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	<title> &#187; Recensioni varie</title>
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		<title>Ipazia,  l&#8217;agorà e la libertà di pensiero</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 15:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera, finalmente, sono riuscito a vedere Agorà, il film spagnolo giunto nelle sale cinematografiche italiane con circa un anno di ritardo. Ritardo dovuto non si sa ancora bene a cosa: alcuni sostengono per via dell&#8217;ingerenza della Chiesa cattolica, altri per gli esosi costi di distribuzione richiesti dalla produzione. Il film ruota attorno alla figura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 184px"><img style="border: 0pt none; margin: 0px 5px;" title="agora_film" src="http://www.onecinema.it/wp-content/onecinema.it_uploads/gallery/20-04-2010_12-22-32/c447b6ba134e2e29cededb3d66789115.jpg" alt="" width="174" height="248" /><p class="wp-caption-text">Foto: onecinema.it</p></div>
<p>Ieri sera, finalmente, sono riuscito a vedere <strong>Agorà</strong>, il film spagnolo giunto nelle sale cinematografiche italiane con circa un anno di ritardo. Ritardo dovuto non si sa ancora bene a cosa: alcuni sostengono per via dell&#8217;ingerenza della Chiesa cattolica, altri per gli esosi costi di distribuzione richiesti dalla produzione.</p>
<p>Il film ruota attorno alla figura della <strong>filosofa Ipazia</strong>, considerata la prima <strong>martire  laica del pensiero scientifico</strong> e vittima del fondamentalismo religioso, e narra le vicende che portano &#8211; nella antica Alessandria d&#8217;Egitto &#8211; a un conflitto fra la comunità cristiana, fino a poco tempo prima perseguitata,  e quella pagana, che passa da carnefice a vittima. Vi risparmio nozioni di storia e riassunti delle vicende che hanno visto protagonista Ipazia, dato che sul web c&#8217;è un bel po&#8217; di roba e di libri sulla filosofa-scienziata-matematica alessandrina non mancano.</p>
<p><span id="more-635"></span>Il film colpisce al cuore e nella coscienza di credenti e non credenti, risaltando la cinicità e i giochi di interesse politico messi in atto dai rappresentanti del clero e dell&#8217;impero romano di quel periodo in quella città, considerata all&#8217;epoca la nuova culla della civiltà ellenistica. In questi giochi di potere, attraverso cui popoli e credenze vengono strumentalizzati per gli interessi di pochi &#8211; clero e politici &#8211; un ruolo fondamentale lo gioca una donna, Ipazia appunto, che nonstante il periodo e la chiusura di certi ambienti a figure femminili, viene considerata al pari di un uomo (anche di più) per la sua sapienza e le conoscenze acquisite grazie alle continue ricerche scientifiche.</p>
<p>Ora, una domanda rode la mia mente: voi, a scuola, avete mai sentito parlare di Ipazia? Io no. In tv avete sentito parlare di Agorà? Io una volta, sulla RAI. Ma qui la mancanza è mia, dato che accendo la televisione solo per i film di terza serata, eheheh. Ammesso e non concesso che la distribuzione del film sia stata &#8220;ostacolata&#8221; da non meglio specificate forze del male, <strong>Ipazia mi ha colpito per la tremenda attualità che mostra la sua figura e la sua vicenda</strong>. Non tanto per la condizione di donna emancipata e libera di cui Ipazia godeva, quanto per la sua <strong>ricerca estenuante della verità</strong>, sola in mezzo a tanti uomini che ne ammiravano la sapienza, un po&#8217; gelosi e un po&#8217; invidiosi al tempo stesso. Attuale è la sua posizione intermedia tra due grandi poteri, quasi a rappresentare l&#8217;impossibilità della scienza di competere con politica e religione, facendo la sua parte in nome della libertà e del sapere. Quella stessa posizione intermedia, la scienza odierna la condivide con la satira e con l&#8217;informazione.</p>
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		<title>Intervista a Costantino Dilillo, autore di &#8220;Un greto di ciottoli&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Un greto di ciottoli”, romanzo giallo dello scrittore Costantino Dilillo, puzza di sigarette arse da avventori di un bar catapultato trent’anni indietro, ma mostra la genuinità di una tisana dalle ottime proprietà organolettiche. Cornice di questo quadro è la città di Matera, con i suoi anfratti storici, le sue case nei Sassi, il suo provinciale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Un greto di ciottoli”</strong><strong>, romanzo giallo dello scrittore Costantino Dilillo,</strong><strong> </strong>puzza di sigarette arse da avventori di un bar catapultato trent’anni indietro, ma mostra la genuinità di una tisana dalle ottime proprietà organolettiche. Cornice di questo quadro è la città di Matera, con i suoi anfratti storici, le sue case nei Sassi, il suo provinciale silenzio e la sua vocazione di città che ha fame di successo.</p>
