novembre 30th, 2009 — 4:55pm
Il titolo farebbe pensare a un’invettiva contro quei gruppi che si dilettano a suonare cover su cover, ma non è così. Questo è il titolo di un racconto breve con cui ho partecipato al concorso “Parole in Corsa 2009″, organizzato dal Gruppo Torinese Trasporti.
Il genere lo definirei rock/noir con elementi trash. A voi “Odio le cover“:
Scappo.
Me ne vado da qui, ho deciso.
Se ne esco sano e salvo, giuro che chiudo definitivamente le porte a questa città.
Ve lo prometto: non metterò mai più piede in questo posto.
Strappo il fottuto cordone ombelicale che mi tiene legato a mamma e papà e non mi faccio più vivo.
Intanto corro.
Il fiato inizia a farsi pesante. Colpa delle merdosissime Pall Mall.
Ne ho sempre fumate almeno una decina, prima di fare quello che facevo fino a poco fa. Ultimamente è diventato un rito. Prima era un antidoto poco salutare alla tensione. Ma ormai tutto questo non conta: penso ad andare il più veloce possibile.
Mi sono dato all’atletica.
Da cinque minuti.
Per ora sono il primo. Non male per uno che ha appena iniziato a fare sport, eh? Peccato che non esista alcun traguardo da tagliare. Se vinco, avrò salvo il culo e questo basta per dimenticare i prosciutti affumicati che mi ritrovo al posto dei polmoni. Non voglio fare la fine di Frankie, io. Gli hanno infilato le bacchette della batteria lì dove non batte mai il sole, quelle merde. Quaranta e passa centimetri di legno nel culo e mica una per volta.
Magari.
Pepo e Giangi, invece, li ho visti a terra, con il cranio spaccato e la bocca schiumosa.
Con me non ci sono riusciti, i bastardi. Non mi avranno mai, a costo di cambiare i connotati al mio viso. Se mi beccano, me la fanno loro un’operazione di chirurgia plastica all’ano. Con il microfono, ne sono sicuro.
Non sono manco fantasiosi, questi quadrupedi setolosi con la carta d’identità.
Frankie, quel brutto stronzo. L’avevo avvertito di lasciar perdere le pietre miliari del rock.
Manco per il cazzo.
E ora beccati quelle mazze nel culo. Io, intanto, corro e non so manco dove cazzo sto andando.
E’ follia. Pura, limpida e palese follia. Non ci sono altri nomi con cui chiamare questa mattanza.
Colpevoli per cosa, poi? Aver suonato una cover del loro fottutissimo inno.
A me manco piacciono, i fottuti Steppenwolf.
Per non parlare delle moto: preferisco le quattro ruote, non ci sono cazzi.
Intanto corro.
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novembre 10th, 2009 — 5:24pm
Dei problemi inerenti l’educazione civica applicata agli autisti materani dovrei parlarne in un blog a parte: ciò mi garantirebbe posts quotidiani per i prossimi 1000 anni.
Battute a parte, una delle cose che proprio non sopporto è l’atavica e incessante manìa dei possessori/autisti di suv (e non solo quelli, eh) di sentirsi i padroni incontrastati – e incontrastabili, per ovvie ragioni di stazza – delle strade di Matera.
La recente cronaca materana annovera, fra i vari fatti accaduti nella Città dei Sassi, la morte di un uomo di 73 anni investito in Via Lucana (nei pressi delle scale che portano in Piazzetta degli Affari alias mercato di Via Ascanio Persio) proprio da un suv guidato da un giovane.
Sabato mattina, prima mio padre (quasi alla stessa ora in cui è stato investito l’anziano morto la settimana precedente e proprio nel punto in cui è avvenuto il fattaccio) e poi io (qualche ora più tardi) abbiamo corso il rischio di essere investiti da altri due suv – quello che stava per fare secco me era guidato da una donna che ha accennato a un gesto di scuse ma che, imperterrita, continuava a parlare al cellulare -.
In quel tratto di strada, così come in altri (tipo Via Cappelluti nei pomeriggi estivi in cui il sole brilla alto in cielo), la visibilità non è delle migliori, quando le giornate sono soleggiate. Stessa cosa dicasi per le strisce pedonali quasi del tutto scomparse, che rendono ancora più difficile la vita dei pedoni. Questo, però, non deve essere una gisutificante: si può evitare di mettere sotto qualcuno semplicemente osservando le norme basilari del Codice della Strada ed evitare di scambiare le strade cittadine per piste di circuiti automobilistici.
Lo so che ora rischio pure di passare per quello invidioso che rosica perché non possiede un suv, ma il fatto che spesso e volentieri siano sempre quel tipo di autoveicoli a creare panico e caos nel centro cittadino non lo scopro certo io. Volete guidare il vostro suv? Benissimo, ma occhio alle persone e lasciate i cellulari al loro posto. Oltretutto, la posizione di chi guida un suv non è certamente delle migliori per accorgersi repentinamente dell’attraversamento della strada da parte di un pedone.
