Recordar Lisboa

Succede che dopo otto anni torni a respirare aria straniera e calpesti strade che non hanno mai accolto i tuoi passi.
Succede di innamorarti di una città e della sua dolce malinconia, della sua vocazione marinaresca e del suo romanticismo pirata, che ti assale e te ne fa innamorare.
Succede che torni in patria e ascolti i soliti tiggì pieni zeppi di notizie brutte, che ti vien voglia di cambiare canale.
Succede che inizia a venire anche a te la saudade e metti un po’ di fado per cibare la malinconia e trasformarla in versi.
Succede tutto questo a chi ha calpestato le strade vecchie e nuove di Lisbona…

Um fado em Lisboa


La Festa dei materani

Ieri sera, come tanti altri miei concittadini e amici, ho assistito al video-esperimento prodotto dal team più creativo della città dei Sassi.

La festa dei Materani

Penso che al team di Egghia!, oltre ai meriti puramente produttivi, vada riconosciuto l’impegno di rivedere in chiave creativa e fresca avvenimenti di ogni genere che interessano e prendono vita a Matera.

E’ stato così per le elezioni comunali, lo scorso anno, e per la festa tanto cara a noi materani, quest’anno.

Non so cosa volessero suscitare in noi spettatori i ragazzi di Egghia! con la visione di questo documentario, prodotto anche grazie ai contributi video di semplici cittadini.

La creatività mette insieme persone di diversa estrazione sociale e ingloba quanto di più positivo l’intelletto umano riesca a produrre. E’ anche vero, però, che ieri la creatività dei materani ha messo in bella evidenza anche quanto riusciamo a essere incivili: la rabbia per le mascalzonate di un gruppo di ceffi intenti a distruggere il carro in anticipo rispetto al luogo in cui la tradizione richiede, nonchè il marasma e l’apoteosi del “tutto mi è concesso” che ci si ritrova, nei giorni della festa, in giro per la città, mi induce a non sentire quella festa come dovrei, essendo materano.

Ho provato un senso di repulsione che non so quanto possa essere sanabile. Staremo a vedere…

Un meme apocalittico

Lo dico sempre che sotto la doccia partorisco idee assurde.

Questa appartiene alla seconda categoria: e se il web sparisse, quale sarebbe la cosa che rimpiangereste di più?

Io dico la mia:

LastFM (con l’appiattimento attuale delle radio, è diventata una droga)

Google (vabbè..)

TribalWars (altra droga digitale)

Flickr (quando ho bisogno di ispirazione)

HTML.it (un pozzo di risorse per chi lavora con e per il web)

Non prendetelo come un meme, ma come un’occasione per conoscere nuovi siti e applicazioni attraverso i gusti di chi legge i nostri blogs.

MateraCamp, piccole considerazioni

…ma davvero piccole, eh.

Innanzi tutto, dovremmo iniziarlo a chiamare BasiliCamp (visto il coinvolgimento, a livello organizzativo, di blogger materani e potentini).

Più che “non conferenza”, il MateraCamp è l’occasione per conoscere vari aspetti della città anche da parte di chi è materano (autoctono e stanziale); una notevole risorsa per l’allargamento delle conoscenze - fisiche e culturali - di chi prende parte all’evento; un continuo ascoltare - e a volte anche origliare - con interesse i progetti, le idee e le proposte degli amici blogger sparsi su tutta la penisola per un ampliamento delle idee personali di ognuno.

Devo dire la verità: durante la BlogBeer della sera precedente il MateraCamp, mi sono seduto al tavolo con blogger stagionati e non che, ahimè, non conoscevo: ho ascoltato con interesse le loro storie, i loro propositi e i racconti dei loro precedenti incontri. E, devo ammettere, mi sono sentito un po’ tagliato fuori, visto che da queste parti sono davvero poche le occasioni di incontro di questo genere.

Mi ha fatto piacere, tra le altre cose, conoscere il buon Luigi e la simpatica Velas/Elena, la mitica Roberta e le altre persone di cui, non me ne vogliano, non ricordo i nomi.