<p>La trama ci parla di una sorta di investigatore privato, tale Pasquale Scanzano, alle prese con due casi apparentemente insignificanti ma che nascondono verità scomode per i protagonisti. Ne parliamo con l’autore</p>
<p><strong>Pur se tinto di atmosfere piacevolmente retrò, “Un greto di ciottoli” affronta tematiche molto attuali. Da dove hai tratto l’ispirazione per scrivere questa storia?</strong></p>
<p>Dalla realtà, dalla vita quotidiana, dalla cronaca. Le “storie” sono le rappresentazioni della realtà nella mente. Penso che il raccontare sia di per sé “ricerca”; ricerca di nessi, di concatenazioni fra gli eventi, di cause e di effetti. Il racconto giallo, poi è la ricerca per antonomasia, è ricostruzione, è cercare le ragioni dei fatti. Leonardo Sciascia diceva che gli scrittori sono degli sbirri mancati, sembra una provocazione ma aveva ragione, il processo della conoscenza e il raccontare si svolgono proprio come un’indagine. Questa è la scommessa “teorica” da cui è partito il mio romanzo giallo in cui a quella che Gadda chiamava la “ricostruzione del passato” si affianca lo scavo della natura umana, delle passioni che portano a delinquere. Il crimine non è appannaggio dei “professionisti” iscritti all’albo ma si presenta come sfondo sociale; piccoli abusi, la cresta, la mancia, il regalino, “il caffè”, la seconda attività in nero &#8211; che criminologicamente invece si chiama frode &#8211; corruzione, concussione, comparaggio, truffa sono appunto come lo sfondo della vita reale di ogni giorno, una serie di piccole attività devianti che non richiamano il conclamato delitto e rispetto alle quali si è rinunciato allo “scandalo”, in una sorta di tolleranza che in realtà è assuefazione.</p>
<p><span id="more-622"></span><img title="Continua..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p><strong>Il personaggio principale del romanzo, Pasquale Scanzano, veste i panni laceri di un eroe disilluso, con la fame di verità dettata non solo dal denaro che percepisce per indagare sui casi che gli vengono assegnati, ma anche – soprattutto, forse – dal desiderio di estirpare almeno un po’ delle tante ingiustizie quotidiane, comuni e non comuni. Chi o cosa potrebbe essere Pasquale Scanzano, nella vita reale?</strong></p>
<p>Be’, opponendosi alle prepotenze, di questi tempi potrebbe essere additato come un pericoloso giustizialista di quelli che una volta non hanno pagato il biglietto nel tram e quindi non si devono permettere di fare la morale ai grassatori abituali. Nel romanzo c’è davvero l’episodio di Scanzano che viaggia in autobus senza biglietto e un vecchio lo guarda male, tanto che Pasquale si sente a disagio e chiede di comprare un biglietto a bordo. La mitologia ha sempre personificato nelle figure degli eroi la sete di giustizia che anima gli oppressi di ogni epoca: Nembo Kid, Zorro, Gesù, Spartacus, Robin Hood, “eroi senza macchia e senza paura” le cui gesta, tramandate di generazione in generazione, hanno contribuito a tenere alta la speranza di poter vivere tempi migliori in un mondo che non si ha la forza di cambiare. Ma gli eroi individualisti sono simboli per la mitologia e per i romanzi; nella vita reale mi auspico un eroismo collettivo, che ci siano sempre più vecchietti che rimproverano Scanzano di non aver acquistato il biglietto, anziché cercare di non pagarlo a propria volta, e sempre più persone che, come Scanzano nel romanzo, si vergognano dell’abuso e vi pongono riparo. Scanzano nella vita reale potrebbe essere la società civile, l’opinione pubblica informata, saggia, vigile e gelosa delle regole della convivenza.</p>
<p>Scanzano è disilluso perché invece vede che la gente chiamata a decidere, da millenni continua a scegliere Barabba.</p>
<p><strong>In “Un greto di ciottoli” le donne, come in ogni giallo che si rispetti, rivestono ruoli fondamentali, negativa o positiva che sia la loro influenza sulla storia. L’unico che non si lascia distrarre dai sentimenti sembra proprio Scanzano: c’è un disegno preciso, dietro questa decisione?</strong></p>
<p>Scanzano adora Lucrezia, questa è la verità, ama profondamente le sue ricette e non è geloso che ella viva con Francuccio. Le altre donne in fondo hanno in questo romanzo il ruolo classico della letteratura poliziesca, la inquietante committente, la badante, la splendida tisaniera. La figura di donna descritta con maggior sentimento forse è quella che compare solo in un racconto del passato, fra una pietanza e l’altra, avvolta in una intensa nostalgia.</p>
<p><strong>Il tuo romanzo sembra essere un omaggio a un’intera città e alla varia umanità che la abita. Quanto dei luoghi descritti all’interno del romanzo c’è in Costantino Dilillo?</strong></p>
