MateraCamp, piccole considerazioni
…ma davvero piccole, eh.
Innanzi tutto, dovremmo iniziarlo a chiamare BasiliCamp (visto il coinvolgimento, a livello organizzativo, di blogger materani e potentini).
Più che “non conferenza”, il MateraCamp è l’occasione per conoscere vari aspetti della città anche da parte di chi è materano (autoctono e stanziale); una notevole risorsa per l’allargamento delle conoscenze - fisiche e culturali - di chi prende parte all’evento; un continuo ascoltare - e a volte anche origliare - con interesse i progetti, le idee e le proposte degli amici blogger sparsi su tutta la penisola per un ampliamento delle idee personali di ognuno.
Devo dire la verità: durante la BlogBeer della sera precedente il MateraCamp, mi sono seduto al tavolo con blogger stagionati e non che, ahimè, non conoscevo: ho ascoltato con interesse le loro storie, i loro propositi e i racconti dei loro precedenti incontri. E, devo ammettere, mi sono sentito un po’ tagliato fuori, visto che da queste parti sono davvero poche le occasioni di incontro di questo genere.
Mi ha fatto piacere, tra le altre cose, conoscere il buon Luigi e la simpatica Velas/Elena, la mitica Roberta e le altre persone di cui, non me ne vogliano, non ricordo i nomi.
Non parlo - un po’ volutamente e un po’ perchè non li ho seguiti tutti - degli interventi effettuati: a mio modo di vedere le cose, la magia del MateraCamp (e di tutti i BarCamp) risiede tutta nel sviluppare un’idea partendo da un bicchiere di vino.
Un obiettivo raggiunto, a distanza di un anno: siamo usciti dalla rete e stiamo facendo rete.
MateraCamp…mò vegn
Domani tutti al MateraCamp. Bello il posto, bella la grafica creata dagli amici di Egghia, bello poter partecipare non solo come semplice blogger ma come componente dei Sassi Parlanti 
Politometro
Ecco dove mi inserisce il politometro di Repubblica.it:
tra Boselli e Bertinotti.
Un po’ di slides
Dopo la mini docenza di sabato sulla creatività applicata alla promozione della donazione di sangue, ecco le slides preparate per l’occasione.
Il linguaggio è accessibile a tutti (mi piace usare termini non ricercati, soprattutto quando ho a che fare con persone che non masticano i temi dedicati alla comunicazione, on line od off line che sia).
Ne è nato un dibattito sull’efficacia di un certo tipo di comunicazione, meno istituzionalizzato e diretto verso pubblici sempre più ampi. Ovviamente non sono mancate alcune critiche alle immagini scelte per la presentazione, ma era quello che volevo perchè sapevo di calpestare un campo minato.
Conclusioni: la creatività aiuta la comunicazione sociale se ci lasciamo andare e non cadiamo nel pietismo, cosa che invece troppe associazioni continuano a fare.
Nota: il video presente, come link, nelle slides lo trovate qui.
Update
Pensavate di esservi liberati di me, eh? E invece no.
E’ stato un periodo di lavoretti sparsi e riflessione sugli aspetti professionali. Da qualche giorno e pur con molte remore iniziali, sono entrato a far parte della grande famiglia dei consulenti commerciali di Fastweb. E sì, i servizi di Fastweb sono arrivati anche qui a Matera e così, preso dal desiderio di arrotondare e dalla voglia di mettermi in gioco nella consulenza alla vendita, ho deciso di abbracciare questa soluzione temporanea.
Domani, invece, terrò la mia prima docenza. Si tratta di una lezione sulla creatività applicata alla comunicazione sociale inserita nel corso di aggiornamento dei dirigenti regionali della Fidas e proprio poco fa ho finito di preparare le slides che accompagneranno me e l’altro “professorino” in questa mini avventura.
L’obiettivo di tutte queste piccole occupazioni è quello di mettere insieme un po’ di soldi da investire in qualcosa di mio.
Qualcuno mi sa dire com’è andata la riunione di Visioni Urbane del 21 novembre? Non mancherò per nessun motivo al workshop con Bruce Sterling, qui a Matera: leggo ogni mese la sua rubrica su XL nonchè alcuni suoi articoli su Wired ![]()
Le teste gloriose*…
…sono qui:
*teste gloriose= dal materano cap’ glorios’. Non è niente di offensivo, tranquilli ![]()
Linux Day 2007
Ovvero: come un luogo virtuale come un meetup diviene occasione di condivisione, organizzazione e incontro reale tra persone diverse ma mosse da un obiettivo comune.
Sabato 27 ottobre (tra smanettoni e semplici curiosi, novizi del software libero e open source e sviluppatori) avrà luogo, per la prima volta a Matera, il Linux Day.
Cercate di esserci: il programma è ricco e aspettiamo anche voi e le vostre idee/curiosità in merito al software libero open source e a Linux.
Links utili:
Programma in divenire, forum e locandine
MateraCamp edizione 2008
Sta per tornare….
