Il cielo in un barattolo

Tempo di racconti, su questo blog. Oggi è il turno della mia prima – e credo ultima – creazione letteraria fantascientifica.

Il cielo in un barattolo nasce da un’ispirazione quanto mai bizzarra: uno spot televisivo – di cui non ricordo praticamente nulla – che finiva con due alieni che giocavano a biglie con l’universo. Ho deciso di partecipare all’Ultimo Round di Novembre con questo racconto più che altro perché penso che la scrittura sia uno sport per mani e menti attive e quindi ho pensato bene di allenarmi con un genere non mio.

Ecco cosa ne è uscito fuori:

“Papà, perché le lune sono due, stamattina?”
“Perché te le inventi, Zeta Alfa.”
“Ma papà, guarda in cielo…”
Beta Gamma alzò lo sguardo scettico da scienziato della Star System Service qual era: un vortice di stupore si formò al posto della sua bocca quando, incredulo, vide una luna in più rispetto al solito butterato, pallido satellite che da milioni di anni faceva compagnia alla Terra.
Aveva studiato ogni centimetro di universo conosciuto, Beta Gamma, e poteva scommettere tutta la sua conoscenza sul fatto che non esistesse nessun satellite simile alla Luna nell’arco di settantasette minuti luce. La presenza di quella sorella gemella del satellite caro a tutto il genere umano, venuta fuori dal nulla, era però evidente e non poté fare a meno di fermare la sua autonave sopra il Palazzo delle Esposizioni Extraterrestri. Beta Gamma poggiò la mano destra sotto il mento e iniziò a formulare le ipotesi più strane, nessuna delle quali aveva un fondamento scientifico supportabile da studi e ricerche effettuate sul campo, in tutta la storia dell’astronomia.
Passarono una decina di minuti e quando il suo cervello cessò di immaginare cosa potesse aver generato un satellite uguale alla luna, sorrise e si rivolse a suo figlio: “E’ colpa dell’azoto: il livello di presenza del gas nell’atmosfera è troppo alto, in questi giorni, e questo può essere causa di allucinazioni.”
Zeta Alfa, non del tutto convinto della spiegazione ricevuta dal papà, scrutò nuovamente la luna in più nel cielo e – senza batter ciglio – decise che era molto più comodo pensare che Beta Gamma avesse ragione piuttosto che porsi domande senza una risposta certa.

Hantol stava tirando verso di sé la comoda sedia in titanio, girandola di 60° per mettersi comodo. La tavola era già imbandita e pronta affinché la mostruosa divinità consumasse il suo pranzo quotidiano. Vi erano poggiate pietanze di ogni dove: specialità dell’universo Uno, dell’universo Due e cibi vari provenienti direttamente dall’universo Quattro. Improvvisamente, la divinità si accorse di aver dimenticato la pietanza principe della sua dieta: la luna dell’universo Tre. Ricordava di averla recuperata dalla costellazione dell’Ottante ma non dove l’avesse poggiata temporaneamente. Girò, quindi, tre volte intorno al tavolo, sperando che questo rito gli ricordasse dove aveva poggiato la luna e – come sempre – al compimento del terzo giro, rimembrò di aver lasciato la luna vicino le provviste per il mese successivo. Aprì il barattolo in cui custodiva l’universo Uno e diresse le sue dita verso quella luna che, da lì a pochi minuti, gli avrebbe fatto da dessert.

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4 Responses to “Il cielo in un barattolo”

  1. Luigi

    Bella Carlè! Mi piace il racconto e mi piace la sua atmosfera (chissà perchè mi ha fatto venire in mente le avventure di Capitan Harlock). E soprattutto ne condivido il significato profondo (almeno quello che ho colto io). Complimenti!

  2. Carlo Magni aka Luachan

    Quale significato hai colto, Luigi? Sentiamo, sentiamo… :-)

  3. Luigi

    Bè, che al cospetto dell’immensità dell’Universo noi siamo davvero piccoli piccoli (e spesso non solo fisicamente…).
    E non ci rendiamo conto che basta un attimo per essere divorati dal Male…

  4. Carlo Magni

    Metafiiisiicoo :-)

    Be’, può essere una delle tante interpretazioni possibili. Sinceramente, quando ho scritto il racconto non ho pensato a un significato vero e proprio, quanto al fatto che dovesse rendere l’idea di un futuro lontano intriso di dubbi esistenziali simili a quelli dei giorni nostri.
    Dubbi insiti nell’uomo, insomma…


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