<p>Tutto. Non sono nato a Matera, ci venni a vivere da Irsina nel ’67 e ho avuto tuttavia la ventura di risiedere in zone diversissime della città, a Borgo Venusio sino al 1970 e poi nel centro cittadino, per cui ho avuto modo di “sentire” le diverse anime di questa complessa cittadina, frequentando ambienti tra i più diversi. Questa conoscenza ampia e trasversale degli ambienti cittadini mi ha molto aiutato nelle descrizioni e l’omaggio a una realtà complessa come quella di Matera è profondo e sincero. Una città non è solo le sue mura.</p>
<p><strong>Attualmente stai lavorando a un nuovo romanzo o intendi continuare a creare storie che si adattino al personaggio Pasquale Scanzano?</strong></p>
<p>Scrivo sempre. Appunti, annotazioni, descrizioni che se non annotate subito vanno perdute nei palinsesti della mente. Scrivo racconti per una nuova antologia che sarà completa fra qualche tempo. Pasquale Scanzano sta lavorando a una nuova ricerca; quando l’avrà completata, me la racconterà a modo suo e io forse la scriverò.</p>
<p><strong>Un greto di ciottoli</strong><br />
di Costantino Dilillo<br />
140 pagine<br />
Euro 9,00<br />
BMG Editrice</p>
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		<title>Solo sangue&#8230;e non va via: intervista a Michele Sperduto</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 09:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La violenza sessuale è un crimine odioso da cui scaturiscono sensi di colpa e impotenza nelle persone che ne restano vittime. Ma cosa succede se ad essere maltrattati sono i corpi e le coscienze di tre ragazze adolescenti che, anziché lasciarsi catturare dallo sconforto e dalla depressione, decidono di reagire con altrettanta violenza ai crimini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Copertina Solo sangue e non va via" src="http://www.altromondoeditore.com/images/books/libro_225_flat_small.jpg" alt="" width="174" height="242" />La violenza sessuale è un crimine odioso da cui scaturiscono sensi di colpa e impotenza nelle persone che ne restano vittime. Ma cosa succede se ad essere maltrattati sono i corpi e le coscienze di tre ragazze adolescenti che, anziché lasciarsi catturare dallo sconforto e dalla depressione, decidono di reagire con altrettanta violenza ai crimini dei loro carnefici? “Solo sangue (e non va via…)”, dell’empolese Michele Sperduto, è un turbine di musica e vendetta, sogni infranti e sigarette consumate come le vite di chi sa che la propria vita avrà un significato diverso è meno amaro nel momento in cui giustizia sarà fatta. Ma non sempre gli eroi sono i vincitori.</p>
<p><span id="more-613"></span><strong>“Solo sangue (e non va via…)” è la rivincita di un gruppo di ragazze che hanno subìto la peggiore delle violazioni di anima e corpo.</strong><br />
Ho preso spunto da una escalation di violenza, sempre più becera e raccapricciante, che sembra avvolgere parte dei ragazzi di oggi, intrappolati in una spirale di deresponsabilizzazione, di arroganza e di supposta superiorità, che porta inevitabilmente verso questo tipo di degenerazione. Dalla violenza delle parole e dalla disconoscenza di ogni forma di rispetto della libertà altrui, per arrivare allo stupro, il passo è molto più breve di quanto si creda.</p>
<p><strong>La voce narrante e i personaggi sembrano i portavoce di una guerra leggendaria che negli anni ’80 ha visto protagonisti migliaia di giovani: quella tra paninari e dark. Il tuo romanzo, oltre a denunciare la violenza sulle donne, potrebbe farsi portavoce del bisogno di abbattere l’attuale appiattimento culturale e ideologico?</strong><br />
La scelta dei personaggi non è casuale. Volevo riuscire a trattare anche il tema del pregiudizio, che ha &#8211; secondo me &#8211; la stessa matrice della violenza: l’ignoranza, la quale porta a giudicare gli altri solo in base a ciò che appare o ai luoghi comuni che circolano tra le masse. L’intento è arduo e non credo che bastino cento romanzi, ma è necessario abbattere quei muri che puntualmente la società tenta di costruirci intorno, per poterci modellare, manovrare e renderci tutti carne da marketing.<br />
Ho scelto dei personaggi che solitamente sono identificati, dall’italiano medio, come le famose “cattive compagnie” da far evitare ai figli. Il ragazzo con i dreads e i piercing, la ragazza che si veste sempre di nero ed è – apparentemente &#8211; sempre seria e triste. La ragazza con i jeans strappati, una maglietta vecchia e una kefya al collo: a loro ho affiancato, proprio per esser esplicativo di quanto l’apparenza e l’estetica non debbano influenzare un giudizio o un’amicizia, una ragazza che è lo stereotipo della brava ragazza, la quale &#8211; seppur condividendo con loro molti ideali &#8211; non sente il bisogno di esprimere la propria essenza attraverso il look.</p>