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novembre 4th, 2009 — 3:58pm

Foto di Luigi Mazzoccoli
Detta così, potrebbe sembrare la passione infrasettimanale di un tifoso di calcio che aspetta con ansia la domenica pomeriggio per recarsi allo stadio.
Se però siete materani e/o avete percorso alcune vie del centro storico, avrete notato la strana segnaletica stradale alternativa presente alla base di alcuni cartelli. Quella sicuramente più evidente si trova a metà di Via del Corso (vicino la Docksteps, tanto per fare pubblicità occulta).
Ora, il giornalista Luigi Mazzoccoli (mio amico e penna tagliente del settimanale “Il Resto” ) ha dedicato un articolo a questi corners, chiedendosi quale funzione possano avere. Lui ha accostato i calci d’angolo stradali all’espressione “Salvarsi in calcio d’angolo”, riferita probabilmente alla situazione del consiglio comunale materano ormai sciolto – con tanto di Comune commissariato -.
Io, da amante dello street marketing, ho visto in questa segnaletica calcistica adattata al paesaggio urbano una campagna pubblicitaria di un qualcosa che non saprei. Oppure le rimanenze del gioco urbano A|Maze, che si è tenuto a Matera il 31 30 ottobre scorso.
Questo post sarà letto anche dai miei contatti su Facebook: riuscirà uno di loro a svlerare l’arcano?
Update del 05.11.2009
Svelato l’arcano: si tratta, come ipotizzato da me e altre persone, di un’azione di guerrilla marketing da parte di un’agenzia scommesse che ha anche aggiunto delle bandierine – subito sparite – a tutti i pali della segnaletica con alla base il nastro adesivo bianco grazie al quale sono stati riprodotti i calci d’angolo.
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novembre 2nd, 2009 — 2:46pm

Foto di Multimedia Didattica
Se internet fosse paragonata a un telecomando con pochi, fondamentali bottoni per la visione della tv si griderebbe allo scandalo o potrebbe essere la via d’accesso al mondo del web per quelle persone che dichiarano di percepire la rete come uno strumento inutile, nelle loro vite?
E’ la riflessione che ho fatto, con conseguenti voli pindarici di marketing, dopo aver letto un articolo di Roberto Venturini su Apogeonline (il link lo trovate alla fine del post). In particolare, riporto alcuni passaggi che mi sembrano fondamentali per avviare un ragionamento su come e quanto internet possa essere plasmata per attirare anche i più scettici (anziani, nella maggior parte dei casi):
Come ho già scritto più volte, il fatto che in Italia sia più o meno il 50% della popolazione ad usare Internet va interpretato; per capire se sia un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Certo, all’estero sono di più (non ovunque), ma il nostro è un paese di anziani e anche un po’ vecchio di testa. Se poi andiamo a spaccare questo macrodato che dice tutto e dice niente, si vede chiaramente come il digital divide esista, come in parte sia geografico (le penetrazioni a Milano e a Roccaraso non sono certamente comparabili), ma sia soprattuto di testa. Insomma uno scenario variegato.
Aggiungiamo a questo un altro dato. Secondo l’Osservatorio Italia Digitale 2.0 di Confindustria il 73% della popolazione che non possiede un personal computer ritiene inutile dotarsi dei servizi della rete e di un collegamento a banda larga. Internet. Inutile.
Ora è ovvio a chiunque di noi quanto Internet sia invece utilissimo per qualsiasi cosa uno debba o voglia fare.
L’articolo è interessante, a parere mio, poiché nella discussione che ne segue si accenna – spesso indirettamente e con esempi pratici – al web design e alla mole di informazioni reperibili sul web, all’usabilità dei siti internet e al digital divide.
Personalmente, mi convinco sempre di più che a essere rese “stupide” e semplici debbano essere le interfacce e non i contenuti, perché occorre facilitare l’uso di uno strumento che è nato da geeks e programmatori ma vuole presentarsi a tutti, con una veste molto meno formale. Fra i commenti che seguono l’articolo ce n’è uno in particolare nel quale viene fatta una riflessione che può sembrare provocatoria ma che riassume il pensiero di una internet meno dispersiva, più usabile e usata.
Link all’articolo di Roberto Venturini su Apogeonline
Ah, i voli pindarici a cui accennavo prima riguardavano una di quelle idee malsane che balzano in testa mentre si legge qualcosa di interessante: un internet provider dedicato agli over 60 che intendono navigare ma non sanno da dove partire. Fornitura a basso costo di una connessione, un laptot dai servizi essenziali, un sito web semplicissimo e una guida on e off line che accompagna – passo dopo passo – l’utente nei meandri del web, con annessa un’applicazione in grado di semplificare i contenuti di qualsiasi sito web.
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