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		<title>La Nota Storta del web</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel periodo in cui fonti interne il New York Times parlano di un imminente annuncio, da parte del quotidiano americano, dell’introduzione di news a pagamento sul proprio sito, viene spontaneo domandarsi quanto spazio possano ritagliarsi idee e i progetti che partono dal basso, con budgets modesti, per creare interessanti contenuti, gratuitamente disponibili in rete. Ne parliamo con Donato Mola, un blogger materano che – in collaborazione con una società di produzioni multimediali e un blogger fuorisede &#8211; conduce “La Nota Storta”, un programma in onda esclusivamente sul web e focalizzato su fatti e avvenimenti locali.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quando e come è nata l’idea di creare un programma come La Nota Storta?</strong></p>
<p>L&#8217;idea non è altro che l&#8217;evoluzione naturale di un blog urbano (www.hyperbros.com) che negli ultimi anni ha visto crescere col numero dei visitatori, anche la qualità dei commenti che vi arrivavano. E&#8217; cresciuta anche l&#8217;internet, la rete di relazioni con altri che in rete propongono dei contenuti interessanti e dunque abbiamo messo insieme le forze per colmare un vuoto. Quello di una “piazza” che a Matera ha perso di recente la funzione primaria dell&#8217;incontro. Con <em>La Nota</em><em> Storta</em> proviamo a rimettere in circolo alcune idee, opinioni e fatti, valorizzando i testimoni e i protagonisti della vita pubblica, per il momento materana (ma il progetto prevede di allargare l&#8217;interesse alla regione). Lo scopo è quello di portare avanti la ricerca dell&#8217;identità perduta, o forse solo dimenticata, del nostro territorio.</p>
<p><strong>Il vostro team è variegato: un blogger materano stanziale, un blogger materano fuorisede, un giornalista e un’azienda che si occupa di produzioni multimediali. Come siete riusciti a far incontrare le vostre idee?</strong></p>
<p>E&#8217; stato possibile grazie alla frequentazione quotidiana e al confronto sui vari temi che i nostri rispettivi blog o testate giornalistiche hanno fatto scaturire. Ma non è solo una questione di contenuti, pure importante. Molto forte è l&#8217;elemento “stilistico” che ci accomuna. Ci piace l&#8217;ironia e il taglio leggero che diamo ai nostri contenuti.</p>
<p><span id="more-625"></span><strong>Pensi che il tipo di format de “La Nota Storta” sia trasferibile in contesti metropolitani o sia più efficace in realtà come la provincia italiana?</strong></p>
<p>Mi piace descrivere <em>La  Nota Storta</em> come un prodotto di “artigianato digitale”, nel solco delle più gloriose imprese della tradizione di provincia, dove ogni cosa è fatta “a mano”, curata in maniera certosina e senza lasciare spazio all&#8217;improvvisazione (certo è un modo di dire perché c&#8217;è anche l&#8217;elemento dell&#8217;imprevedibilità in scaletta, ossia gli interventi in chat dei nostri visitatori).</p>
<p>Per venire quindi alla domanda, penso che il format sia replicabile. <em>La Nota</em><em> Storta</em> nasce come un esperimento che, in prospettiva, vorrei che avesse uno sviluppo maggiore, sino a diventare una rubrica nell&#8217;ambito di un vero e proprio palinsesto web: l’intento è quello e chi non lo ha capito, per parafrasare Negroponte, riferendosi a quei paesi che continuano a investire in telefonini e televisione, “è un paese destinato a morire”. Noi crediamo nella convergenza: basta vedere gli ultimi passi di YouTube o della Sony. Ancora una volta, l&#8217;Italia dimostra &#8211; con tante altre piccole realtà come la nostra &#8211; di avere il suo punto di forza nel tessuto della micro impresa e dell&#8217;artigianato riattualizzato in chiave digitale.</p>
<p><strong>Essendo nata nel web e per il web, La Nota Storta ingloba diverse qualità che rendono i suoi contenuti “open source”, nel senso che tutti possono – gratuitamente – vedere ogni singola puntata del programma e intervenire in diretta: quanto è coraggiosa una scelta simile per un editore interessato ad acquistare un format come questo, in un periodo in cui la discussione sulla gratuità dei contenuti online si sta orientando verso una soluzione “premium”?</strong></p>
<p>Bella domanda, a cui non è facile rispondere con sicurezza. Siamo ancora in un momento di sperimentazione. Sono convinto che l&#8217;open source sia uno strumento utile anche per fare business.</p>
