dicembre 22nd, 2009 — 2:12pm

Il buon Donato non smette mai di stupirmi e oggi ha presentato la nuova trasmissione che condurrà in streaming e con la collaborazione di Materatown, nella quale verrà dato spazio a voci diverse della città di Matera e non solo.
Il formato della trasmissione prevede l’incontro dal tono informale, tra un blogger e un protagonista della vita pubblica, politica, culturale del territorio di riferimento (materano e lucano). In circa 30 minuti il blogger materano HB (www.hyperbros.com) intervista e commenta, insieme all’ospite in studio ed ai commentatori collegati via Skype (www.skype.it), i fatti di stringente attualità ripresi dalla rete internet nei vari blog, social network e siti di informazione consentendo agli utenti connessi di interagire col personaggio ospitato.
Per seguire il programma, basta collegarsi all’indirizzo del sito www.lanotastorta.info alle ore 21.00 di ogni lunedì. Col passare delle settimane, in una apposita sezione dello stesso, saranno archiviate le varie puntate del programma, per una fruizione in modalità on-demand, consentendo ai visitatori di inviare commenti in formato testuale.
Links:
Sito Web - www.lanotastorta.info
Gruppo Facebook – La Nota Storta
1 comment » | Amici di bits, Creatività, Matera, dintorni e altro, Notizie internettiane, Simpatie varie
dicembre 18th, 2009 — 2:28pm

Quasi quasi abbono anche Carlotta
Nella via in cui vivo, a Matera, verso le 14:00 appare – come una figura onirica – il postino di giallo semivestito (non nel senso che è mezzo nudo, ma che indossa il giubottino istituzionale delle Poste) e, con il suo magico tocco, suona i nostri citofoni come fossero tasti di pianoforte.
Succede però, spesso e volentieri, che non sia il leggiadro figuro (a volte anche leggiadra) il portatore di buone novelle ma un corriere dalla tuta blu. Così, quest’altro messaggero di pace e amore, moderno re magio, è giunto presso la mia umile dimora portando in dono una t-shirt proveniente da Wired, magazine al quale sono fedelmente abbonato e di cui ringrazio giornalisti, impaginatori, grafici e chi più ne ha più ne metta per il bellissimo e apprezzatissimo regalo che mi hanno fatto (non solo a me, si intende).
13 comments » | Amici di bits, Creatività, Notizie internettiane, Simpatie varie
dicembre 15th, 2009 — 7:51pm
L’idea e l’ispirazione me le date i ragazzi di Scheletri.com, attraverso la partecipazione al concorso “300 parole per un incubo”, dedicato alla letteratura horror.
Casa vostra fa paura, quando siete soli? La mia sì, ogni tanto ( soprattutto quando la mia gatta resta pietrificata e fissa il vuoto della stanza: una sorta de “Il sesto senso” animalesco…). Spero di farvi accaponare la pelle, bbrrrrr :-)
La sua immagine riflessa in quel quadro orrendo non era più sola. Sembrava una fotografia in bianco e nero. Testa e spalle anticipavano di pochi centimetri quei lunghi capelli neri sorretti da un volto di cui non si scorgevano i lineamenti.
Luke non aveva la minima intenzione di voltarsi. In quei lunghi attimi, il quadro gli stava facendo la rivelazione più sconvolgente da quando viveva in quella vecchia casa del centro storico.
Quei sogni incomprensibili, di oscuri profili che di notte si accovacciavano sul suo letto, iniziavano ad avere un senso. Il sentirsi costantemente osservato, pur essendo l’unica persona in casa, aveva una illogica conclusione.
I secondi aumentavano e la distanza tra Luke e quella nera figura dalle fattezze femminili si accorciava inesorabilmente. Iniziava a sentire freddo, Luke, come quando nel bus cittadino che lo accompagnava al lavoro qualcuno, dietro di lui, respira affannosamente nelle fredde giornate invernali colpendo il suo collo con aria gelida. Il freddo era lo stesso, ma il fastidio si era tramutato in paura.
Semplice e inarrestabile paura.
Il silenzio sembrava una coperta di piombo caduta sul suo appartamento e avrebbe dato tutto l’oro del mondo, Luke, pur di ascoltare le voci dei passanti. Invece a fargli compagnia era il nulla di una presenza tangibile ma eterea, che per nessuna ragione al mondo avrebbe voluto vedere in faccia.
Adesso Luke sentiva i capelli gelati della presunta donna sulle sue spalle e fu in quel preciso istante che sentì un alito di vento sulla pelle del suo viso. Scrutò nuovamente il quadro, rimasto l’unico e silenzioso testimone di quell’inspiegabile avvenimento, e l’unica cosa che vide, oltre la tela, fu il proprio volto. Comprese che da quel momento avrebbe avuto un motivo in più per temere quella casa.
Link al racconto su Scheletri.com
Comment » | Amici di bits, Carlo Magni diventa Carlos Albuquerque, Creatività, Pensieri, letture e letterature, Simpatie varie
dicembre 3rd, 2009 — 3:17pm
Tempo di racconti, su questo blog. Oggi è il turno della mia prima – e credo ultima – creazione letteraria fantascientifica.
Il cielo in un barattolo nasce da un’ispirazione quanto mai bizzarra: uno spot televisivo – di cui non ricordo praticamente nulla – che finiva con due alieni che giocavano a biglie con l’universo. Ho deciso di partecipare all’Ultimo Round di Novembre con questo racconto più che altro perché penso che la scrittura sia uno sport per mani e menti attive e quindi ho pensato bene di allenarmi con un genere non mio.
Ecco cosa ne è uscito fuori:
“Papà, perché le lune sono due, stamattina?”
