Archive for agosto 2009


Un taglio netto

agosto 29th, 2009 — 2:56pm

Il mio racconto “Un taglio netto”, condito da forti tinte erotiche ma con quel tocco di noir che non guasta mai, è stato selezionato per l‘antologia Volume Erotika 2009 che raccoglie le migliori opere partecipanti alla prima edizione del premio letterario Erotika 2009.

Ve lo do in pasto:

L’annuncio lo aveva trovato in uno di quei siti che sembrano la pagina 26 di Repubblica.
Annunci erotici, accompagnatori, scambi di coppie, incontri clandestini tra mariti e mogli. I primi con le mogli di altri mariti e le seconde con mariti di altre mogli. Claudia non era sposata. Non lo era mai stata. Sapeva bene, però, come andavano affrontate queste cose.
Tradimenti.
Scappatelle.
Avrebbe potuto scriverci un manuale. Il tempo libero non le mancava.
Un pensiero da appuntare sul primo pezzetto di carta. Fosse anche carta da culo.
Ma non adesso.
Come si sta dall’altra parte della barricata? La risposta, se vuoi, devi andare a cercartela. Claudia lo sapeva benissimo. Il tempo, d’altronde, era l’unica cosa che non le mancava.
Un po’ a corto di soldi lo era, ma non eccessivamente. Poteva permettersi una serata libera. Da tutto e da tutti.
Da tutti.
Erano anni che Claudia lavorava solo per sé stessa e tutto il denaro che intascava, finiva candidamente nelle sue tasche. Indipendentemente da cosa indossasse, ogni suo indumento era dotato di profonde tasche in cui conservare soldi e attrezzi del mestiere, nel caso un cliente non ne fosse provvisto.
Aveva un appartamentino in centro, ereditato dal caro zio Emanuele. Piccolo, se vogliamo anche modesto, ma accogliente. La gente sapeva quello che avveniva in quel piccolo buco di culo edile, ma nessuno aveva voglia di protestare. La discrezione di Claudia, del resto, trasformava la sua attività in una leggenda metropolitana che i ragazzini della città si raccontavano da tempo immemore. Alcuni di loro avevano provato pure ad avere la parte di uno dei personaggi di quella storia, mezza falsa e mezza vera. Nessuno ci è riuscito. La discrezione, per Claudia, era la più importante virtù di una puttana. E per questo aveva scelto l’annuncio di Bartolo, fra tutti quelli che aveva avuto modo di leggere in quella pagina web con sfondo grigio metallizzato.
Voleva trattarsi bene, almeno per una notte.

Aveva dato appuntamento a Bartolo nel parcheggio della stazione FAL di Villa Longo, per evitare gli occhi indiscreti della gente. La vita di provincia le aveva dato tanto, ma altrettanto le aveva tolto. Doveva preservare la sua discrezione. Ne andava della sua credibilità. Finora era riuscita a eludere qualsiasi controllo proprio grazie al suo modo di fare. Non più illuminata dalle luci dei lampioni di periferia, come le era capitato nella grande città. Niente più camionisti incazzati o spacciatori casinisti a cui succhiare l’uccello. La strada ti fotte corpo e cervello. Non solo in senso letterario.
Niente preamboli, non è da lei. Subito al sodo, come ai tempi della Colombo. Bartolo era preparato: cosa ci si poteva aspettare da una puttana che va a uomini?
Si lasciò spogliare avidamente dalla donna, che forse non vedeva un maschio degno di tale nome dalla notte dei tempi. Deve essere dura farsi scopare da mariti ciccioni e diciottenni segaioli. Bartolo lo sapeva, lasciando che Claudia insalivasse quello stantuffo già bello che eretto e si divertisse un po’ con la lingua.
Ma il divertimento doveva essere durato poco perché, dopo centododici ticchettii di lancetta della sveglia poggiata sul comodino alla sua destra, Claudia aveva sfilato la mazza turgida di Bartolo dalla bocca salendoci sopra, a cavalcioni.
Bartolo pensava.
Bartolo rifletteva.
Capiva che quello sarebbe stato un orgasmo dovuto ai 400 euro intascati e non alla fica umida che gli percuoteva, bagnandole, le grosse gonadi.
Ma lo sperma fu più puntuale del solito, quella volta. Non si lasciò attendere e prima che Claudia soddisfacesse la sua voglia, Bartolo estrasse il suo gingillo da quella vagina famelica e inondò il basso ventre della donna.
Passarono cinque minuti e Bartolo, dopo essersi pulito dai residui di liquido seminale, osservava Claudia che iniziava a rivestirsi. Con una certa fretta.
Disse:”Cos’è? Voi puttane non amate concedervi orgasmi?”
Lei gli fece:”La puttana, oggi, sei tu. La mia puttana…”
Lui non se la tenne:”Come puttana valgo più di te. Per me non vali più di 10 euro…”
Ira funesta:”Tu per me non vali un cazzo!”
E poi zzzaaac.
Netto.
Sostanziale.
Nitido.
Arte moderna disegnata sulle lenzuola. Con tinte forti.

