Playback is bad

L’attuale cultura pop, ben lontana da quella colorata e creativa degli anni ‘80, ha portato palinsesti televisivi e radiofonici a un collasso generale di proposte musicali indecenti, che durano dalla sera alla mattina.

Soprattutto, c’è il brutto vizio di far esibire i musicisti la maggior parte delle volte in playback. Ora, in Italia c’è un’ondata spaventosa e dissacrante (per la musica stessa) di musica commerciale nel senso più infimo del termine. Quel tipo di musica che diletta le orecchie di una vasta parte della popolazione per poi essere abbandonata in favore della hit pop del momento.

A questo stato delle cose, alcuni musicisti si ribellano sfornando dischi con etichette underground e indipendenti. Altri, facenti parte del cosidetto mainstream ma non essendo – nei fatti – artisti pop, lo fanno a modo loro. Esempio eclatante è quello che è successo ieri, 20.09.2009, durante la trasmissione “Quelli che il Calcio…”, condotta da Simona Ventura. I Muse, band inglese dedita a un rock alternativo condito anche da melodie mai mielose, erano ospiti della trasmissione e guardate cosa è successo quando sono saliti sul palco per esibirsi in playback:


Per chi non avesse seguito la vicenda, i Muse si sono scambiati gli strumenti, con la Ventura che – ovviamente – non conoscendo l’esatta line up della band inglese, ha fatto la sua mera figura di letame.

Non è l’unico caso di rock band che mostrano il loro disprezzo per le esibizioni in playback. Negli anni passati qualcuno più famoso dei Muse ha fatto più o meno la stessa cosa:



I primi sono gli Iron Maiden che, durante una trasmissione televisiva tedesca, decidono di deridere il playback scambiandosi gli strumenti. Correva l’anno 1986.

Nel secondo video vediamo i Nirvana, con Kurt Cobain che propone una versionetra il gothic e il dark della voce in “Smell Like Teen Spirit”.

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