“Perché te le inventi, Zeta Alfa.”
“Ma papà, guarda in cielo…”
Beta Gamma alzò lo sguardo scettico da scienziato della Star System Service qual era: un vortice di stupore si formò al posto della sua bocca quando, incredulo, vide una luna in più rispetto al solito butterato, pallido satellite che da milioni di anni faceva compagnia alla Terra.
Aveva studiato ogni centimetro di universo conosciuto, Beta Gamma, e poteva scommettere tutta la sua conoscenza sul fatto che non esistesse nessun satellite simile alla Luna nell’arco di settantasette minuti luce. La presenza di quella sorella gemella del satellite caro a tutto il genere umano, venuta fuori dal nulla, era però evidente e non poté fare a meno di fermare la sua autonave sopra il Palazzo delle Esposizioni Extraterrestri. Beta Gamma poggiò la mano destra sotto il mento e iniziò a formulare le ipotesi più strane, nessuna delle quali aveva un fondamento scientifico supportabile da studi e ricerche effettuate sul campo, in tutta la storia dell’astronomia.
Passarono una decina di minuti e quando il suo cervello cessò di immaginare cosa potesse aver generato un satellite uguale alla luna, sorrise e si rivolse a suo figlio: “E’ colpa dell’azoto: il livello di presenza del gas nell’atmosfera è troppo alto, in questi giorni, e questo può essere causa di allucinazioni.”
Zeta Alfa, non del tutto convinto della spiegazione ricevuta dal papà, scrutò nuovamente la luna in più nel cielo e – senza batter ciglio – decise che era molto più comodo pensare che Beta Gamma avesse ragione piuttosto che porsi domande senza una risposta certa.
Hantol stava tirando verso di sé la comoda sedia in titanio, girandola di 60° per mettersi comodo. La tavola era già imbandita e pronta affinché la mostruosa divinità consumasse il suo pranzo quotidiano. Vi erano poggiate pietanze di ogni dove: specialità dell’universo Uno, dell’universo Due e cibi vari provenienti direttamente dall’universo Quattro. Improvvisamente, la divinità si accorse di aver dimenticato la pietanza principe della sua dieta: la luna dell’universo Tre. Ricordava di averla recuperata dalla costellazione dell’Ottante ma non dove l’avesse poggiata temporaneamente. Girò, quindi, tre volte intorno al tavolo, sperando che questo rito gli ricordasse dove aveva poggiato la luna e – come sempre – al compimento del terzo giro, rimembrò di aver lasciato la luna vicino le provviste per il mese successivo. Aprì il barattolo in cui custodiva l’universo Uno e diresse le sue dita verso quella luna che, da lì a pochi minuti, gli avrebbe fatto da dessert.
4 comments » | Amici di bits, Carlo Magni diventa Carlos Albuquerque, Creatività, Pensieri, letture e letterature, Simpatie varie
novembre 30th, 2009 — 4:55pm
Il titolo farebbe pensare a un’invettiva contro quei gruppi che si dilettano a suonare cover su cover, ma non è così. Questo è il titolo di un racconto breve con cui ho partecipato al concorso “Parole in Corsa 2009″, organizzato dal Gruppo Torinese Trasporti.
Il genere lo definirei rock/noir con elementi trash. A voi “Odio le cover“:
Scappo.
Me ne vado da qui, ho deciso.
Se ne esco sano e salvo, giuro che chiudo definitivamente le porte a questa città.
Ve lo prometto: non metterò mai più piede in questo posto.
Strappo il fottuto cordone ombelicale che mi tiene legato a mamma e papà e non mi faccio più vivo.
Intanto corro.
Il fiato inizia a farsi pesante. Colpa delle merdosissime Pall Mall.
Ne ho sempre fumate almeno una decina, prima di fare quello che facevo fino a poco fa. Ultimamente è diventato un rito. Prima era un antidoto poco salutare alla tensione. Ma ormai tutto questo non conta: penso ad andare il più veloce possibile.
Mi sono dato all’atletica.
Da cinque minuti.
Per ora sono il primo. Non male per uno che ha appena iniziato a fare sport, eh? Peccato che non esista alcun traguardo da tagliare. Se vinco, avrò salvo il culo e questo basta per dimenticare i prosciutti affumicati che mi ritrovo al posto dei polmoni. Non voglio fare la fine di Frankie, io. Gli hanno infilato le bacchette della batteria lì dove non batte mai il sole, quelle merde. Quaranta e passa centimetri di legno nel culo e mica una per volta.
Magari.
Pepo e Giangi, invece, li ho visti a terra, con il cranio spaccato e la bocca schiumosa.
Con me non ci sono riusciti, i bastardi. Non mi avranno mai, a costo di cambiare i connotati al mio viso. Se mi beccano, me la fanno loro un’operazione di chirurgia plastica all’ano. Con il microfono, ne sono sicuro.
Non sono manco fantasiosi, questi quadrupedi setolosi con la carta d’identità.
Frankie, quel brutto stronzo. L’avevo avvertito di lasciar perdere le pietre miliari del rock.
Manco per il cazzo.
E ora beccati quelle mazze nel culo. Io, intanto, corro e non so manco dove cazzo sto andando.
E’ follia. Pura, limpida e palese follia. Non ci sono altri nomi con cui chiamare questa mattanza.
Colpevoli per cosa, poi? Aver suonato una cover del loro fottutissimo inno.
A me manco piacciono, i fottuti Steppenwolf.
Per non parlare delle moto: preferisco le quattro ruote, non ci sono cazzi.
Intanto corro.
2 comments » | Carlo Magni diventa Carlos Albuquerque, Pensieri, letture e letterature, Simpatie varie