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L’estate sta finendo

agosto 24th, 2009 — 8:43am

Le vacanze si apprestano a vivere il loro epilogo e io mi ritrovo a fare un resoconto di questi venti e passa giorni dedicati a viaggi – lunghi e brevi – letture, ascolti, mangiate (ne sa qualcosa la bilancia di casa), carezze alla gatta e soliti (buoni o cattivi che siano) propositi estivi di cambiare vita.

Capitolo viaggi. Dal 13 al 17 agosto sono stato a Budapest, città che avevo già visitato nel 2001 ma di cui non avevo apprezzato la bellezza discreta delle vie del centro (Vaci Utca, per esempio) e la maestosità dei suoi edifici storici (il Castello di Obuda e il Parlamento ungherese, su tutti). A dire la verità, nemmeno questa volta mi ha lasciato granché dentro, eccezion fatta per le due nuove esperienze vissute nella capitale magiara: sauna da 80°C presso le terme Széchenyi e Sziget Fetsival.

Vi risparmierò la descrizione di me che combatto con il caldo massacrante della sauna più calda che abbia mai provato in vita mia (anche perché credo che, oltre gli 80°C, sarei vicinissimo alla cottura…) per parlare direttamente del Sziget, il festival musicale (e non solo) più grande d’Europa.

Appena varcati gli ampi cancelli dell’Isola di Obuda, luogo in cui si tiene il festival, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il paese dei Balocchi di collodiana memoria: gente vestita (o svestita) in tutti i modi, addobbata con cappelli raffiguranti animali vari, ragazzi e ragazze che si cimentavano in una sorta di scalata alpina con tanto di volo dell’angelo finale (nulla a che vedere con il Volo dell’Angelo ben più noto, soprattutto dalle nostre parti…), giochi d’acqua e di terra che tenevano impegnate le persone tra un concerto e una rappresentazione teatrale, una dj session e una visita alle bancarelle all’interno del festival stesso. Mentre la birra, che scolava in quantità oceaniche (che lo dico a fare?) bagnava il tramonto e la serata di tutti noi che eravamo lì – senza distinzioni di razza e nazionalità -, ognuno cercava lo spettacolo più adatto ai propri gusti e la notte iniziava a scaldare pubblico e artisti.

Per la cronaca, tra le tante esibizioni che sono riuscito a vedere (dividendomi tra stands e palchi vari), quelle che mi hanno colpito maggiormente sono state il concerto dei Faith No More (carisma, carica rock e bravura tecnica per questi non più giovanissimi musicisti americani) e una rappresentazione dei famosi teatranti de La Fura Des Bauls (sorprendenti come non mai). Un’altra cosa che mi ha lasciato piacevolmente sorpreso è stata l’organizzazione: tenere a bada una massa oceanica di gente – proveniente da ogni angolo di Europa e non solo – che per una settimana si riversa su un’ isola del Danubio interamente dedicata a manifestazioni musicali, teatrali e artistiche, senza che si creino caos, disordini e senza la presenza massiccia di forze dell’ordine per me – come penso per qualsiasi italiano – è qualcosa di straordinario.

Penso poi alle toccate e fughe in quel di Canna – paesino calabrese che si affacci sulla vecchia Rocca Imperiale – o alle nuotate nel bel mare di Nova Siri, alle serate di festa miglionichesi e montesi.

Capitolo libri. Ho già scritto delle mie letture estive un post fa, ma vorrei soffermarmi su quella piacevole scoperta che è stata Mauro Corona, con i suoi libri. Già, perché quando decidi di leggere un libro dello scrittore friulano, decidi di diventare lo spettatore divertito e malinconico di quel passato che i nostri nonni – soprattutto per chi di voi ha origini lucane – vivevano nelle cantine dei paesi di montagna o nei ridenti campi di grano che – ancora oggi – accarezzano i confini lucani con la Puglia.

Mauro Corona parla del suo paese che – grazie anche ai suoi libri – viene scoperto e visitato quotidianamente da migliaia di italiani ammaliati dai racconti/resoconti della vera vita di montagna, così aspra e discreta, povera e fiera da far innamorare qualsiasi lettore, divenendo così disposti a sacrificare la lettura di un classico della letteratura mondiale a favore della poetica e cruda realtà della vita di un tempo sui monti e nelle valli vicini al Vajont.

Capitolo ascolti. Non ho tanto da dire, a essere sincero, vuoi per i pochissimi eventi musicali estivi a Matera e vuoi perché mi sembrerebbe scontato e superfluo parlare delle bands famose che ho avuto modo di vedere suonare durante lo Sziget.

