Quadro d’oblìo, un racconto breve horror
L’idea e l’ispirazione me le date i ragazzi di Scheletri.com, attraverso la partecipazione al concorso “300 parole per un incubo”, dedicato alla letteratura horror.
Casa vostra fa paura, quando siete soli? La mia sì, ogni tanto ( soprattutto quando la mia gatta resta pietrificata e fissa il vuoto della stanza: una sorta de “Il sesto senso” animalesco…). Spero di farvi accaponare la pelle, bbrrrrr :-)
La sua immagine riflessa in quel quadro orrendo non era più sola. Sembrava una fotografia in bianco e nero. Testa e spalle anticipavano di pochi centimetri quei lunghi capelli neri sorretti da un volto di cui non si scorgevano i lineamenti.
Luke non aveva la minima intenzione di voltarsi. In quei lunghi attimi, il quadro gli stava facendo la rivelazione più sconvolgente da quando viveva in quella vecchia casa del centro storico.
Quei sogni incomprensibili, di oscuri profili che di notte si accovacciavano sul suo letto, iniziavano ad avere un senso. Il sentirsi costantemente osservato, pur essendo l’unica persona in casa, aveva una illogica conclusione.
I secondi aumentavano e la distanza tra Luke e quella nera figura dalle fattezze femminili si accorciava inesorabilmente. Iniziava a sentire freddo, Luke, come quando nel bus cittadino che lo accompagnava al lavoro qualcuno, dietro di lui, respira affannosamente nelle fredde giornate invernali colpendo il suo collo con aria gelida. Il freddo era lo stesso, ma il fastidio si era tramutato in paura.
Semplice e inarrestabile paura.
Il silenzio sembrava una coperta di piombo caduta sul suo appartamento e avrebbe dato tutto l’oro del mondo, Luke, pur di ascoltare le voci dei passanti. Invece a fargli compagnia era il nulla di una presenza tangibile ma eterea, che per nessuna ragione al mondo avrebbe voluto vedere in faccia.
Adesso Luke sentiva i capelli gelati della presunta donna sulle sue spalle e fu in quel preciso istante che sentì un alito di vento sulla pelle del suo viso. Scrutò nuovamente il quadro, rimasto l’unico e silenzioso testimone di quell’inspiegabile avvenimento, e l’unica cosa che vide, oltre la tela, fu il proprio volto. Comprese che da quel momento avrebbe avuto un motivo in più per temere quella casa.
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