Non parlo - un po’ volutamente e un po’ perchè non li ho seguiti tutti - degli interventi effettuati: a mio modo di vedere le cose, la magia del MateraCamp (e di tutti i BarCamp) risiede tutta nel sviluppare un’idea partendo da un bicchiere di vino.

Un obiettivo raggiunto, a distanza di un anno: siamo usciti dalla rete e stiamo facendo rete.

La gente di sinistra

Qualcuno, altrove nel web, ha scritto che la sinistra storica parlava agli operai e anche a chi aveva solo la quinta elementare come titolo di studio. Persone non in grado, quindi, di sfoggiare lauree e master vari conseguiti in chissà quale ateneo straniero.

Quel qualcuno ha continuato scrivendo che “Rifondazione e soci sono diventati il partito degli studenti, degli intellettuali radical-chic ma non certo degli operai.”

La sinistra, continuo io, deve fare molta autocritica: si è allontanata dalla gente, con quello snobismo tutto suo e quel fare intellettuale lontano dalle piazze e dalla gente altrui, chiusa in un castello ideologico con cui la gente non riesce ad arrivare a fine mese.

Persone di mia conoscenza hanno preso, in questi mesi, per i fondelli alcuni ragazzi intenti a montare i gazebo della Casa delle Libertà, con una saccenza risultata fastidiosa anche a me che non nutro particolare simpatia per il PDL (ma nemmeno per l’altra sponda…).

Ma ad uscire sconfitti per davvero siamo ancora noi, i cosiddetti “qualunquisti” che non si riconoscono in nessuno schieramento e che, malgrado tutto, esercitano il diritto ad esprimere un consenso.

Con un leggero senso di nausea.

Politometro

Ecco dove mi inserisce il politometro di Repubblica.it:

tra Boselli e Bertinotti.

Io tifo Tibet

Auguri amarcord

La magia del Natale.

Le ore notturne spese giocando alla Stoppa, i giri al tavolo di cucù, il presepe di cui non siamo mai completamente soddisfatti, l’albero sfavillante che sembra Piccadilly Circus con tante palline di natale illuminate.

La magia del Natale, che quando cresci se ne va portando via con sè una parte della tua infanzia.

Voglio augurare a tutti voi, lettori e semplici passanti, buone feste attraverso la magia di alcuni vecchi spot pubblicitari dedicati alle festività natalizie (della serie “Come eravamo…”):



questo e quest’altro

C’è collaborazione e collaborazione

La curiosità paga. Anche e soprattutto in termini di idee e punti di vista.

Ci sono quei momenti out, in cui ti trovi in una sala d’aspetto e attendi il tuo turno. Oppure ti trovi in un luogo a te familiare e, per ammazzare il tempo, prendi la prima rivista che ti capita sotto mano. Anche quando sei un uomo e l’occhio cade su una rivista al femminile.

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo illuminante su IoDonna di Settembre. Nello specifico, veniva intervistato l’economista Don Tapscott, co-autore di Wikinomics, libro scritto a quattro mani con Anthony D. Williams, docente alla London School of Economics.

Ma andiamo con ordine. Sono due i punti che mi hanno trovato completamente d’accordo.

1.

Quando i “guru del web” come Tapscott iniziano a parlare
della new economy in tono infervorato, la reazione diffusa
è un inquieto scetticismo. Un’economia, senza dubbio,
dev’essere basata su cose concrete - mattoni, pane, cartoni
del latte - non solo su Facebook, MySpace, Second Life,
Wikipedia e il blogging. Non di solo web vive l’uomo.

2.