<p>Lavoro in un&#8217;azienda che utilizza l&#8217;open source per offrire servizi e contenuti ai propri clienti. Con il team de <em>La Nota Storta</em> stiamo ultimando un piano di sponsorizzazione per coprire i costi del nostro lavoro. Se allarghiamo il discorso all&#8217;editoria, sia quella dei grandi gruppi italiani che quella delle piccole case editrici che vengono dall’informazione tradizionale (televisiva e cartacea),  è facile accorgersi come essa risulti, in genere, inadeguata al compito che è chiamata a svolgere. Molti gruppi editoriali mancano di apertura mentale, onestà intellettuale, sono analfabeti in tema di tecnologie, leggono e parlano poco, guardano troppa tv, si gingillano troppo con i telefonini per accorgersi che dovrebbero farsi da parte e lasciare spazio a persone e idee non nuove, ma diverse dalle loro. Il concetto di “premium” deriva da quella cultura del “nulla imbellettato” che ci hanno propinato fino ad ora. Ogni contenuto deve essere sì “premium”, ma aperto e libero a tutti. Invece si continua, nella maggior parte dei casi, a produrre razzumaglia televisiva e cartacea per “costringere” l&#8217;utente a pagare per “i contenuti migliori”. Questa deriva fa arrabbiare tante persone, non solo il sottoscritto. Ma ancora una volta la risposta non tarderà ad arrivare. Ormai gli strumenti sono a disposizione di chiunque. Quindi è più facile produrre e diffondere contenuti. Le menti e le idee che abbiamo a disposizione in Italia, la nostra antichissima cultura e la nostra storia giocheranno un ruolo sempre più importante adesso che non abbiamo più bisogno del supporto dei grandi gruppi editoriali per mostrare agli altri utenti cosa siamo in grado di fare. E&#8217; questa la novità. Ed è per questo che in tanti temono la rete e cercano, più o meno subdolamente, di limitarne la diffusione. Questo gioco perverso, comunque, è destinato a terminare poiché la gente inizia ad accorgersi che in futuro non saremo in grado di ricordare nessuno dei nomi degli attuali editori.</p>
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		<title>Intervista a Costantino Dilillo, autore di &#8220;Un greto di ciottoli&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:44:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Un greto di ciottoli”, romanzo giallo dello scrittore Costantino Dilillo, puzza di sigarette arse da avventori di un bar catapultato trent’anni indietro, ma mostra la genuinità di una tisana dalle ottime proprietà organolettiche. Cornice di questo quadro è la città di Matera, con i suoi anfratti storici, le sue case nei Sassi, il suo provinciale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Un greto di ciottoli”</strong><strong>, romanzo giallo dello scrittore Costantino Dilillo,</strong><strong> </strong>puzza di sigarette arse da avventori di un bar catapultato trent’anni indietro, ma mostra la genuinità di una tisana dalle ottime proprietà organolettiche. Cornice di questo quadro è la città di Matera, con i suoi anfratti storici, le sue case nei Sassi, il suo provinciale silenzio e la sua vocazione di città che ha fame di successo.</p>
<p>La trama ci parla di una sorta di investigatore privato, tale Pasquale Scanzano, alle prese con due casi apparentemente insignificanti ma che nascondono verità scomode per i protagonisti. Ne parliamo con l’autore</p>
<p><strong>Pur se tinto di atmosfere piacevolmente retrò, “Un greto di ciottoli” affronta tematiche molto attuali. Da dove hai tratto l’ispirazione per scrivere questa storia?</strong></p>
<p>Dalla realtà, dalla vita quotidiana, dalla cronaca. Le “storie” sono le rappresentazioni della realtà nella mente. Penso che il raccontare sia di per sé “ricerca”; ricerca di nessi, di concatenazioni fra gli eventi, di cause e di effetti. Il racconto giallo, poi è la ricerca per antonomasia, è ricostruzione, è cercare le ragioni dei fatti. Leonardo Sciascia diceva che gli scrittori sono degli sbirri mancati, sembra una provocazione ma aveva ragione, il processo della conoscenza e il raccontare si svolgono proprio come un’indagine. Questa è la scommessa “teorica” da cui è partito il mio romanzo giallo in cui a quella che Gadda chiamava la “ricostruzione del passato” si affianca lo scavo della natura umana, delle passioni che portano a delinquere. Il crimine non è appannaggio dei “professionisti” iscritti all’albo ma si presenta come sfondo sociale; piccoli abusi, la cresta, la mancia, il regalino, “il caffè”, la seconda attività in nero &#8211; che criminologicamente invece si chiama frode &#8211; corruzione, concussione, comparaggio, truffa sono appunto come lo sfondo della vita reale di ogni giorno, una serie di piccole attività devianti che non richiamano il conclamato delitto e rispetto alle quali si è rinunciato allo “scandalo”, in una sorta di tolleranza che in realtà è assuefazione.</p>
