C’è papi e papi
Nessun riferimento al più famoso dei “papi” d’Italia.
Un mio racconto breve, con cui ho partecipato al concorso letterario Ultimo Round – organizzato dalla casa editrice Round Robin – conteneva la parola “papi”.
Ecco il vincitore del concorso ed ecco il mio racconto (menzionato dalla giuria):
Mi chiama già “papi” e ho appena trent’anni.
La sua migliore amica mi chiama “nonno” e non indosso camicie a maniche corte per giocare a bocce nel parco.
Me lo merito, d’altronde.
Vuoi fare l’eversivo/post-punk/alternativo? Ecco cosa ti devi sorbire: due piccole Curtney Love contente di farti fuori e inscenare il tuo suicidio davanti alla congrega degli amici musicisti amanti del metal.
Il brutto della vita di provincia è proprio questo: non ci sono mezze misure. O sei dentro o sei fuori. Uno non è che può mettersi in mezzo.
Niente da fare.
Strada chiusa, baby.
Tu. Tu che leggi, sì. A te, a te. Tu mi ci vedi con la maglia nera dei Ramones seduto al tavolino dal design moderno dell’altrettanto moderno locale chic di una città che ricorda il proprio passato solo durante la festa patronale, con una trentenne che ti parla di locali alla moda, acquisto di case dal prezzo stratosferico e tradimenti del marito della sua collega? Poi uno dice che non deve darsi alle ventenni.
“Giovanni, la vuoi una birra?”
“No, Michela… per me il solito brachetto”
“Sei un vecchio!”
Preferivo “papi”, cazzo. Poi dicono che uno non deve accontentarsi.
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