<p><strong>A farla da padrone, nel romanzo, è la presenza massiccia della musica, con testi di gruppi come Afterhours che aprono, intermezzano e concludono un capitolo o un paragrafo. Durante la stesura del romanzo, quanto è stato importante il ritmo musicale delle canzoni che ti hanno accompagnano?</strong><br />
Oltre ad essere “burattinaio di parole” (non amo definirmi “scrittore” poiché l’atto di scrivere non fa di te uno scrittore, come diceva qualcuno), sono anche musicista. Insegno pianoforte e lo suono da circa venti anni. La musica si lega in modo indissolubile alla scrittura, che si tratti di poesia o di prosa. Per me il ritmo è importantissimo, sia nella ricerca dei termini che nella giusta velocità del susseguirsi degli eventi. Come ogni canzone che si rispetti, ci vogliono delle regole dalle quali partire, insindacabili, alle quali il genio e la sregolatezza a cui ogni artista ha in sé, deve disobbedire.</p>
<p>La musica ha preso tanto dai grandi scrittori. Penso al “Cesare perduto nella pioggia” di de Gregori  &#8211; che altro non è che Cesare Pavese -, a De Andrè e Spoon River, a Guccini e Madame Bovary: è giunto il momento di riconoscere pari dignità artistica a scrittura e musica. Anche il cantautore può ispirare il romanziere. Vi sono poi delle piccole citazioni nascoste. Ma non le svelo e lascio al lettore il compito di trovarle.</p>
<p>Quando scrivo sono così rapito che non “ascolto” musica, ma mi limito a “sentirla”. Probabilmente il mio subconscio, in cui nasce ogni idea, è molto condizionato dai ritmi che, nei momenti di stesura, sono sempre piuttosto ripetitivi e cupi. La musica deve, quando scrivo, essere la strada su cui cammino e &#8211; se voglio che il viaggio vada a buon fine &#8211; ho bisogno di una strada senza curve troppo pericolose. Quindi ricado sui Cure, sui Joy Division, sui notturni di Chopin: musica che coccoli la mia anima che lavora.</p>
<p><strong>Delle ragazze protagoniste del romanzo cosa ci dici?</strong><br />
Ho sempre creduto che scrivere non significasse solo inventare, ma anche plasmare la realtà, creando personaggi che prendano spunto da qualche sfaccettatura affascinante di persone che incontriamo nella nostra vita. Ogni personaggio è un mix più o meno ricercato di alcune persone che conosco. I nomi dei personaggi sono attestati d’affetto, a persone care.</p>
<p><em>Articolo pubblicato sul numero 4 di WUD</em></p>
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		<title>Un greto di ciottoli che tinge di giallo Matera</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 17:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un greto di ciottoli di Costantino Dilillo 140 pagine Euro 9,00 BMG Editrice Io lo dico sempre che Matera è una città che si presta a storie dalle tinte fosche, condite da misteri e casi irrisolti o che si vuole restino tali. Questa volta è Costantino Dilillo a confermare la vocazione giallista attraverso il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Un greto di ciottoli" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&amp;item_id=01f513f613c5760385&amp;time=1261915014" alt="Un greto di ciottoli" width="104" height="144" /><br />
<strong>Un greto di ciottoli</strong><br />
di Costantino Dilillo<br />
140 pagine<br />
Euro 9,00<br />
BMG Editrice</p>
<p>Io lo dico sempre che Matera è una città che si presta a storie dalle tinte fosche, condite da misteri e casi irrisolti o che si vuole restino tali.<br />
Questa volta è Costantino Dilillo a confermare la vocazione giallista attraverso il suo giallo tutto materano <strong>Un greto di ciottoli</strong>.<br />
La trama, fortunatamente non troppo intricata ma ricca di elementi utili al lettore per la risoluzione del caso, ci parla di una sorta di investigatore privato, tale Pasquale Scanzano, alle prese con due casi apparentemente insignificanti ma che nascondono verità scomode per i protagonisti.<br />
Ma non voglio scrivere di quella che è la storia o di come Scanzano riesca a risolvere i due casi. Quello che mi ha colpito del romanzo è, innanzi tutto, l’atmosfera un po’ retrò che fa da cornice ai personaggi della storia. Il protagonista, l’investigatore privato Pasquale Scanzano, sembra essere il frutto di un incontro tra le penne di Giorgio Scerbanenco e Loriano Macchiavelli ma, al contrario dei personaggi del grande giallista milanese o dello scrittore bolognese, Scanzano non opera nella grigia città meneghina o sotto i portici di Bologna: ambiente ideale delle sue indagini e del suo operato è il candore apparente di Matera.<br />
<strong>Un greto di ciottoli</strong> puzza di sigarette arse da avventori di un bar catapultato trent’anni indietro, ma mostra la genuinità di una tisana dalle ottime proprietà organolettiche. Cornice di questo quadro è la città di Matera, con i suoi anfratti storici, le sue case nei Sassi, il suo provinciale silenzio e la sua vocazione di città che ha fame di successo.</p>
