Odio le cover
Il titolo farebbe pensare a un’invettiva contro quei gruppi che si dilettano a suonare cover su cover, ma non è così. Questo è il titolo di un racconto breve con cui ho partecipato al concorso “Parole in Corsa 2009″, organizzato dal Gruppo Torinese Trasporti.
Il genere lo definirei rock/noir con elementi trash. A voi “Odio le cover“:
Scappo.
Me ne vado da qui, ho deciso.
Se ne esco sano e salvo, giuro che chiudo definitivamente le porte a questa città.
Ve lo prometto: non metterò mai più piede in questo posto.
Strappo il fottuto cordone ombelicale che mi tiene legato a mamma e papà e non mi faccio più vivo.
Intanto corro.
Il fiato inizia a farsi pesante. Colpa delle merdosissime Pall Mall.
Ne ho sempre fumate almeno una decina, prima di fare quello che facevo fino a poco fa. Ultimamente è diventato un rito. Prima era un antidoto poco salutare alla tensione. Ma ormai tutto questo non conta: penso ad andare il più veloce possibile.
Mi sono dato all’atletica.
Da cinque minuti.
Per ora sono il primo. Non male per uno che ha appena iniziato a fare sport, eh? Peccato che non esista alcun traguardo da tagliare. Se vinco, avrò salvo il culo e questo basta per dimenticare i prosciutti affumicati che mi ritrovo al posto dei polmoni. Non voglio fare la fine di Frankie, io. Gli hanno infilato le bacchette della batteria lì dove non batte mai il sole, quelle merde. Quaranta e passa centimetri di legno nel culo e mica una per volta.
Magari.
Pepo e Giangi, invece, li ho visti a terra, con il cranio spaccato e la bocca schiumosa.
Con me non ci sono riusciti, i bastardi. Non mi avranno mai, a costo di cambiare i connotati al mio viso. Se mi beccano, me la fanno loro un’operazione di chirurgia plastica all’ano. Con il microfono, ne sono sicuro.
Non sono manco fantasiosi, questi quadrupedi setolosi con la carta d’identità.
Frankie, quel brutto stronzo. L’avevo avvertito di lasciar perdere le pietre miliari del rock.
Manco per il cazzo.
E ora beccati quelle mazze nel culo. Io, intanto, corro e non so manco dove cazzo sto andando.
E’ follia. Pura, limpida e palese follia. Non ci sono altri nomi con cui chiamare questa mattanza.
Colpevoli per cosa, poi? Aver suonato una cover del loro fottutissimo inno.
A me manco piacciono, i fottuti Steppenwolf.
Per non parlare delle moto: preferisco le quattro ruote, non ci sono cazzi.
Intanto corro.
Category: Carlo Magni diventa Carlos Albuquerque, Pensieri, letture e letterature, Simpatie varie | Tags: odio le cover racconto, racconti carlo magni 2 comments »

dicembre 1st, 2009 at 12:34
:)
Non c’è il mi piace altrimenti te lo saresti meritato in pieno.
Però farsi beccare dagli Indian Bikers è oltremodo disdicevole, non ce li vedo molto atletici :P
dicembre 1st, 2009 at 12:43
Perché quello che fuma come un dannato lo è? :-)