<p><span id="more-622"></span><img title="Continua..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p><strong>Il personaggio principale del romanzo, Pasquale Scanzano, veste i panni laceri di un eroe disilluso, con la fame di verità dettata non solo dal denaro che percepisce per indagare sui casi che gli vengono assegnati, ma anche – soprattutto, forse – dal desiderio di estirpare almeno un po’ delle tante ingiustizie quotidiane, comuni e non comuni. Chi o cosa potrebbe essere Pasquale Scanzano, nella vita reale?</strong></p>
<p>Be’, opponendosi alle prepotenze, di questi tempi potrebbe essere additato come un pericoloso giustizialista di quelli che una volta non hanno pagato il biglietto nel tram e quindi non si devono permettere di fare la morale ai grassatori abituali. Nel romanzo c’è davvero l’episodio di Scanzano che viaggia in autobus senza biglietto e un vecchio lo guarda male, tanto che Pasquale si sente a disagio e chiede di comprare un biglietto a bordo. La mitologia ha sempre personificato nelle figure degli eroi la sete di giustizia che anima gli oppressi di ogni epoca: Nembo Kid, Zorro, Gesù, Spartacus, Robin Hood, “eroi senza macchia e senza paura” le cui gesta, tramandate di generazione in generazione, hanno contribuito a tenere alta la speranza di poter vivere tempi migliori in un mondo che non si ha la forza di cambiare. Ma gli eroi individualisti sono simboli per la mitologia e per i romanzi; nella vita reale mi auspico un eroismo collettivo, che ci siano sempre più vecchietti che rimproverano Scanzano di non aver acquistato il biglietto, anziché cercare di non pagarlo a propria volta, e sempre più persone che, come Scanzano nel romanzo, si vergognano dell’abuso e vi pongono riparo. Scanzano nella vita reale potrebbe essere la società civile, l’opinione pubblica informata, saggia, vigile e gelosa delle regole della convivenza.</p>
<p>Scanzano è disilluso perché invece vede che la gente chiamata a decidere, da millenni continua a scegliere Barabba.</p>
<p><strong>In “Un greto di ciottoli” le donne, come in ogni giallo che si rispetti, rivestono ruoli fondamentali, negativa o positiva che sia la loro influenza sulla storia. L’unico che non si lascia distrarre dai sentimenti sembra proprio Scanzano: c’è un disegno preciso, dietro questa decisione?</strong></p>
<p>Scanzano adora Lucrezia, questa è la verità, ama profondamente le sue ricette e non è geloso che ella viva con Francuccio. Le altre donne in fondo hanno in questo romanzo il ruolo classico della letteratura poliziesca, la inquietante committente, la badante, la splendida tisaniera. La figura di donna descritta con maggior sentimento forse è quella che compare solo in un racconto del passato, fra una pietanza e l’altra, avvolta in una intensa nostalgia.</p>
<p><strong>Il tuo romanzo sembra essere un omaggio a un’intera città e alla varia umanità che la abita. Quanto dei luoghi descritti all’interno del romanzo c’è in Costantino Dilillo?</strong></p>
<p>Tutto. Non sono nato a Matera, ci venni a vivere da Irsina nel ’67 e ho avuto tuttavia la ventura di risiedere in zone diversissime della città, a Borgo Venusio sino al 1970 e poi nel centro cittadino, per cui ho avuto modo di “sentire” le diverse anime di questa complessa cittadina, frequentando ambienti tra i più diversi. Questa conoscenza ampia e trasversale degli ambienti cittadini mi ha molto aiutato nelle descrizioni e l’omaggio a una realtà complessa come quella di Matera è profondo e sincero. Una città non è solo le sue mura.</p>
<p><strong>Attualmente stai lavorando a un nuovo romanzo o intendi continuare a creare storie che si adattino al personaggio Pasquale Scanzano?</strong></p>
<p>Scrivo sempre. Appunti, annotazioni, descrizioni che se non annotate subito vanno perdute nei palinsesti della mente. Scrivo racconti per una nuova antologia che sarà completa fra qualche tempo. Pasquale Scanzano sta lavorando a una nuova ricerca; quando l’avrà completata, me la racconterà a modo suo e io forse la scriverò.</p>
<p><strong>Un greto di ciottoli</strong><br />
di Costantino Dilillo<br />
140 pagine<br />
Euro 9,00<br />
BMG Editrice</p>
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		<title>Il tarlo del 2019 nelle teste materane</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 18:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi introduco nella discussione che a Matera vede protagonisti, più o meno, produttori di cultura e non che dicono la loro sulla candidatura di Matera a capitale europea della cultura per l&#8217;anno 2019.