Una serie di Visioni Urbane
Questa mattina ho partecipato, insieme a tanta altra gente, alla prima riunione del progetto Visioni Urbane. Dando per scontato che la maggior parte di quelli che seguono il mio blog sanno di cosa si tratta (se non lo sapete, no hay problema: vi rimando qui, qui e qui), cercherò di fare una sintesi dei contenuti discussi durante la prima parte dell’incontro (poichè alle 14 ho preso la S.S. 407 Basentana, direzione Matera, per rientrare a casa).
Intanto ho raggiunto un obiettivo: non prendere appunti sul pc ma sulla mia agenda (e questo, per me, è un grosso risultato). Proprio nell’agenda, ho segnato alcuni punti che reputo importanti e nati dalla discussione tra organizzatori e creativi (associazioni in genere):
- creare cose (eventi, corsi, laboratori ecc. ecc.) che restino nel territorio lucano - e non creare professionalità e/o capacità da spendere altrove, aggiungo io -;
- partire dai laboratori e non dagli spazi - della serie: prima progettiamo cose appetibili per la nostra terra e la popolazione e poi ci poniamo il problema degli spazi, che quelli piano piano escono.. -;
- sempre nella progettazione, è fondamentale identificare una serie di opzioni, studiandone la gestione una volta che l’idea/progetto diventa operativa;
- chiediamoci tutti fino a che punto le diverse forme di espressione (musica, teatro, letteratura ecc. ecc.) possono diventare elemento di sviluppo in una regione come la nostra. - “Tanto!”, rispondo io, se queste forme si intrecciano fra loro e fra chi le produce e distribuisce: noi lucani abbiamo bisogno innanzi tutto di uno sviluppo culturale che parta dal basso senza sentirci dipendenti da finanziamenti pubblici. Della serie: insieme si può - ;
- stabilire un patto tra chi investe denaro e chi investe la propria creatività, al fine di porre obiettivi chiari e a lungo termine;
- (il mio preferito, ndr) il mercato non è il male: è il luogo della comunicazione. Sante parole: se io acquisto un cd prodotto e distribuito da un musicista, non faccio altro che dirgli che il suo lavoro mi piace e voglio che lui continui a produrre la sua musica, partecipando alla continuità del suo progetto.
Alberto, da cui ho preso in prestito il sesto punto e l’esempio del cd, ha mostrato anche delle slide riassuntive dei punti di forza e delle debolezze della “scena” creativa lucana. Da questa presentazione è nata una discussione con una giusta dose di polemica e provocazione, ma (almeno fino a quando sono stato presente) penso che nessuno degli interventi abbia colto la vera debolezza della creatività lucana. Mi spiego. Tra le debolezze riassunte nella slide, vi erano due punti che non sono stati oggetti di discussione da parte dei rappresentanti delle diverse associazioni, ossia:
- una carenza di analisi della domanda quando si presenta un progetto creativo;
- poca tensione alla sostenibilità economica delle attività.
Per quanto riguarda il primo punto, noi “creativi” lucani dobbiamo pensare alle nostre idee in termini di prodotto: se è vero che riusciamo, non di rado, a produrre contenuti di un certo spessore, è anche vero che spesso e volentieri ci innamoriamo a tal punto delle nostre idee da non riuscire a domandarci se sia realmente quello di cui la popolazione residente nel territorio in cui presentiamo l’idea senta l’esigenza.
Non è difficile, all’interno delle associazioni, sentir parlare del marketing come del diavolo e del mercato come fonte di corruzione e impoverimento culturale di un’idea. Bisogna capire, invece, che una buona pianificazione del progetto, con relativa analisi su chi e come sosterrà i costi di organizzazione e gestione (e qui arriviamo al secondo punto), oltre ad una analisi accurata di ciò che la gente chiede che venga realizzato, consente un rischio minore non solo in termini di investimento ma anche di successo dell’iniziativa.
Sono del parere che il vero successo di un’associazione o comunque di un soggetto creativo dipenda da quanto quello che produce sia distribuito (radicato) nel territorio in cui il soggetto opera e dalla indipendenza economica dagli enti pubblici, anche facendo pagare il biglietto per usufruire di uno spettacolo/prodotto. Questioni di cultura e abitudini, lo so. Ma da qualche parte bisogna pure incominciare.
Qualche riga di azione: Blog Action Day
Non scriverò di difesa ambientale per richiamare la vostra attenzione sull’argomento delle emergenze ambientali: ci pensa il mio amico Astronik con il suo post dedicato al Blog Action Day.
Il mio contributo passa attraverso un’immagine, scattata ieri pomeriggio durante la visita al percorso sensoriale FATA: Fuoco Acqua Terra Aria, allestito presso gli ipogei di Piazza San Francesco a Matera.
Per aver rispetto dell’ambiente dovremmo prima di tutto avere rispetto degli esseri che popolano il nostro pianeta, siano essi uomini o animali. Senza dimenticare le piante.
Ecco perchè il mio contributo passa da qui:




