Category: Creatività


La Nota Storta del web

marzo 11th, 2010 — 6:47pm

Nel periodo in cui fonti interne il New York Times parlano di un imminente annuncio, da parte del quotidiano americano, dell’introduzione di news a pagamento sul proprio sito, viene spontaneo domandarsi quanto spazio possano ritagliarsi idee e i progetti che partono dal basso, con budgets modesti, per creare interessanti contenuti, gratuitamente disponibili in rete. Ne parliamo con Donato Mola, un blogger materano che – in collaborazione con una società di produzioni multimediali e un blogger fuorisede – conduce “La Nota Storta”, un programma in onda esclusivamente sul web e focalizzato su fatti e avvenimenti locali.

Quando e come è nata l’idea di creare un programma come La Nota Storta?

L’idea non è altro che l’evoluzione naturale di un blog urbano (www.hyperbros.com) che negli ultimi anni ha visto crescere col numero dei visitatori, anche la qualità dei commenti che vi arrivavano. E’ cresciuta anche l’internet, la rete di relazioni con altri che in rete propongono dei contenuti interessanti e dunque abbiamo messo insieme le forze per colmare un vuoto. Quello di una “piazza” che a Matera ha perso di recente la funzione primaria dell’incontro. Con La Nota Storta proviamo a rimettere in circolo alcune idee, opinioni e fatti, valorizzando i testimoni e i protagonisti della vita pubblica, per il momento materana (ma il progetto prevede di allargare l’interesse alla regione). Lo scopo è quello di portare avanti la ricerca dell’identità perduta, o forse solo dimenticata, del nostro territorio.

Il vostro team è variegato: un blogger materano stanziale, un blogger materano fuorisede, un giornalista e un’azienda che si occupa di produzioni multimediali. Come siete riusciti a far incontrare le vostre idee?

E’ stato possibile grazie alla frequentazione quotidiana e al confronto sui vari temi che i nostri rispettivi blog o testate giornalistiche hanno fatto scaturire. Ma non è solo una questione di contenuti, pure importante. Molto forte è l’elemento “stilistico” che ci accomuna. Ci piace l’ironia e il taglio leggero che diamo ai nostri contenuti.

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Intervista a Costantino Dilillo, autore di “Un greto di ciottoli”

marzo 11th, 2010 — 6:44pm

“Un greto di ciottoli”, romanzo giallo dello scrittore Costantino Dilillo, puzza di sigarette arse da avventori di un bar catapultato trent’anni indietro, ma mostra la genuinità di una tisana dalle ottime proprietà organolettiche. Cornice di questo quadro è la città di Matera, con i suoi anfratti storici, le sue case nei Sassi, il suo provinciale silenzio e la sua vocazione di città che ha fame di successo.

La trama ci parla di una sorta di investigatore privato, tale Pasquale Scanzano, alle prese con due casi apparentemente insignificanti ma che nascondono verità scomode per i protagonisti. Ne parliamo con l’autore

Pur se tinto di atmosfere piacevolmente retrò, “Un greto di ciottoli” affronta tematiche molto attuali. Da dove hai tratto l’ispirazione per scrivere questa storia?

Dalla realtà, dalla vita quotidiana, dalla cronaca. Le “storie” sono le rappresentazioni della realtà nella mente. Penso che il raccontare sia di per sé “ricerca”; ricerca di nessi, di concatenazioni fra gli eventi, di cause e di effetti. Il racconto giallo, poi è la ricerca per antonomasia, è ricostruzione, è cercare le ragioni dei fatti. Leonardo Sciascia diceva che gli scrittori sono degli sbirri mancati, sembra una provocazione ma aveva ragione, il processo della conoscenza e il raccontare si svolgono proprio come un’indagine. Questa è la scommessa “teorica” da cui è partito il mio romanzo giallo in cui a quella che Gadda chiamava la “ricostruzione del passato” si affianca lo scavo della natura umana, delle passioni che portano a delinquere. Il crimine non è appannaggio dei “professionisti” iscritti all’albo ma si presenta come sfondo sociale; piccoli abusi, la cresta, la mancia, il regalino, “il caffè”, la seconda attività in nero – che criminologicamente invece si chiama frode – corruzione, concussione, comparaggio, truffa sono appunto come lo sfondo della vita reale di ogni giorno, una serie di piccole attività devianti che non richiamano il conclamato delitto e rispetto alle quali si è rinunciato allo “scandalo”, in una sorta di tolleranza che in realtà è assuefazione.

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La nota storta, qualcosa di nuovo nella tv materana

dicembre 22nd, 2009 — 2:12pm

Il buon Donato non smette mai di stupirmi e oggi ha presentato la nuova trasmissione che condurrà in streaming e con la collaborazione di Materatown, nella quale verrà dato spazio a voci diverse della città di Matera e non solo.