Non voglio porre l&#8217;attenzione su quanto sia opportuna o meno la candidatura, quanto sul fatto che la stessa abbia svegliato le menti pensanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi introduco nella discussione che a Matera vede protagonisti, più o meno, produttori di cultura e non che dicono la loro sulla <strong>candidatura di Matera a capitale europea della cultura</strong> per l&#8217;anno 2019.</p>
<p>Non voglio porre l&#8217;attenzione su quanto sia opportuna o meno la candidatura, quanto sul fatto che la stessa <strong>abbia svegliato le menti pensanti della città dei Sassi</strong>, soffermandosi sul livello culturale della popolazione materana. In tal senso, sono state illuminanti e coraggiose le parole di Antonio Andrisani che &#8211; nel video dell&#8217;ultima puntata de<em> La Nota Storta</em> (quella con Angelo Tosto come ospite), programma dell&#8217;amico <a title="Donato Mola" href="http://www.hyperbros.com" target="_blank">Donato</a> &#8211; fa un quadro condivisibile ma scoraggiante del livello culturale a Matera, bocciando praticamente la candidatura. La posizione di Andrisani non è l&#8217;unica di questo genere ed è questo che mi ha portato a scrivere il post.</p>
<p>Io penso che  il fine perseguibile da noi materani, attraverso la candidatura della città a capitale europea della cultura, non deve essere altro che l&#8217;inizio di una discussione seria e ragionata sullo stato della cultura a Matera, sulle <strong>effettive potenzialità e le reali difficoltà che quotidianamente chi produce cultura incontra</strong>. E&#8217; da questo punto di vista che vedo l&#8217;utilità della candidatura, ma solo se realmente iniziamo a ragionare sulle soluzioni da adottare per innalzare il livello culturale di Matera, indice che non si misura solo attraverso le presenze nei cinema cittadini o nelle librerie, ma anche attraverso la partecipazione delle persone alle cose che interessano l&#8217;intera comunità. Di questo stimolo alla discussione, permettetemi, occorre dare atto a chi nella candidatura crede.</p>
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		<title>Solo sangue&#8230;e non va via: intervista a Michele Sperduto</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 09:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La violenza sessuale è un crimine odioso da cui scaturiscono sensi di colpa e impotenza nelle persone che ne restano vittime. Ma cosa succede se ad essere maltrattati sono i corpi e le coscienze di tre ragazze adolescenti che, anziché lasciarsi catturare dallo sconforto e dalla depressione, decidono di reagire con altrettanta violenza ai crimini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Copertina Solo sangue e non va via" src="http://www.altromondoeditore.com/images/books/libro_225_flat_small.jpg" alt="" width="174" height="242" />La violenza sessuale è un crimine odioso da cui scaturiscono sensi di colpa e impotenza nelle persone che ne restano vittime. Ma cosa succede se ad essere maltrattati sono i corpi e le coscienze di tre ragazze adolescenti che, anziché lasciarsi catturare dallo sconforto e dalla depressione, decidono di reagire con altrettanta violenza ai crimini dei loro carnefici? “Solo sangue (e non va via…)”, dell’empolese Michele Sperduto, è un turbine di musica e vendetta, sogni infranti e sigarette consumate come le vite di chi sa che la propria vita avrà un significato diverso è meno amaro nel momento in cui giustizia sarà fatta. Ma non sempre gli eroi sono i vincitori.</p>
<p><span id="more-613"></span><strong>“Solo sangue (e non va via…)” è la rivincita di un gruppo di ragazze che hanno subìto la peggiore delle violazioni di anima e corpo.</strong><br />
Ho preso spunto da una escalation di violenza, sempre più becera e raccapricciante, che sembra avvolgere parte dei ragazzi di oggi, intrappolati in una spirale di deresponsabilizzazione, di arroganza e di supposta superiorità, che porta inevitabilmente verso questo tipo di degenerazione. Dalla violenza delle parole e dalla disconoscenza di ogni forma di rispetto della libertà altrui, per arrivare allo stupro, il passo è molto più breve di quanto si creda.</p>
<p><strong>La voce narrante e i personaggi sembrano i portavoce di una guerra leggendaria che negli anni ’80 ha visto protagonisti migliaia di giovani: quella tra paninari e dark. Il tuo romanzo, oltre a denunciare la violenza sulle donne, potrebbe farsi portavoce del bisogno di abbattere l’attuale appiattimento culturale e ideologico?</strong><br />
La scelta dei personaggi non è casuale. Volevo riuscire a trattare anche il tema del pregiudizio, che ha &#8211; secondo me &#8211; la stessa matrice della violenza: l’ignoranza, la quale porta a giudicare gli altri solo in base a ciò che appare o ai luoghi comuni che circolano tra le masse. L’intento è arduo e non credo che bastino cento romanzi, ma è necessario abbattere quei muri che puntualmente la società tenta di costruirci intorno, per poterci modellare, manovrare e renderci tutti carne da marketing.<br />
Ho scelto dei personaggi che solitamente sono identificati, dall’italiano medio, come le famose “cattive compagnie” da far evitare ai figli. Il ragazzo con i dreads e i piercing, la ragazza che si veste sempre di nero ed è – apparentemente &#8211; sempre seria e triste. La ragazza con i jeans strappati, una maglietta vecchia e una kefya al collo: a loro ho affiancato, proprio per esser esplicativo di quanto l’apparenza e l’estetica non debbano influenzare un giudizio o un’amicizia, una ragazza che è lo stereotipo della brava ragazza, la quale &#8211; seppur condividendo con loro molti ideali &#8211; non sente il bisogno di esprimere la propria essenza attraverso il look.</p>
