Ultimo Round alla prese con il chinotto
E’ la seconda volta che partecipo all’originale concorso letterario mensile Ultimo Round, ideato dalla casa editrice Round Robin e per la seconda volta un mio racconto viene segnalato, tra quelli finalisti, nel post di presentazione del racconto vincitore.
Questa volta, però, ho deciso di ambientare il mio racconto nella vicina Puglia per meglio abbinare la parola scelta dai ragazzi della Round Robin - chinotto – con il significato più gretto della parola stessa.
Ecco a voi “L’orgoglio sulla gru” e buona lettura:
L’altezza della gru non mi spaventa. Il vento gelido dell’inverno murgiano, nemmeno. Tanto tra un po’ sarà tutto finito. E dopo? “Chi si è visto, si è visto”, dicono dalle mie parti. Nulla mi appartiene più e dall’alto lo comprendo ancora meglio.
Il terreno venduto all’impresa di costruzioni di Francesco Sannicandro.
Le impalcature cedute per una miseria a quello strozzino di Angelo Laguna.
La gru è l’unica cosa che mi è rimasta, maledetti debiti. Meno male che mio padre non può vedermi, pace all’anima sua. Se qualcosa esistesse, dopo la morte, sono certo che inizierebbe a rompermi le palle già dal minuto successivo al mio bye bye al mondo dei vivi.
Due milioni di euro bevuti nel giro di due anni e manco gli usurai vogliono farmi un prestito.
Silvana mi ha lasciato con il culo a terra e si è pure portata via i bambini, quella stronza.
Non ho manco più un tetto sotto cui ripararmi. Puttane e night club hanno attinto a piene mani dal mio portafogli e ora eccomi qua, con il mio sederone su di un lastrico che non è manco più solo ideale.
E’ l’unica cosa da fare, non c’è alternativa. La gru è rimasta la mia sola amica.
Fidata.
Gelida ma fidata.
Il terreno è ricoperto da una coltre nevosa che vorrebbe attutire la mia caduta verso l’inferno. Nascondere i problemi sotto il manto bianco, altrimenti. Come si fa con la polvere. Invece no, non c’è scampo al fallimento.
Trenta metri mi separano dal terreno ghiacciato a cui il mio orgoglio sta per giurare eterna fedeltà. Altro che il matrimonio. Niente fedi: risparmio pure. Mi servono soldi, quindi bando alle riflessioni se sia giusto o meno. Massimo tre giorni e le persone del night manco si ricorderanno di me. E’ il modo più veloce per ottenere un bel po’ di quattrini, alla fine, senza dover passare da una banca indossando un passamontagna.Strilla il cellulare.
“Pronto…sì, dottore, sono io…sì, dottore…il prezzo è quello che le ha detto Giovanni…sì, avrei bisogno di un passaggio fino a Gravina…ma certo che mi depilo, dottore…servizio completo? Non proprio, dottore…un chinotto? Fatt’l fa da sor’t, r’cchion d’ merd!”. *A tutto c’è un limite. Anche al mio bisogno di contanti.
* Traduzione:”…un pompino? Fattelo fare da tua sorella, ricchione di merda!”
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Per chi non lo sapesse, prima di Messenger e ancora prima di Facebook e social network vari, uno dei pochi modi di conoscere gente e comunicare con il mondo intero era il protocollo di rete IRC. Per dirla in soldoni, la prima chat esistente sul web. Ma come connettersi a questo fantastico mondo, fatto di schermate nere e nick fantasiosi (è solo con l’avvento di Facebook, infatti, che le persone hanno iniziato a usare i propri nomi anziché pseudonimi per farsi conoscere nella rete)? Semplice: bastava scaricare un programma (più esattamente, un client) per IRC. Il più famoso e più semplice da usare era, verso la fine degli anni ’90, il mIRC. Evito di raccontarvi la storia di quella che viene considerata una delle dieci applicazioni più scaricate, da quando internet esiste, visto che ci sono migliaia di pagine dedicate a questo client.
La piacevole sorpresa, per chi come me ama WordPress, l’ho avuta collegandomi al sito di TRM per vedere il servizio sulla partita di ieri del Matera: anche la storica emittente televisiva materana scopre le potenzialità del content management (ormai io lo considero tale) più amato e usato al mondo.