La notte di San Lorenzo non l’ho passata in spiaggia, con il naso all’insù alla ricerca disperata di una desiderio da esprimere, bensì mi sono diviso fra Piazza San Giovanni e il Vicolo Cieco in compagnia – musicale e non – della Fanfare du Belgistan, insieme di ottoni e percussioni formato da musicisti belgi che cantano i desideri di libertà e autonomia della fantomatica regione del Belgistan. Fantomatica solo nel nome, non negli ideali: il Belgistan rappresenta, infatti, la voglia di libertà e dialogo tra i popoli completamente diversi e la musica stessa della Fanfare du Belgistan è una miscela, divertente e positiva, di diverse musiche popolari del mondo.

A Miglionico, invece, ho avuto il piacere di vedere nuovamente dal vivo la punk-garage band femminile The Cleopatras. Le ragazze fiorentine ci sanno fare e all’energia del punk o alla ruvidezza del garage-rock aggiungono quel tocco di sensualità mai seria che diverte loro e il pubblico che osserva la performance e ascolta la loro musica.

Capitolo cibo. Non ho fatto vere e proprie scoperte culinarie, durante le vacanze, ma ho riapprezzato il gusto forte e speziato della cucina ungherese: gulash e salsicce lunghe quanto il ponte di Brooklin hanno allietato il mio stomaco durante la permanenza a Budapest, salvo poi dover effettuare una depurazione totale da carne e patate una volta rientrato a Matera. Ho paura persino di pesarmi: la bilancia, in questi casi, diventa un animale feroce che si ciba del tuo orgoglio.

Capitolo propositi estivi di cambiare vita. Ci risiamo. Anche quest’anno, con l’avvicinarsi minaccioso di settembre  e con tutto ciò che esso implica (ritorno in ufficio, ritorno al non ritorno), la mia testa partorisce idee malsane (o forse sono io che non riesco a recepirle): fare un’esperienza lavorativa all’estero o trasferirmi a Roma o, ancora, vivere di collaborazioni. Il lato tragicomico di tutto questo è che ogni anno, a iniziare da maggio e fino a ottobre inoltrato, queste idee prendono forza e corpo in me. Succede anche a voi, ditemi di sì…

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Ferie materane tra letture e guide abusive

agosto 7th, 2009 — 10:12am

Sono arrivate anche per me, queste agognate ferie.

Il bello di quando sono al cazzeggio è che mi concedo letture approfondite del Quotidiano di Basilicata, passeggiate fra i vicoli della mia città, carezze in tripla razione al gatto (non che quelle elargite durante il periodo lavorativo siano poche…) e riflessioni su quella cosa da scrivere o quell’altra cosa da fare.

In questo periodo sto portando avanti, in diversi momenti della giornata, la lettura di due libri che consiglio a chi è in cerca della parte spirituale del proprio io e a chi vuole concedersi maggiormente alla natura del mondo. Sto parlando di “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani e “Aspro e dolce” di Mauro Corona.

Penso che entrambi gli autori non abbiano bisogno di presentazioni. Tiziano Terzani, a cinque anni dalla sua scomparsa, con le sue parole e i suoi libri – scritti durante la sua carriera di reporter in Russia e Asia  – ha descritto ogni aspetto dei paesi in cui ha vissuto, sottolineandone le differenze culturali e mischiando la spiritualità dei popoli asiatici al razionalismo occidentale. I luoghi descritti, poi, fanno dei suoi libri un affascinante resoconto di quella che è stata l’Asia e di ciò che si apprestava a divenire di lì a pochi anni. Non vi nasconodo che mi sta venendo una voglia matta di compiere il mio personale viaggio dell’anima in Laos, Vietnam e Cambogia. Proprio grazie a questa lettura.

Mauro Corona, invece, affronta il tema dell’alcolismo in una maniera tutta particolare: narrando le vicende che – in gioventù – lo hanno visto spesso protagonista in negativo, riuscendosi a salvare ogni volta grazie alla provvidenza o più semplicemente allo sguardo di amici, montanari come lui, che rappresentano la saggezza e la genuinità di persone e luoghi trasformati dal tempo e dal progresso. Ma anche da disastri come quello del Vajont, di cui l’autore narra – spesso – ricadute sociali ed economiche che difficilmente abbiamo appreso da giornali e tv.

Mauro Corona mi piace perché è un personaggio autentico, forse anche anacronistico, ma sincero con se stesso e i suoi lettori. Mi piace perché è rimasto nel suo paese, Erto, e della sua montagna è innamorato. Sembra quasi che i clamori delle città lo spaventino, eppure penso che un po’ di sana autenticità non guasterebbe mica alle orde di vip e presunti tali che ogni giorno appestano le nostre città.

Come non guasterebbe un sano esame di coscienza a quelle guide turistiche materane  – abusive e non – che programmano il percorso in base non tanto alla bellezza del centro storico di Matera o dei Sassi ma alle presunte “provvigioni” ricevute da questo o quell’esercizio commerciale in modo tale che i gruppo di turisti siano deviati verso determinati negozi e botteghe, a discapito di altri che – magari in angoli più nascosti del centro storico – saranno costretti a chiudere bottega (è proprio il caso di dirlo) tra qualche settimana.

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