<p><strong>A farla da padrone, nel romanzo, è la presenza massiccia della musica, con testi di gruppi come Afterhours che aprono, intermezzano e concludono un capitolo o un paragrafo. Durante la stesura del romanzo, quanto è stato importante il ritmo musicale delle canzoni che ti hanno accompagnano?</strong><br />
Oltre ad essere “burattinaio di parole” (non amo definirmi “scrittore” poiché l’atto di scrivere non fa di te uno scrittore, come diceva qualcuno), sono anche musicista. Insegno pianoforte e lo suono da circa venti anni. La musica si lega in modo indissolubile alla scrittura, che si tratti di poesia o di prosa. Per me il ritmo è importantissimo, sia nella ricerca dei termini che nella giusta velocità del susseguirsi degli eventi. Come ogni canzone che si rispetti, ci vogliono delle regole dalle quali partire, insindacabili, alle quali il genio e la sregolatezza a cui ogni artista ha in sé, deve disobbedire.</p>
<p>La musica ha preso tanto dai grandi scrittori. Penso al “Cesare perduto nella pioggia” di de Gregori  &#8211; che altro non è che Cesare Pavese -, a De Andrè e Spoon River, a Guccini e Madame Bovary: è giunto il momento di riconoscere pari dignità artistica a scrittura e musica. Anche il cantautore può ispirare il romanziere. Vi sono poi delle piccole citazioni nascoste. Ma non le svelo e lascio al lettore il compito di trovarle.</p>
<p>Quando scrivo sono così rapito che non “ascolto” musica, ma mi limito a “sentirla”. Probabilmente il mio subconscio, in cui nasce ogni idea, è molto condizionato dai ritmi che, nei momenti di stesura, sono sempre piuttosto ripetitivi e cupi. La musica deve, quando scrivo, essere la strada su cui cammino e &#8211; se voglio che il viaggio vada a buon fine &#8211; ho bisogno di una strada senza curve troppo pericolose. Quindi ricado sui Cure, sui Joy Division, sui notturni di Chopin: musica che coccoli la mia anima che lavora.</p>
<p><strong>Delle ragazze protagoniste del romanzo cosa ci dici?</strong><br />
Ho sempre creduto che scrivere non significasse solo inventare, ma anche plasmare la realtà, creando personaggi che prendano spunto da qualche sfaccettatura affascinante di persone che incontriamo nella nostra vita. Ogni personaggio è un mix più o meno ricercato di alcune persone che conosco. I nomi dei personaggi sono attestati d’affetto, a persone care.</p>
<p><em>Articolo pubblicato sul numero 4 di WUD</em></p>
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		<title>Raccolta differenziata a Matera</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 15:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo deciso di mettere a disposizione una guida on line in pdf (scansionando il manualetto che viene consegnato assieme ai bidoncini per la raccolta differenziata), ma noto &#8211; con piacere &#8211; che sul sito del Comune di Matera hanno già provveduto. Siccome questo è un blog urbano e siccome attraverso queste pagine web il sottoscritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo deciso di mettere a disposizione una guida on line in pdf (scansionando il manualetto che viene consegnato assieme ai bidoncini per la raccolta differenziata), ma noto &#8211; con piacere &#8211; che sul sito del Comune di Matera hanno già provveduto. Siccome questo è un blog urbano e siccome attraverso queste pagine web il sottoscritto cerca di rendersi utile all&#8217;intera cittadinanza, copio qui di seguito i links utili per meglio comprendere la <strong>raccolta differenziata a Matera</strong>:</p>
<p><a title="Manuale raccolta differenziata a Matera" rel="nofollow" href="http://www.comune.matera.it/comuneinforma/servizi/differenziata/opuscolo.pdf" target="_blank">Manuale raccolta differenziata Matera</a></p>
<p><a title="Presentazione del nuovo servizio di raccolta" rel="nofollow" href="http://www.comune.matera.it/comuneinforma/servizi/differenziata/presentazione.pdf" target="_blank">Presentazione del nuovo servizio di raccolta</a></p>
<p><a title="Planimetria generale stradario Matera" href="http://www.comune.matera.it/comuneinforma/servizi/differenziata/stradario.pdf" target="_blank">Planimetria generale stradario</a></p>
<p>Per quanto concerne il calendario per il ritiro dei rifiuti da parte del personale addetto, varia a seconda della zona in cui risiedete. Troverete i calendari, divisi per zona, all&#8217;interno del documento di <a title="Presentazione del nuovo servizio di raccolta" rel="nofollow" href="http://www.comune.matera.it/comuneinforma/servizi/differenziata/presentazione.pdf" target="_blank">presentazione del nuovo servizio di raccolta.</a></p>
<p>Buona raccolta differenziata a tutti i materani e &#8211; parafrasando lo spot in onda sulla tv locale &#8211; facciamo la differenza.</p>
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		<title>Un greto di ciottoli che tinge di giallo Matera</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 17:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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Un greto di ciottoli
di Costantino Dilillo
140 pagine
Euro 9,00
BMG Editrice
Io lo dico sempre che Matera è una città che si presta a storie dalle tinte fosche, condite da misteri e casi irrisolti o che si vuole restino tali.
