L’estate sta finendo
Le vacanze si apprestano a vivere il loro epilogo e io mi ritrovo a fare un resoconto di questi venti e passa giorni dedicati a viaggi – lunghi e brevi – letture, ascolti, mangiate (ne sa qualcosa la bilancia di casa), carezze alla gatta e soliti (buoni o cattivi che siano) propositi estivi di cambiare vita.
Capitolo viaggi. Dal 13 al 17 agosto sono stato a Budapest, città che avevo già visitato nel 2001 ma di cui non avevo apprezzato la bellezza discreta delle vie del centro (Vaci Utca, per esempio) e la maestosità dei suoi edifici storici (il Castello di Obuda e il Parlamento ungherese, su tutti). A dire la verità, nemmeno questa volta mi ha lasciato granché dentro, eccezion fatta per le due nuove esperienze vissute nella capitale magiara: sauna da 80°C presso le terme Széchenyi e Sziget Fetsival.
Vi risparmierò la descrizione di me che combatto con il caldo massacrante della sauna più calda che abbia mai provato in vita mia (anche perché credo che, oltre gli 80°C, sarei vicinissimo alla cottura…) per parlare direttamente del Sziget, il festival musicale (e non solo) più grande d’Europa.
Appena varcati gli ampi cancelli dell’Isola di Obuda, luogo in cui si tiene il festival, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il paese dei Balocchi di collodiana memoria: gente vestita (o svestita) in tutti i modi, addobbata con cappelli raffiguranti animali vari, ragazzi e ragazze che si cimentavano in una sorta di scalata alpina con tanto di volo dell’angelo finale (nulla a che vedere con il Volo dell’Angelo ben più noto, soprattutto dalle nostre parti…), giochi d’acqua e di terra che tenevano impegnate le persone tra un concerto e una rappresentazione teatrale, una dj session e una visita alle bancarelle all’interno del festival stesso. Mentre la birra, che scolava in quantità oceaniche (che lo dico a fare?) bagnava il tramonto e la serata di tutti noi che eravamo lì – senza distinzioni di razza e nazionalità -, ognuno cercava lo spettacolo più adatto ai propri gusti e la notte iniziava a scaldare pubblico e artisti.
Per la cronaca, tra le tante esibizioni che sono riuscito a vedere (dividendomi tra stands e palchi vari), quelle che mi hanno colpito maggiormente sono state il concerto dei Faith No More (carisma, carica rock e bravura tecnica per questi non più giovanissimi musicisti americani) e una rappresentazione dei famosi teatranti de La Fura Des Bauls (sorprendenti come non mai). Un’altra cosa che mi ha lasciato piacevolmente sorpreso è stata l’organizzazione: tenere a bada una massa oceanica di gente – proveniente da ogni angolo di Europa e non solo – che per una settimana si riversa su un’ isola del Danubio interamente dedicata a manifestazioni musicali, teatrali e artistiche, senza che si creino caos, disordini e senza la presenza massiccia di forze dell’ordine per me – come penso per qualsiasi italiano – è qualcosa di straordinario.
Penso poi alle toccate e fughe in quel di Canna – paesino calabrese che si affacci sulla vecchia Rocca Imperiale – o alle nuotate nel bel mare di Nova Siri, alle serate di festa miglionichesi e montesi.
Capitolo libri. Ho già scritto delle mie letture estive un post fa, ma vorrei soffermarmi su quella piacevole scoperta che è stata Mauro Corona, con i suoi libri. Già, perché quando decidi di leggere un libro dello scrittore friulano, decidi di diventare lo spettatore divertito e malinconico di quel passato che i nostri nonni – soprattutto per chi di voi ha origini lucane – vivevano nelle cantine dei paesi di montagna o nei ridenti campi di grano che – ancora oggi – accarezzano i confini lucani con la Puglia.
Mauro Corona parla del suo paese che – grazie anche ai suoi libri – viene scoperto e visitato quotidianamente da migliaia di italiani ammaliati dai racconti/resoconti della vera vita di montagna, così aspra e discreta, povera e fiera da far innamorare qualsiasi lettore, divenendo così disposti a sacrificare la lettura di un classico della letteratura mondiale a favore della poetica e cruda realtà della vita di un tempo sui monti e nelle valli vicini al Vajont.
Capitolo ascolti. Non ho tanto da dire, a essere sincero, vuoi per i pochissimi eventi musicali estivi a Matera e vuoi perché mi sembrerebbe scontato e superfluo parlare delle bands famose che ho avuto modo di vedere suonare durante lo Sziget.
La notte di San Lorenzo non l’ho passata in spiaggia, con il naso all’insù alla ricerca disperata di una desiderio da esprimere, bensì mi sono diviso fra Piazza San Giovanni e il Vicolo Cieco in compagnia – musicale e non – della Fanfare du Belgistan, insieme di ottoni e percussioni formato da musicisti belgi che cantano i desideri di libertà e autonomia della fantomatica regione del Belgistan. Fantomatica solo nel nome, non negli ideali: il Belgistan rappresenta, infatti, la voglia di libertà e dialogo tra i popoli completamente diversi e la musica stessa della Fanfare du Belgistan è una miscela, divertente e positiva, di diverse musiche popolari del mondo.
A Miglionico, invece, ho avuto il piacere di vedere nuovamente dal vivo la punk-garage band femminile The Cleopatras. Le ragazze fiorentine ci sanno fare e all’energia del punk o alla ruvidezza del garage-rock aggiungono quel tocco di sensualità mai seria che diverte loro e il pubblico che osserva la performance e ascolta la loro musica.
Capitolo cibo. Non ho fatto vere e proprie scoperte culinarie, durante le vacanze, ma ho riapprezzato il gusto forte e speziato della cucina ungherese: gulash e salsicce lunghe quanto il ponte di Brooklin hanno allietato il mio stomaco durante la permanenza a Budapest, salvo poi dover effettuare una depurazione totale da carne e patate una volta rientrato a Matera. Ho paura persino di pesarmi: la bilancia, in questi casi, diventa un animale feroce che si ciba del tuo orgoglio.
Capitolo propositi estivi di cambiare vita. Ci risiamo. Anche quest’anno, con l’avvicinarsi minaccioso di settembre e con tutto ciò che esso implica (ritorno in ufficio, ritorno al non ritorno), la mia testa partorisce idee malsane (o forse sono io che non riesco a recepirle): fare un’esperienza lavorativa all’estero o trasferirmi a Roma o, ancora, vivere di collaborazioni. Il lato tragicomico di tutto questo è che ogni anno, a iniziare da maggio e fino a ottobre inoltrato, queste idee prendono forza e corpo in me. Succede anche a voi, ditemi di sì…
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