Le implicazioni della wikinomics, in questo contesto, sono
sorprendenti. È ormai un dogma a tutti gli effetti, nella
blogosfera, che internet abbia dato inizio a una nuova
era, una sorta di “rinascimento del dilettante”

[…]

E se questa “ascesa del dilettante” non fosse altro che una
fase passeggera, il preludio a uno sviluppo ben più radicale?
Dopotutto Wikipedia, YouTube, MySpace e affini sono
affetti da un grosso problema economico: la gente vi
contribuisce senza ricevere alcun compenso, anche se il
contenuto che fornisce consente ai proprietari dei siti in
questione di guadagnare milioni di dollari. Può essere un
fattore secondario, su scala ridotta, ma non si può gestire
così un’intera economia: a un certo punto la gente avrà
pur bisogno di soldi per comprarsi da mangiare e pagare
il mutuo. La maggioranza dei “dilettanti” che compongono
la blogosfera, in effetti, sono dilettanti solo dal punto
di vista delle loro competenze come blogger. Per il resto
sono banchieri, infermieri, studenti, o quant’altro.
E’ proprio il fatto di svolgere delle attività “per professione” a
mantenerci in vita: non possiamo permetterci di fare sempre
i dilettanti. Se il nuovo mondo online facesse affidamento
solo sui dilettanti, potrebbe espandersi solo entro
certi limiti.
Don Tapscott, dunque, si trova nella curiosa posizione di
dover sostenere che il social networking e il giornalismo civico,
lungi dall’avere un carattere pionieristico, in realtà siano
piuttosto passé («Il social networking? Fa molto 2006»
commenta con un sospiro). Dal punto di vista della wikinomics,
la vera potenza di internet non riguarda il fatto che
imbriglia la “saggezza della folla”, messa gratuitamente a
disposizione da quest’ultima: piuttosto, riguarda il fatto che
offre a un maggior numero di individui l’opportunità di diventare
dei professionisti che fanno determinate cose per
guadagnare dei soldi. «Non si tratta del genio della folla in
opposizione a quello dell’individuo. Casomai, si tratta di
un nuovo canale di distribuzione del genio individuale».

E’ evidente come questo pensiero metta in discussione l’effettiva utilità di un social network. La riflessione che mi sono posto è stata questa: quanto utile può davvero essere una rete sociale per quelle persone che quotidianamente vivono la precarietà di un lavoro instabile e mal retribuito? Può davvero internet sostituire le aziende o i social network sono solo la copertura di grossi operatori economici? Siamo davvero incentivati dalla collaborazione sociale o la moneta di scambio a nostra disposizione (tempo e dati personali) ha un potere d’acquisto maggiore di quella che ci viene offerta come “retribuzione” (servizi di informazione, per la maggiore, peraltro prodotti da utenti come noi)?

In un periodo in cui si parla spesso e volentieri di lavoro precario e di esperienze raccapriccianti di alcuni giovani alle prese con il neo-schiavismo attuato dai loro capi, fa piacere che qualcuno sottolinei quanto importante sia la gratificazione economica per chi mette il proprio ingegno, il proprio tempo (risorsa che nessuno può rimbosare se non riconoscendo, economicamente, la quantità di ore/lavoro impiegate) e le proprie capacità al servizio dello sviluppo di un progetto collaborativo.

Se potete, date un’occhiata all’intero articolo. Attenzione, non si accettano domande di rimborso per il tempo impiegato a leggerlo ;-)

Un po’ di slides

Dopo la mini docenza di sabato sulla creatività applicata alla promozione della donazione di sangue, ecco le slides preparate per l’occasione.

Il linguaggio è accessibile a tutti (mi piace usare termini non ricercati, soprattutto quando ho a che fare con persone che non masticano i temi dedicati alla comunicazione, on line od off line che sia).

Ne è nato un dibattito sull’efficacia di un certo tipo di comunicazione, meno istituzionalizzato e diretto verso pubblici sempre più ampi. Ovviamente non sono mancate alcune critiche alle immagini scelte per la presentazione, ma era quello che volevo perchè sapevo di calpestare un campo minato.

Conclusioni: la creatività aiuta la comunicazione sociale se ci lasciamo andare e non cadiamo nel pietismo, cosa che invece troppe associazioni continuano a fare.

Nota: il video presente, come link, nelle slides lo trovate qui.

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