Questa volta è Costantino Dilillo a confermare la vocazione giallista attraverso il suo giallo tutto materano Un greto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Un greto di ciottoli" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&amp;item_id=01f513f613c5760385&amp;time=1261915014" alt="Un greto di ciottoli" width="104" height="144" /><br />
<strong>Un greto di ciottoli</strong><br />
di Costantino Dilillo<br />
140 pagine<br />
Euro 9,00<br />
BMG Editrice</p>
<p>Io lo dico sempre che Matera è una città che si presta a storie dalle tinte fosche, condite da misteri e casi irrisolti o che si vuole restino tali.<br />
Questa volta è Costantino Dilillo a confermare la vocazione giallista attraverso il suo giallo tutto materano <strong>Un greto di ciottoli</strong>.<br />
La trama, fortunatamente non troppo intricata ma ricca di elementi utili al lettore per la risoluzione del caso, ci parla di una sorta di investigatore privato, tale Pasquale Scanzano, alle prese con due casi apparentemente insignificanti ma che nascondono verità scomode per i protagonisti.<br />
Ma non voglio scrivere di quella che è la storia o di come Scanzano riesca a risolvere i due casi. Quello che mi ha colpito del romanzo è, innanzi tutto, l’atmosfera un po’ retrò che fa da cornice ai personaggi della storia. Il protagonista, l’investigatore privato Pasquale Scanzano, sembra essere il frutto di un incontro tra le penne di Giorgio Scerbanenco e Loriano Macchiavelli ma, al contrario dei personaggi del grande giallista milanese o dello scrittore bolognese, Scanzano non opera nella grigia città meneghina o sotto i portici di Bologna: ambiente ideale delle sue indagini e del suo operato è il candore apparente di Matera.<br />
<strong>Un greto di ciottoli</strong> puzza di sigarette arse da avventori di un bar catapultato trent’anni indietro, ma mostra la genuinità di una tisana dalle ottime proprietà organolettiche. Cornice di questo quadro è la città di Matera, con i suoi anfratti storici, le sue case nei Sassi, il suo provinciale silenzio e la sua vocazione di città che ha fame di successo.</p>
<p><span id="more-604"></span>L’idea che mi sono fatto, di questo romanzo, è quella di un giallo scritto da un materano per i materani: ogni abitante di questo angolo di mondo, infatti, potrà trovare &#8211; negli atteggiamenti o nelle parole di questo o quel personaggio – qualcosa che arcaicamente gli appartiene, come fosse la materanità una molecola di DNA che si eredita dall’ambiente circostante. La lettura di <strong>Un greto di ciottoli</strong> risulterà piacevole anche a chi materano non è, essendo un buon romanzo giallo in cui la leggerezza apparente delle vite che si intrecciano nella trama viene mescolata a situazioni ben più gravi che si nascondono nella apparente tranquillità di provincia. Come dire che i reati commessi sono solo pretesti di situazioni esistenziali più profonde: la vecchiaia e le sue disillusioni, la giovinezza e le sue facili illusioni, la staticità di Matera che sembra essere descritta direttamente da un’altra epoca eppure contraddistinta da pregi e difetti attuali, il desiderio di celare la verità delle cose attraverso falsi moralismi. A rompere il giocattolo ci pensa Scanzano, con le sue “ricerche”, le sue poche parole, i suoi <em>mmmhhh</em> che spesso affermano ma – altrettanto spesso – interrompono l’insistenza del <em>cialliddo</em>*  da bar.</p>
<p>*pettegolezzo</p>
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		<title>La nota storta, qualcosa di nuovo nella tv materana</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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Il buon Donato non smette mai di stupirmi e oggi ha presentato la nuova trasmissione che condurrà in streaming e con la collaborazione di Materatown, nella quale verrà dato spazio a voci diverse della città di Matera e non solo.
Il formato della trasmissione prevede l&#8217;incontro dal tono informale, tra un blogger e un protagonista della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="La Nota Storta" src="http://www.hyperbros.com/images/stories/notastorta.jpg" alt="" /></p>
<p>Il buon <a rel="nofollow" href="http://www.hyperbros.com/" target="_blank">Donato</a> non smette mai di stupirmi e oggi ha presentato la nuova trasmissione che condurrà in streaming e con la collaborazione di <a href="http://www.materatown.net/" target="_blank" rel="nofollow">Materatown</a>, nella quale verrà dato spazio a voci diverse della città di Matera e non solo.</p>
<blockquote><p>Il formato della trasmissione prevede l&#8217;incontro dal tono informale, tra un blogger e un protagonista della vita pubblica, politica, culturale del territorio di riferimento (materano e lucano). In circa 30 minuti il blogger materano HB (www.hyperbros.com) intervista e commenta, insieme all&#8217;ospite in studio ed ai commentatori collegati via Skype (www.skype.it), i fatti di stringente attualità ripresi dalla rete internet nei vari blog, social network e siti di informazione consentendo agli utenti connessi di interagire col personaggio ospitato.</p>
<p>Per seguire il programma, basta collegarsi all&#8217;indirizzo del sito <a title="La nota storta" rel="nofollow" href="http://www.lanotastorta.info/" target="_blank">www.lanotastorta.info</a> alle ore 21.00 di ogni lunedì. Col passare delle settimane, in una apposita sezione dello stesso, saranno archiviate le varie puntate del programma, per una fruizione in modalità on-demand, consentendo ai visitatori di inviare commenti in formato testuale.</p></blockquote>
<p>Links:</p>
<p>Sito Web -  <a title="La nota storta" rel="nofollow" href="http://www.lanotastorta.info/" target="_blank">www.lanotastorta.info</a></p>
<p>Gruppo Facebook &#8211; <a rel="nofollow" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=217010113138&amp;ref=mf" target="_blank">La Nota Storta</a></p>
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		<title>A present for me, da Wired Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 13:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella via in cui vivo, a Matera, verso le 14:00 appare &#8211; come una figura onirica &#8211; il postino di giallo semivestito (non nel senso che è mezzo nudo, ma che indossa il giubottino istituzionale delle Poste) e, con il suo magico tocco, suona i nostri citofoni come fossero tasti di pianoforte.
