Il tarlo del 2019 nelle teste materane

Mi introduco nella discussione che a Matera vede protagonisti, più o meno, produttori di cultura e non che dicono la loro sulla candidatura di Matera a capitale europea della cultura per l’anno 2019.

Non voglio porre l’attenzione su quanto sia opportuna o meno la candidatura, quanto sul fatto che la stessa abbia svegliato le menti pensanti della città dei Sassi, soffermandosi sul livello culturale della popolazione materana. In tal senso, sono state illuminanti e coraggiose le parole di Antonio Andrisani che – nel video dell’ultima puntata de La Nota Storta (quella con Angelo Tosto come ospite), programma dell’amico Donato – fa un quadro condivisibile ma scoraggiante del livello culturale a Matera, bocciando praticamente la candidatura. La posizione di Andrisani non è l’unica di questo genere ed è questo che mi ha portato a scrivere il post.

Io penso che  il fine perseguibile da noi materani, attraverso la candidatura della città a capitale europea della cultura, non deve essere altro che l’inizio di una discussione seria e ragionata sullo stato della cultura a Matera, sulle effettive potenzialità e le reali difficoltà che quotidianamente chi produce cultura incontra. E’ da questo punto di vista che vedo l’utilità della candidatura, ma solo se realmente iniziamo a ragionare sulle soluzioni da adottare per innalzare il livello culturale di Matera, indice che non si misura solo attraverso le presenze nei cinema cittadini o nelle librerie, ma anche attraverso la partecipazione delle persone alle cose che interessano l’intera comunità. Di questo stimolo alla discussione, permettetemi, occorre dare atto a chi nella candidatura crede.

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7 Responses to “Il tarlo del 2019 nelle teste materane”

  1. hb

    Centrato in pieno, Carlo!

  2. Carlo Magni

    Andrisani mi ha illuminato: quello che vedevo, prima di ieri, era una fioca luce che si è trasformata in un post dopo aver visto il video :-)

  3. Francesco

    caro Carlo, se veramente fossi stato illuminato solo dalle parole di Andrisani, mi verrebbe da gridare al miracolo, perchè sei tra i pochi eletti ad aver inquadrato la reale potenzialità della Candidatura. Cosa strana è che questo tuo pensiero è scritto a caratteri cubitali nelle decisioni del Parlamento Eurpeo che introducono l’evento “Capitale Europea della Cultura”. Fare Cultura significa anche partecipare attivamente, informarsi, chiedere……non sempre intervenire solo per dire la propria può significare partecipare alla vita Kulturale (la k non è casuale) della città (e non mi riferisco al tuo intervento). speriamo che dopo l’illuminante intervento di Andrisati e l’illumintato della amico Carlo, la luce non sia così forte che qualcuno se ne venga col dire che Matera 2019 oscura tutto il resto……hihihihihihihiiiii

  4. Carlo Magni aka Luachan

    @Ciccio, ovviamente Andrisani ha dato il via definitivo a una riflessione che covavo da tempo.
    Ricordo bene, all’inizio della vostra avventura, quanta enfasi fu data proprio al fatto che la candidatura dovrebbe essere vista come un’occasione per iniziare una seria discussione sullo stato della cultura in città.

  5. massimiliano

    io vedo nella candidatura di matera a capitale europea della cultura 2019 l’opportunità per risollevare le sorti di una città dalle molte potenzialità inespresse e non ne approvo la sua bocciatura da chi ne fa una mera strumentalizzazione concettuale che grettamente favorisca i propri interessi!! favorevole a tutti coloro in grado di fornire le ali a qs città che non siano di colombo ma di aquila

  6. Luigi

    Bravo Carlo, hai davvero colto nel segno sia nell’analisi che nelle conclusioni. Io credo infatti che bisogna intanto superare l’equivoco di fondo sul concetto di cultura. Che, come ben dice Carlo, “non si misura solo attraverso le presenze nei cinema cittadini o nelle librerie” e, mi permetto di aggiungere, col numero di convegni, mostre e concerti. Chè a Matera ce se sono fin troppi! La cultura invece, come sosteneva l’antropologo Levi Strauss “è il complesso delle peculiarità di un popolo”: un’idea che ho sempre condiviso e sostenuto: http://beppegrillo.meetup.com/159/messages/boards/thread/3364018/0#10392861
    E Matera e il suo popolo per millenni si sono distinti per peculiarità che li hanno resi unici al mondo. Ma gran parte di questo patrimonio è andato disperso con la dolorosa ma inevitabile evacuazione dei Sassi negli anni ’50: Matera allora ha perso la sua identità, la sua cultura appunto. E poi sconta un malvezzo che credo sia comune a tutte le piccole realtà, soprattutto qui al Sud: le divisioni, le invidie, le liti da cortile. Ecco perchè credo che sia velleitaria, con questi presupposti, la candidatura a Capitale Europea nel 2019. Che però in effetti, come sottolinea Carlo, sta stimolando una bella discussione, almeno in Rete. Speriamo che presto esca anche fuori, magari dopo la campagna elettorale. In quel caso infatti, sarebbero solo chiacchiere al vento…

  7. Carlo Magni aka Luachan

    @Luigi e @massimiliano, interventi condivisibili entrambi, i vostri.
    Dubito, comunque, che le orecchie che dovrebbero seguire questa discussione e le bocche che doovrebbero parteciparvi lo facciano prima del 28 marzo :-)

    Il senso di disfattismo generale e di non appartenenza, in questa città, è una malattia da cui solo discutendo seriamente si può guarire: prova lampante – e banale, se volete – ne è la mancanza di stemmi araldici nella/sulla stragrande maggioranza degli edifici pubblici (a Potenza, per esempio, mo’ mo’ mettono il leone pure sulle strade…), ad eccezione dei pali in ferro sui marciapiedi (non conosco il loro nome tecnico, eheheh) e di alcuni tipi di lampioni.
    Penso, anche, che la spinta culturale debba avvenire dal basso e non dalla solita “intellighenzia” materana: da scrittori come Costantino Dilillo (mi ci metto anche io, per quanto apprendista, eheheh), giornalisti come te – Luigi -, musicisti come te – Massimiliano -, ma anche dal mondo del sociale.
    Basta vecchi presenzialisti, intellettuali chiusi nei loro eremi di sapienza o nei locali IN della città: vogliamo rompere gli schemi una buona volta?


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