<p><span id="more-604"></span>L’idea che mi sono fatto, di questo romanzo, è quella di un giallo scritto da un materano per i materani: ogni abitante di questo angolo di mondo, infatti, potrà trovare &#8211; negli atteggiamenti o nelle parole di questo o quel personaggio – qualcosa che arcaicamente gli appartiene, come fosse la materanità una molecola di DNA che si eredita dall’ambiente circostante. La lettura di <strong>Un greto di ciottoli</strong> risulterà piacevole anche a chi materano non è, essendo un buon romanzo giallo in cui la leggerezza apparente delle vite che si intrecciano nella trama viene mescolata a situazioni ben più gravi che si nascondono nella apparente tranquillità di provincia. Come dire che i reati commessi sono solo pretesti di situazioni esistenziali più profonde: la vecchiaia e le sue disillusioni, la giovinezza e le sue facili illusioni, la staticità di Matera che sembra essere descritta direttamente da un’altra epoca eppure contraddistinta da pregi e difetti attuali, il desiderio di celare la verità delle cose attraverso falsi moralismi. A rompere il giocattolo ci pensa Scanzano, con le sue “ricerche”, le sue poche parole, i suoi <em>mmmhhh</em> che spesso affermano ma – altrettanto spesso – interrompono l’insistenza del <em>cialliddo</em>*  da bar.</p>
<p>*pettegolezzo</p>
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		<title>Il vizio dell&#8217;agnello: ne siamo tutti affetti (forse)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 08:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi piace leggere opere di autori che non ho mai letto ma che avrei voluto leggere da tempo. Questa volta è toccato a &#8220;Il vizio dell&#8217;agnello&#8221; di Andrea Pinketts. La prima cosa che mi sono chiesto, appena ho preso in mano il libro, è stata: &#8220;Ma che caspita è &#8216;sto vizio dell&#8217;agnello?&#8221;. Lo scoprirete più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="Il vizio dell'agnello - Andrea G. Pinketts" src="http://www.feltrinellieditore.it/fs/cover/im/7/978-88-07-81276-7.jpg" alt="" width="159" height="242" />Mi piace leggere opere di autori che non ho mai letto ma che avrei voluto leggere da tempo. Questa volta è toccato a <strong>&#8220;Il vizio dell&#8217;agnello&#8221; di Andrea Pinketts.</strong> La prima cosa che mi sono chiesto, appena ho preso in mano il libro, è stata: &#8220;Ma che caspita è &#8216;sto vizio dell&#8217;agnello?&#8221;.<br />
Lo scoprirete più avanti, tranquilli.</p>
<p>Conoscevo già questo autore, vuoi per la fama e vuoi perché nel 2004 partecipai a un concorso letterario con un racconto sulle streghe che fu selezionato poi per l&#8217;antologia &#8220;Triora terra di streghe&#8221;, di cui Pinketts scrisse la prefazione &#8211; peraltro una delle più belle prefazioni che abbia mai letto&#8230; -.<br />
&#8220;Il vizio dell&#8217;agnello&#8221;, come altre opere di Pinketts, è ambientato in una Milano meno formale di quanto la si conosca e che pare lontana dalle sfilate di moda e dalla vita mondana che caratterizzano la città meneghina: l&#8217;autore vi fa piccoli accenni e fa sfiorare le vite dei suoi personaggi a quelle di modelle e nobili falsi o decaduti.<br />
Lo stile non è mai tragico, ma trasuda disillusione anche attraverso le <strong>battute dai doppi sensi infiniti</strong> e le <strong>descrizioni grottesche</strong> delle vite e dei caratteri dei personaggi della storia.</p>
<p>Da un lato abbiamo i buoni, Lazzaro Sant&#8217;Andrea e compagnia bella, che cercano &#8211; attraverso mezzi leciti e illeciti &#8211; di smascherare un killer seriale di piccioni e barboni, in una Milano che diviene sempre più <em>&#8220;una città di pazzi e di cani&#8221;</em>; dall&#8217;altro lato abbiamo i cattivi, Branka e Marzio Palloni, vittime coscienti di quel subdolo <a rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_vizio_dell%27agnello" target="_blank">vizio dell&#8217;agnello</a>, da cui prende il nome questa storia.<br />
Che dire? E&#8217; il primo libro di Pinketts che leggo e mi sono innamorato del suo stile, della sua tragicomica visione del mondo, dei suoi personaggi fuori dalle orbite della normalità terrestre, delle frasi dai molteplici significati e delle metafore assurde con le quali descrive un microcosmo fatto di pazzi che poi tanto pazzi non sono (o forse lo sono completamente&#8230;.)</p>