Succede però, spesso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_581" class="wp-caption alignleft" style="width: 257px"><img class="size-medium wp-image-581" title="wired-tshirt" src="http://www.luachanblog.com/wp-content/uploads/2009/12/wired-tshirt-300x225.jpg" alt="Quasi quasi abbono anche Carlotta" width="247" height="186" /><p class="wp-caption-text">Quasi quasi abbono anche Carlotta</p></div>
<p>Nella via in cui vivo, a Matera, verso le 14:00 appare &#8211; come una figura onirica &#8211; il postino di giallo semivestito (non nel senso che è mezzo nudo, ma che indossa il giubottino istituzionale delle Poste) e, con il suo magico tocco, suona i nostri citofoni come fossero tasti di pianoforte.</p>
<p>Succede però, spesso e volentieri, che non sia il leggiadro figuro (a volte anche leggiadra) il portatore di buone novelle ma un corriere dalla tuta blu. Così, quest&#8217;altro messaggero di pace e amore, moderno re magio, è giunto presso la mia umile dimora portando in dono una <strong>t-shirt proveniente da <a rel="nofollow" href="http://www.wired.it/" target="_blank">Wired</a></strong>, magazine al quale sono fedelmente abbonato e di cui ringrazio giornalisti, impaginatori, grafici e chi più ne ha più ne metta per il bellissimo e apprezzatissimo regalo che mi hanno fatto (non solo a me, si intende).</p>
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		<title>Quadro d&#8217;oblìo, un racconto breve horror</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 18:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;idea e l&#8217;ispirazione me le date i ragazzi di Scheletri.com, attraverso la partecipazione al concorso &#8220;300 parole per un incubo&#8221;, dedicato alla letteratura horror.
Casa vostra fa paura, quando siete soli? La mia sì, ogni tanto ( soprattutto quando la mia gatta resta pietrificata e fissa il vuoto della stanza: una sorta de &#8220;Il sesto senso&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea e l&#8217;ispirazione me le date i ragazzi di Scheletri.com, attraverso la partecipazione al concorso <strong>&#8220;300 parole per un incubo&#8221;</strong>, dedicato alla letteratura horror.</p>
<p>Casa vostra fa paura, quando siete soli? La mia sì, ogni tanto ( soprattutto quando la mia gatta resta pietrificata e fissa il vuoto della stanza: una sorta de &#8220;Il sesto senso&#8221; animalesco&#8230;). Spero di farvi accaponare la pelle, bbrrrrr :-)</p>
<blockquote><p>La sua     immagine riflessa in quel quadro orrendo non era più sola. Sembrava una fotografia in     bianco e nero. Testa e spalle anticipavano di pochi centimetri quei lunghi capelli neri     sorretti da un volto di cui non si scorgevano i lineamenti.<br />
Luke non aveva la minima intenzione di voltarsi. In quei lunghi attimi, il quadro gli     stava facendo la rivelazione più sconvolgente da quando viveva in quella vecchia casa del     centro storico.<br />
Quei sogni incomprensibili, di oscuri profili che di notte si accovacciavano sul suo     letto, iniziavano ad avere un senso. Il sentirsi costantemente osservato, pur essendo     l’unica persona in casa, aveva una illogica conclusione.<br />
I secondi aumentavano e la distanza tra Luke e quella nera figura dalle fattezze femminili     si accorciava inesorabilmente. Iniziava a sentire freddo, Luke, come quando nel bus     cittadino che lo accompagnava al lavoro qualcuno, dietro di lui, respira affannosamente     nelle fredde giornate invernali colpendo il suo collo con aria gelida. Il freddo era lo     stesso, ma il fastidio si era tramutato in paura.<br />
Semplice e inarrestabile paura.<br />
Il silenzio sembrava una coperta di piombo caduta sul suo appartamento e avrebbe dato     tutto l’oro del mondo, Luke, pur di ascoltare le voci dei passanti. Invece a fargli     compagnia era il nulla di una presenza tangibile ma eterea, che per nessuna ragione al     mondo avrebbe voluto vedere in faccia.<br />
Adesso Luke sentiva i capelli gelati della presunta donna sulle sue spalle e fu in quel     preciso istante che sentì un alito di vento sulla pelle del suo viso. Scrutò nuovamente     il quadro, rimasto l’unico e silenzioso testimone di quell’inspiegabile     avvenimento, e l’unica cosa che vide, oltre la tela, fu il proprio volto. Comprese     che da quel momento avrebbe avuto un motivo in più per temere quella casa.</p></blockquote>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.scheletri.com/racconto2638.htm" target="_blank">Link al racconto su Scheletri.com</a></p>
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		<title>Il cielo in un barattolo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Magni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo di racconti, su questo blog. Oggi è il turno della mia prima &#8211; e credo ultima &#8211; creazione letteraria fantascientifica.
