D) , però posso darti la mia parola che nessuno di questi dati è accessibile, chi ha sviluppato l’applicazione, volendo “rispettare” in pieno le regole sulla “Privacy” (che siamo tenuti a rispettare in ogni ambito della progettazione) ha predisposto una serie di meccanismi volti a evitare intrusioni esterne.
“Non per difendere l’azienda in cui lavoro, ma unicamente per chiarire”, anche se ci tengo a sottolineare che alla sicurezza ci siamo molto affezionati :)
Saluti Carlo!
ottobre 6th, 2008 at 17:19
Eheheheh, guarda che sono dalla vostra parte :-)
Vi maledico solo verso il 27 di ogni mese, quando mia madre viene da me e, quasi implorante, mi chiede di stamparle il cedolino, ghghghgh, e magari io sto scrivendo il mio romanzo noir (che non so quando e come terminerò).
L’esempio che ho fatto, con tanto di dialogo, era per ribadire lo scetticismo di persone come mia madre che, non conoscendo i vari sistemi di sicurezza informatica, entrano nel panico quando si sentono dire che qualche loro documento sarà reperibile solo in rete, tramite login alla intranet aziendale.
Più che altro, nel post mi riferivo alla moneta di scambio che noi utenti cediamo per l’usufrutto di servizi come GoogleDocs o accounts mail vari: i nostri dati personali. E’ un argomento che ho affrontato tempo fa, con l’uscita del libro Wikinomics.
La mia è una visione, non una presa di posizione contro questo o quel servizio. Sono un utente soddisfatto di vari servizi web “aggratis” e cedo volentieri i miei dati, quando conviene. E’ sicuramente un discorso da approfondire, ma Stallman mi mette sempre la pulce nell’orecchio :-)
ottobre 6th, 2008 at 20:30
Si Luca, sono dalla tua anche io e condivido il discorso, il mio voler precisare era solo per chiarire a tua mamma il concetto! :)
(Da quanto tempo non ti si vedeva scrivere però eh!)
ottobre 6th, 2008 at 21:51
Eh, non me lo dire :-)
Ma Luca chi è? Eheheheh
ottobre 7th, 2008 at 11:43
oddio scusa, Carlo, e che luachan mi fà sempre pensare luca! Maron!