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		<title>Ferie materane tra letture e guide abusive</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 09:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono arrivate anche per me, queste agognate ferie. Il bello di quando sono al cazzeggio è che mi concedo letture approfondite del Quotidiano di Basilicata, passeggiate fra i vicoli della mia città, carezze in tripla razione al gatto (non che quelle elargite durante il periodo lavorativo siano poche&#8230;) e riflessioni su quella cosa da scrivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivate anche per me, queste agognate ferie.</p>
<p>Il bello di quando sono al cazzeggio è che mi concedo letture approfondite del Quotidiano di Basilicata, passeggiate fra i vicoli della mia città, carezze in tripla razione al gatto (non che quelle elargite durante il periodo lavorativo siano poche&#8230;) e riflessioni su quella cosa da scrivere o quell&#8217;altra cosa da fare.</p>
<p>In questo periodo sto portando avanti, in diversi momenti della giornata, la lettura di due libri che consiglio a chi è in cerca della parte spirituale del proprio io e a chi vuole concedersi maggiormente alla natura del mondo. Sto parlando di <strong>&#8220;Un indovino mi disse&#8221;</strong> di <a rel="nofollow&quot;" href="http://www.tizianoterzani.com/" target="_blank">Tiziano Terzani</a> e <strong>&#8220;Aspro e dolce&#8221;</strong> di <a rel="nofollow&quot;" href="http://www.dispersoneiboschi.it/" target="_blank">Mauro Corona</a>.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://www.tealibri.it/copertine/IndovinomidisseG.jpg" alt="" width="110" height="171" /> Penso che entrambi gli autori non abbiano bisogno di presentazioni. Tiziano Terzani, a cinque anni dalla sua scomparsa, con le sue parole e i suoi libri &#8211; scritti durante la sua carriera di reporter in Russia e Asia  &#8211; ha descritto ogni aspetto dei paesi in cui ha vissuto, sottolineandone le differenze culturali e <strong>mischiando la spiritualità dei popoli asiatici al razionalismo occidentale</strong>. I luoghi descritti, poi, fanno dei suoi libri un affascinante resoconto di quella che è stata l&#8217;Asia e di ciò che si apprestava a divenire di lì a pochi anni. Non vi nasconodo che mi sta venendo una voglia matta di compiere il mio personale viaggio dell&#8217;anima in Laos, Vietnam e Cambogia. Proprio grazie a questa lettura.</p>
<p><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://www.dispersoneiboschi.it/immagini/libri/asproedolceBig.jpg" alt="" width="110" height="172" />Mauro Corona, invece, affronta il tema dell&#8217;alcolismo in una maniera tutta particolare: narrando le vicende che &#8211; in gioventù &#8211; lo hanno visto spesso protagonista in negativo, riuscendosi a salvare ogni volta grazie alla provvidenza o più semplicemente allo sguardo di amici, montanari come lui, che <strong>rappresentano la saggezza e la genuinità di persone e luoghi trasformati dal tempo e dal progresso</strong>. Ma anche da disastri come quello del Vajont, di cui l&#8217;autore narra &#8211; spesso &#8211; ricadute sociali ed economiche che difficilmente abbiamo appreso da giornali e tv.</p>
<p>Mauro Corona mi piace perché è un personaggio autentico, forse anche anacronistico, ma sincero con se stesso e i suoi lettori. Mi piace perché è rimasto nel suo paese, <a rel="nofollow&quot;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erto_e_Casso" target="_blank">Erto</a>, e della sua montagna è innamorato. Sembra quasi che i clamori delle città lo spaventino, eppure penso che un po&#8217; di sana autenticità non guasterebbe mica alle orde di vip e presunti tali che ogni giorno appestano le nostre città.</p>
<p>Come non guasterebbe un sano esame di coscienza a quelle guide turistiche materane  &#8211; abusive e non &#8211; che programmano il percorso in base non tanto alla bellezza del <strong>centro storico di Matera</strong> o dei <strong>Sassi</strong> ma alle presunte &#8220;provvigioni&#8221; ricevute da questo o quell&#8217;esercizio commerciale in modo tale che i gruppo di turisti siano deviati verso determinati negozi e botteghe, a discapito di altri che &#8211; magari in angoli più nascosti del centro storico &#8211; saranno costretti a chiudere bottega (è proprio il caso di dirlo) tra qualche settimana.</p>
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		<title>Nancy Citro ci fa fare &#8220;Un gioco proibito&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 14:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adoro le storie di sesso in cui lo stesso è solo il contorno di un piatto ben più sostanzioso. E&#8217; per questo che, dopo aver chiuso &#8220;Un gioco proibito&#8221; della materana Nancy Citro, mi sono sentito sazio. Sazio di emozioni, di sorprese, di moralismi andati a farsi friggere. La storia, d&#8217;altronde, parla di una lei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid #eeeeee; margin: 5px;" title="Un gioco proibito di Nancy Citro" src="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/db/product/88/preview_big.jpg" alt="" width="203" height="302" /><br />
