La Nota Storta del web
Nel periodo in cui fonti interne il New York Times parlano di un imminente annuncio, da parte del quotidiano americano, dell’introduzione di news a pagamento sul proprio sito, viene spontaneo domandarsi quanto spazio possano ritagliarsi idee e i progetti che partono dal basso, con budgets modesti, per creare interessanti contenuti, gratuitamente disponibili in rete. Ne parliamo con Donato Mola, un blogger materano che – in collaborazione con una società di produzioni multimediali e un blogger fuorisede – conduce “La Nota Storta”, un programma in onda esclusivamente sul web e focalizzato su fatti e avvenimenti locali.
Quando e come è nata l’idea di creare un programma come La Nota Storta?
L’idea non è altro che l’evoluzione naturale di un blog urbano (www.hyperbros.com) che negli ultimi anni ha visto crescere col numero dei visitatori, anche la qualità dei commenti che vi arrivavano. E’ cresciuta anche l’internet, la rete di relazioni con altri che in rete propongono dei contenuti interessanti e dunque abbiamo messo insieme le forze per colmare un vuoto. Quello di una “piazza” che a Matera ha perso di recente la funzione primaria dell’incontro. Con La Nota Storta proviamo a rimettere in circolo alcune idee, opinioni e fatti, valorizzando i testimoni e i protagonisti della vita pubblica, per il momento materana (ma il progetto prevede di allargare l’interesse alla regione). Lo scopo è quello di portare avanti la ricerca dell’identità perduta, o forse solo dimenticata, del nostro territorio.
Il vostro team è variegato: un blogger materano stanziale, un blogger materano fuorisede, un giornalista e un’azienda che si occupa di produzioni multimediali. Come siete riusciti a far incontrare le vostre idee?
E’ stato possibile grazie alla frequentazione quotidiana e al confronto sui vari temi che i nostri rispettivi blog o testate giornalistiche hanno fatto scaturire. Ma non è solo una questione di contenuti, pure importante. Molto forte è l’elemento “stilistico” che ci accomuna. Ci piace l’ironia e il taglio leggero che diamo ai nostri contenuti.
Pensi che il tipo di format de “La Nota Storta” sia trasferibile in contesti metropolitani o sia più efficace in realtà come la provincia italiana?
Mi piace descrivere La Nota Storta come un prodotto di “artigianato digitale”, nel solco delle più gloriose imprese della tradizione di provincia, dove ogni cosa è fatta “a mano”, curata in maniera certosina e senza lasciare spazio all’improvvisazione (certo è un modo di dire perché c’è anche l’elemento dell’imprevedibilità in scaletta, ossia gli interventi in chat dei nostri visitatori).
Per venire quindi alla domanda, penso che il format sia replicabile. La Nota Storta nasce come un esperimento che, in prospettiva, vorrei che avesse uno sviluppo maggiore, sino a diventare una rubrica nell’ambito di un vero e proprio palinsesto web: l’intento è quello e chi non lo ha capito, per parafrasare Negroponte, riferendosi a quei paesi che continuano a investire in telefonini e televisione, “è un paese destinato a morire”. Noi crediamo nella convergenza: basta vedere gli ultimi passi di YouTube o della Sony. Ancora una volta, l’Italia dimostra – con tante altre piccole realtà come la nostra – di avere il suo punto di forza nel tessuto della micro impresa e dell’artigianato riattualizzato in chiave digitale.
Essendo nata nel web e per il web, La Nota Storta ingloba diverse qualità che rendono i suoi contenuti “open source”, nel senso che tutti possono – gratuitamente – vedere ogni singola puntata del programma e intervenire in diretta: quanto è coraggiosa una scelta simile per un editore interessato ad acquistare un format come questo, in un periodo in cui la discussione sulla gratuità dei contenuti online si sta orientando verso una soluzione “premium”?
Bella domanda, a cui non è facile rispondere con sicurezza. Siamo ancora in un momento di sperimentazione. Sono convinto che l’open source sia uno strumento utile anche per fare business.
Lavoro in un’azienda che utilizza l’open source per offrire servizi e contenuti ai propri clienti. Con il team de La Nota Storta stiamo ultimando un piano di sponsorizzazione per coprire i costi del nostro lavoro. Se allarghiamo il discorso all’editoria, sia quella dei grandi gruppi italiani che quella delle piccole case editrici che vengono dall’informazione tradizionale (televisiva e cartacea), è facile accorgersi come essa risulti, in genere, inadeguata al compito che è chiamata a svolgere. Molti gruppi editoriali mancano di apertura mentale, onestà intellettuale, sono analfabeti in tema di tecnologie, leggono e parlano poco, guardano troppa tv, si gingillano troppo con i telefonini per accorgersi che dovrebbero farsi da parte e lasciare spazio a persone e idee non nuove, ma diverse dalle loro. Il concetto di “premium” deriva da quella cultura del “nulla imbellettato” che ci hanno propinato fino ad ora. Ogni contenuto deve essere sì “premium”, ma aperto e libero a tutti. Invece si continua, nella maggior parte dei casi, a produrre razzumaglia televisiva e cartacea per “costringere” l’utente a pagare per “i contenuti migliori”. Questa deriva fa arrabbiare tante persone, non solo il sottoscritto. Ma ancora una volta la risposta non tarderà ad arrivare. Ormai gli strumenti sono a disposizione di chiunque. Quindi è più facile produrre e diffondere contenuti. Le menti e le idee che abbiamo a disposizione in Italia, la nostra antichissima cultura e la nostra storia giocheranno un ruolo sempre più importante adesso che non abbiamo più bisogno del supporto dei grandi gruppi editoriali per mostrare agli altri utenti cosa siamo in grado di fare. E’ questa la novità. Ed è per questo che in tanti temono la rete e cercano, più o meno subdolamente, di limitarne la diffusione. Questo gioco perverso, comunque, è destinato a terminare poiché la gente inizia ad accorgersi che in futuro non saremo in grado di ricordare nessuno dei nomi degli attuali editori.
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