Il formato della trasmissione prevede l’incontro dal tono informale, tra un blogger e un protagonista della vita pubblica, politica, culturale del territorio di riferimento (materano e lucano). In circa 30 minuti il blogger materano HB (www.hyperbros.com) intervista e commenta, insieme all’ospite in studio ed ai commentatori collegati via Skype (www.skype.it), i fatti di stringente attualità ripresi dalla rete internet nei vari blog, social network e siti di informazione consentendo agli utenti connessi di interagire col personaggio ospitato.

Per seguire il programma, basta collegarsi all’indirizzo del sito www.lanotastorta.info alle ore 21.00 di ogni lunedì. Col passare delle settimane, in una apposita sezione dello stesso, saranno archiviate le varie puntate del programma, per una fruizione in modalità on-demand, consentendo ai visitatori di inviare commenti in formato testuale.

Links:

Sito Web -  www.lanotastorta.info

Gruppo Facebook – La Nota Storta

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A present for me, da Wired Italia

dicembre 18th, 2009 — 2:28pm
Quasi quasi abbono anche Carlotta

Quasi quasi abbono anche Carlotta

Nella via in cui vivo, a Matera, verso le 14:00 appare – come una figura onirica – il postino di giallo semivestito (non nel senso che è mezzo nudo, ma che indossa il giubottino istituzionale delle Poste) e, con il suo magico tocco, suona i nostri citofoni come fossero tasti di pianoforte.

Succede però, spesso e volentieri, che non sia il leggiadro figuro (a volte anche leggiadra) il portatore di buone novelle ma un corriere dalla tuta blu. Così, quest’altro messaggero di pace e amore, moderno re magio, è giunto presso la mia umile dimora portando in dono una t-shirt proveniente da Wired, magazine al quale sono fedelmente abbonato e di cui ringrazio giornalisti, impaginatori, grafici e chi più ne ha più ne metta per il bellissimo e apprezzatissimo regalo che mi hanno fatto (non solo a me, si intende).

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Quadro d’oblìo, un racconto breve horror

dicembre 15th, 2009 — 7:51pm

L’idea e l’ispirazione me le date i ragazzi di Scheletri.com, attraverso la partecipazione al concorso “300 parole per un incubo”, dedicato alla letteratura horror.

Casa vostra fa paura, quando siete soli? La mia sì, ogni tanto ( soprattutto quando la mia gatta resta pietrificata e fissa il vuoto della stanza: una sorta de “Il sesto senso” animalesco…). Spero di farvi accaponare la pelle, bbrrrrr :-)

La sua immagine riflessa in quel quadro orrendo non era più sola. Sembrava una fotografia in bianco e nero. Testa e spalle anticipavano di pochi centimetri quei lunghi capelli neri sorretti da un volto di cui non si scorgevano i lineamenti.
Luke non aveva la minima intenzione di voltarsi. In quei lunghi attimi, il quadro gli stava facendo la rivelazione più sconvolgente da quando viveva in quella vecchia casa del centro storico.
Quei sogni incomprensibili, di oscuri profili che di notte si accovacciavano sul suo letto, iniziavano ad avere un senso. Il sentirsi costantemente osservato, pur essendo l’unica persona in casa, aveva una illogica conclusione.
I secondi aumentavano e la distanza tra Luke e quella nera figura dalle fattezze femminili si accorciava inesorabilmente. Iniziava a sentire freddo, Luke, come quando nel bus cittadino che lo accompagnava al lavoro qualcuno, dietro di lui, respira affannosamente nelle fredde giornate invernali colpendo il suo collo con aria gelida. Il freddo era lo stesso, ma il fastidio si era tramutato in paura.
Semplice e inarrestabile paura.
Il silenzio sembrava una coperta di piombo caduta sul suo appartamento e avrebbe dato tutto l’oro del mondo, Luke, pur di ascoltare le voci dei passanti. Invece a fargli compagnia era il nulla di una presenza tangibile ma eterea, che per nessuna ragione al mondo avrebbe voluto vedere in faccia.
Adesso Luke sentiva i capelli gelati della presunta donna sulle sue spalle e fu in quel preciso istante che sentì un alito di vento sulla pelle del suo viso. Scrutò nuovamente il quadro, rimasto l’unico e silenzioso testimone di quell’inspiegabile avvenimento, e l’unica cosa che vide, oltre la tela, fu il proprio volto. Comprese che da quel momento avrebbe avuto un motivo in più per temere quella casa.

Link al racconto su Scheletri.com

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