Adoro le storie di sesso in cui lo stesso è solo il contorno di un piatto ben più sostanzioso. E&#8217; per questo che, dopo aver chiuso <strong>&#8220;Un gioco proibito&#8221;</strong> della materana <strong>Nancy Citro</strong>, mi sono sentito sazio.</p>
<p>Sazio di emozioni, di sorprese, di moralismi andati a farsi friggere. La storia, d&#8217;altronde, parla di una lei che proprio &#8220;lei&#8221; non è.</p>
<p>Parla di un lui, fratello di lei, che avrebbe dovuto essere più &#8220;lui&#8221; e non ne è stato capace, facendosi così mordere quotidianamente da un senso di colpa che non andrà mai via e che, anzi, lo porterà dritto nel baratro.</p>
<p>Parla di altri due uomini, legati chimicamente alla protagonista, che fanno di tutto pur di proteggerla ma che la tengono all&#8217;oscuro di tutto. Sempre per proteggerla.</p>
<p>Non è una lettura banale e i temi affrontati &#8211; pedofilia, omosessualità  &#8211; vengono  trattati con i guanti. Nancy Citro non scade mai nella volgarità e riesce a imprimere quel tocco umano ai vari spezzoni del romanzo che la designano come <strong>cronista di sentimenti forti</strong>.</p>
<p>Penso che con un morto ammazzato, &#8220;Un gioco proibito&#8221; avrebbe potuto essere un bel noir. Ma la suspense e le trame umane non mancano di certo, così come non mancano i colpi di scena e personaggi al limite della decenza. Se siete lettori bacchettoni, andate a comprare Harmony. Altrimenti, &#8220;Un gioco proibito&#8221; vi aspetta in libreria (Libreria Dell&#8217;Arco e Mondadori, se siete di Matera) oppure<a href="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&amp;act=detail&amp;id=88" target="_blank rel="> potete  ordinarlo da qui</a>.</p>
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		<title>Il prog variegato dei Plurima Mundi e il loro Atto I°</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 12:57:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi ci sono voluti diversi ascolti per assimilare la musica dei Plurima Mundi, sestetto tarantino dedito a un prog davvero variegato. Sono venuto a conoscenza dei Plurima Mundi grazie al fatto che la band ha presentato, qualche settimana fa, Atto I° -  il primo lavoro dei musicisti tarantini &#8211; e quindi, preso un po&#8217; dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ci sono voluti diversi ascolti per assimilare la musica dei <strong>Plurima Mundi</strong>, sestetto tarantino dedito a un prog davvero variegato.</p>
<p>Sono venuto a conoscenza dei Plurima Mundi grazie al fatto che la band ha presentato, qualche settimana fa, <strong>Atto I°</strong> -  il primo lavoro dei musicisti tarantini &#8211; e quindi, preso un po&#8217; dalla curiosità di conoscere questo gruppo dedito a un genere non molto diffuso dalle nostre parti e spinto dalle ottime recensioni lette su alcuni quotidiani locali e su vari siti web, ho deciso di acquistare il cd.</p>
<p>Parto subito con le perplessità: è un lavoro non facilmente assimilabile, soprattutto per via dei vari generi in cui ci si imbatte durante l&#8217;ascolto (dal funk al jazz passando per il folk, mantenendo sempre quel qualcosa di classicheggiante in tutte e quattro le tracce). La voce di Grazia Maremonti &#8211; la vocalist dei Plurima Mundi &#8211; è soave e dolce ma troppo classica: sarebbe interessante mescolare la sua armoniosità con una voce maschile, cosa che in realtà avviene nell&#8217;ultima traccia, con la partecipazione di Lino Vairetti, voce degli Osanna, storico gruppo del movimento prog italiano che tanto seppe farsi apprezzare &#8211; soprattutto all&#8217;estero &#8211; negli anni &#8217;70, ma non mi è sembrato abbastanza.</p>
<p>Le cose che  apprezzo del cd sono, essenzialmente, la facilità con cui la band riesce a passare da un genere all&#8217;altro (ascoltare la prima traccia, una sorta di intro senza voce, in cui vengono mirabilmente mescolati jazz-fusion e folk, per credere) e alcuni passaggi sognanti.</p>
<p>Le cose che mi sarebbe piaciuto sentire  sono una voce maschile e chitarre maggiormente presenti. Magari con il prossimo cd, i Plurima Mundi mi accontenteranno.</p>
<p>Consiglio Atto I° &#8211; acquistabile, a Matera, presso la Libreria dell&#8217;Arco &#8211; ma solo se siete musicalmente aperti e avete la pazienza di ascoltare più volte il cd.</p>