Il cielo in un barattolo nasce da un&#8217;ispirazione quanto mai bizzarra: uno spot televisivo &#8211; di cui non ricordo praticamente nulla &#8211; che finiva con due alieni che giocavano a biglie con l&#8217;universo. Ho deciso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di racconti, su questo blog. Oggi è il turno della mia prima &#8211; e credo ultima &#8211; creazione letteraria fantascientifica.</p>
<p><em>Il cielo in un barattolo</em> nasce da un&#8217;ispirazione quanto mai bizzarra: uno spot televisivo &#8211; di cui non ricordo praticamente nulla &#8211; che finiva con due alieni che giocavano a biglie con l&#8217;universo. Ho deciso di partecipare all&#8217;<a rel="nofollow" href="http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/12/02/trincee-di-g-b-shock-vincitore-ultimo-round/" target="_blank">Ultimo Round di Novembre</a> con questo racconto più che altro perché penso che la scrittura sia uno sport per mani e menti attive e quindi ho pensato bene di allenarmi con un genere non mio.</p>
<p>Ecco cosa ne è uscito fuori:</p>
<blockquote><p>“Papà, perché le lune sono due, stamattina?”<br />
“Perché te le inventi, Zeta Alfa.”<br />
“Ma papà, guarda in cielo…”<br />
Beta Gamma alzò lo sguardo scettico da scienziato della Star System Service qual era: un vortice di stupore si formò al posto della sua bocca quando, incredulo, vide una luna in più rispetto al solito butterato, pallido satellite che da milioni di anni faceva compagnia alla Terra.<br />
Aveva studiato ogni centimetro di universo conosciuto, Beta Gamma, e poteva scommettere tutta la sua conoscenza sul fatto che non esistesse nessun satellite simile alla Luna nell’arco di settantasette minuti luce. La presenza di quella sorella gemella del satellite caro a tutto il genere umano, venuta fuori dal nulla, era però evidente e non poté fare a meno di fermare la sua autonave sopra il Palazzo delle Esposizioni Extraterrestri. Beta Gamma poggiò la mano destra sotto il mento e iniziò a formulare le ipotesi più strane, nessuna delle quali aveva un fondamento scientifico supportabile da studi e ricerche effettuate sul campo, in tutta la storia dell’astronomia.<br />
Passarono una decina di minuti e quando il suo cervello cessò di immaginare cosa potesse aver generato un satellite uguale alla luna, sorrise e si rivolse a suo figlio: “E’ colpa dell’azoto: il livello di presenza del gas nell’atmosfera è troppo alto, in questi giorni, e questo può essere causa di allucinazioni.”<br />
Zeta Alfa, non del tutto convinto della spiegazione ricevuta dal papà, scrutò nuovamente la luna in più nel cielo e – senza batter ciglio – decise che era molto più comodo pensare che Beta Gamma avesse ragione piuttosto che porsi domande senza una risposta certa.</p>
<p>Hantol stava tirando verso di sé la comoda sedia in titanio, girandola di 60° per mettersi comodo. La tavola era già imbandita e pronta affinché la mostruosa divinità consumasse il suo pranzo quotidiano. Vi erano poggiate pietanze di ogni dove: specialità dell’universo Uno, dell’universo Due e cibi vari provenienti direttamente dall’universo Quattro. Improvvisamente, la divinità si accorse di aver dimenticato la pietanza principe della sua dieta: la luna dell’universo Tre. Ricordava di averla recuperata dalla costellazione dell’Ottante ma non dove l’avesse poggiata temporaneamente. Girò, quindi, tre volte intorno al tavolo, sperando che questo rito gli ricordasse dove aveva poggiato la luna e – come sempre – al compimento del terzo giro, rimembrò di aver lasciato la luna vicino le provviste per il mese successivo. Aprì il barattolo in cui custodiva l’universo Uno e diresse le sue dita verso quella luna che, da lì a pochi minuti, gli avrebbe fatto da dessert.</p></blockquote>
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