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		<title>Mia sorella è una foca monaca</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2009 18:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parto da un presupposto:  l&#8217;uomo moderno vive di aspettative, in parte create da tutto ciò che gli ruota intorno. Qualche settimana fa, mentre mi recavo a lavoro, facendo zapping sull&#8217;autoradio, ho ascoltato gli ultimi due minuti di intervista a Christian Frascella, l&#8217;autore del romanzo &#8220;Mia sorella è una foca monaca&#8221;. Tamara Donà, la conduttrice, parlava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border: 1px solid #eeeeee; margin: 5px;" title="Copertina libro Mia sorella è una foca monaca di Christian Frascella" src="http://www.fazieditore.it/img/coverG/focamonacasmall.jpg" alt="" width="110" height="166" />Parto da un presupposto:  l&#8217;uomo moderno vive di aspettative, in parte create da tutto ciò che gli ruota intorno. Qualche settimana fa, mentre mi recavo a lavoro, facendo zapping sull&#8217;autoradio, ho ascoltato gli ultimi due minuti di intervista a <strong>Christian Frascella</strong>, l&#8217;autore del romanzo<a title="Scheda libro Mia sorella è una foca monaca" href="http://www.fazieditore.it/scheda_Libro.aspx?l=1184" target="_blank"> &#8220;Mia sorella è una foca monaca&#8221;</a>. Tamara Donà, la conduttrice, parlava in termini entusiastici del libro, vedendo nello stile e nelle storie di Frascella tanto Bukowski. Già questo sarebbe bastato a convincermi ad acquistare il libro. Senonché la stessa Tamara Donà sottolinea il fatto, confermato dallo stesso autore, che Frascella non ha mai seguito corsi di scrittura creativa e che ha lavorato per anni in un call center e in fabbrica. E&#8217; stato allora che l&#8217;idea di correre in libreria si è tramutata in una decisione presa nell&#8217;arco di un minuto.</p>
<p>Da quel caldo primo pomeriggio di marzo sono passate circa tre settimane e penso di essere arrivato a una saggia conclusione: lasciamo riposare Bukowski in compagnia della sua bottiglia di whisky. Con questo non voglio sminuire &#8220;Mia sorella è una foca monaca&#8221;, anzi voglio riabilitarlo da recensioni che non pagano il giusto tributo a Christian Frascella e al protagonista del suo romanzo. Che può essere tanto minchione da attirare le antipatie del lettore e subito dopo avere voglia di abbracciarlo o dargli semplicemente una pacca sulla spalle e dirgli &#8220;Dai, ci sono io qui con te&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>&#8220;Mia sorella è una foca monaca&#8221;</strong> è la cronaca di tante aspettative, anche quelle di noi lettori costretti a confrontarci con il Tony Champion delle nostre vite reali (e in ogni percorso di vita c&#8217;è un antagonista che riesce lì dove noi proprio fatichiamo a ottenere risultati postivi). E&#8217; una presa di coscienza del mondo che ci butta negli abissi ma che tende la mano per tirarci fuori dalla mancanza di sogni e speranze. Tutto con molta leggerenza, senza sconfinare mai nel pietismo o nell&#8217;autocelebrazione.</p>
<p>Christian Frascella ha avuto il merito non tanto di divertirmi con la sua storia, quanto di cacciarmi fuori emozioni e sentimenti contrastanti. E questo, per qualsiasi scrittore, è il migliore dei coplimenti.</p>
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		<title>Il violino nero: musica sublime per il lettore</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 17:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri, letture e letterature]]></category>
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		<description><![CDATA[Finalmente un romanzo denso, profondo e passionale contenuto in poche pagine. Grazie a Donato per il suggerimento. Il Violino Nero, romanzo &#8220;tascabile&#8221; dello scrittore francese Maxence Fermine, è un sorso di sentimenti da mandar giù in poche ore. I ricordi e le parole dei due personaggi principali, Johannes ed Erasmus, attraversano le onde del tempo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border: 2px solid black; margin: 10px;" title="Il violino nero, di Fermine Maxence" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788845249716" alt="" width="126" height="171" />Finalmente un romanzo denso, profondo e passionale contenuto in poche pagine. <a href="http://www.hyperbros.com/content/view/388/1/" target="_blank">Grazie a Donato per il suggerimento</a>.</p>
<p>Il Violino Nero, romanzo &#8220;tascabile&#8221; dello scrittore francese Maxence Fermine, è un sorso di sentimenti da mandar giù in poche ore. I ricordi e le parole dei due personaggi principali, Johannes ed Erasmus, attraversano le onde del tempo, mischiando la ferocia di guerra e solitudine all&#8217;amore per due donne completamente diverse: una giovane contessina veneziana e un misterioso violino nero, strumento dalle forme e dalle tonalità musicali simili a quelle di una femmina fugace che non si lascia affascinare nemmeno nei sogni dei due uomini. Entrambi accomunati dal desiderio di creare qualcosa di unico. Ci riusciranno?</p>
<p>Lascio a voi la libertà di scoprirlo. Un consiglio: ne vale la pena.</p>
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